Diario di un addio
Pubblicato: 06/02/2011 Filed under: Ritagli | Tags: Beppino Englaro, coma, Diario di un addio, Eluana Englaro, fine vita, Pietro Scarnera, stati vegetativi Lascia un commento »Non sono passati due anni, sono passati oltre diciannove anni da quando mia figlia è morta, da quando non abbiamo più potuto metterci in contatto con lei e percepirla.
Così dice oggi Beppino Englaro, in un’intervista al Corriere della Sera. Il 9 febbraio 2009 veniva staccata l’alimentazione forzata che teneva artificialmente in vita Eluana Englaro.
Beppino cita spesso Pulitzer:
Diceva che l’opinione pubblica ben informata è la nostra corte suprema, perché a essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie e gli errori del governo.
Non si può dire che in quei giorni l’opinione pubblica fosse proprio ben informata. O almeno, questo è il ricordo che ha anche Pietro Scarnera, in quel periodo in una condizione molto vicina a quella degli Englaro.
Il padre di Pietro era in stato vegetativo da qualche mese. Il racconto di quei giorni passati in clinica è ora in Diario di un addio, il libro che Pietro ha scritto dopo la morte del padre. E’ un fumetto; o meglio, una graphic novel. Qualche settimana fa l’autore mi raccontava da dove venivano le sue ottanta pagine disegnate con tratto pulito, preciso e toccante, nate proprio negli ultimi giorni di Eluana:
Il bisogno di raccontare mi è venuto quando, con il caso Englaro, lo stato vegetativo è diventato argomento di dominio pubblico. Se ne parlava dappertutto, ma in maniera non corretta: nessuno spiegava che cosa voleva dire trovarsi in quella condizione,condizione che io e la mia famiglia stavamo attraversando accompagnando lo statro vegetativo di mio padre.
Facevamo fatica a guardare la tv: nelle fiction c’è sempre quello che va in coma, di solito l’immagine standard di uno che dorme. Poi gli parlano, e lui si sveglia. È quello che avevamo in mente anche noi, e i primi giorni io ero arrabbiato perché quell’immagine non è la realtà. Allora mi è venuta voglia di dire la mia. Ci sono riuscito solo molto tempo dopo. Durante, il dolore era difficile da raccontare.
(Continua a leggere l’intervista a Pietro Scarnera)
Illustrazione: pensieridieri




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