Siate vaghi, siate imprecisi

«Essere vaghi ci rende più evoluti». Un mio articolo per La Lettura (29 aprile 2012)


Elezioni amministrative 2012: Sesto San Giovanni, da Stalingrado alle liste civiche

Una piazza così interessata alla politica non la vedevano da tempo a Sesto San Giovanni. Circa un migliaio di persone ad ascoltare un comizio. Incuranti del temporale in corso, per di più. Se si cercasse un’altra prova della crescita del Movimento 5 stelle, la si potrebbe trovare qui, in quella che fu la Stalingrado d’Italia. Lo show di Beppe Grillo sotto il diluvio finora è stato l’evento più seguito di una campagna elettorale sonnacchiosa. Nello stesso momento a pochi metri di distanza da Piazza Petazzi dove imperversava il comico genovese, era in corso un incontro con il segretario del Pdl, Angelino Alfano. Incontro al chiuso, al riparo dal “diluvio” dei grillini. Nonostante la presenza di un leader nazionale di un partito di governo, il pubblico in sala era scarsino.

La cosiddetta antipolitica è arrivata anche a Sesto? Non ci sarebbe da stupirsi, dato che qui di recente i motivi per essere delusi dai partiti non sono mancati. Le inchieste della procura di Monza hanno battezzato il “Sistema Sesto”, una rete di relazioni ambigue tra imprenditori e pubblici amministratore che ha portato a indagare l’ex sindaco Filippo Penati e il primo cittadino uscente, il dimissionario Giorgio Oldrini, più altri esponenti delle giunte che hanno guidato la città negli ultimi vent’anni. «Qui al malumore generale nei confronti dei partiti si è aggiunto il problema locale. Lo scontento si sente», dice Sabina Ballione, sestese dalla nascita, attiva nel volontariato in città e responsabile di Legacoop sociale per la Lombardia. La crisi del centrosinistra che ha governato la città per praticamente settant’anni ha avuto una prima conseguenza visibile in questa campagna elettorale: i candidati sindaco sono otto, di cui cinque sono sostenuti da liste civiche e si dichiarano lontani dai partiti. Insomma, non ci sono solo i grillini, che presentano Serena Franciosi, 31enne dipendente di un’azienda farmaceutica. Sulla scheda elettorale i sestesi troveranno anche la Lista Civica “X Sesto”, nata da alcuni esponenti scissionisti del movimento 5 stelle, il loro candidato è il musicista Gianpaolo Nuccini. Accreditato attorno all’un per cento. Ci sono poi le candidature più legate al territorio come quella dei “Giovani Sestesi”, sigla inizialmente vicina al centrosinistra, staccatasi dopo le vicende giudiziarie. La loro aspirante sindaco è Alessandra Aiosa, imprenditrice. Altri invece sono più radicati nel tessuto associazionistico. Come Orazio La Corte, fondatore del circolo locale di Legambiente, sostenuto da due liste ecologiste. Il suo però non è un nome nuovo per la politica, ha già esperienza di consigliere comunale nei Verdi, fino al 2009 sosteneva il centosinistra. «Sono uscito quando le mie proposte sul piano di governo del territorio non sono state ascoltate. Ho fatto bene, le inchieste hanno confermato quello che in molti sapevano. Il recupero delle aree industriali è stato gestito attraverso una rete di corruzione», dice oggi La Corte. Il candidato però che potrebbe impensierire i partiti più grandi è un altro: Gian Paolo Caponi, avvocato, presidente dei Lions, impegnato nel volontariato nelle associazioni cattoliche. Caponi non è un nome nuovo della politica, si era già parlato di lui come possibile candidato per il centrodestra nel 2002 e nel 2007, ora si presenta con la lista Sesto nel Cuore, con l’appoggio anche di partiti come Fli e Udc senza simbolo ma con la generica sigla “Terzo polo”. «La città si è impoverita, manca il lavoro. La gente non guarda più ai partiti, si fida delle persone», dice Caponi.

E come pensa invece di uscirne il Pd, da sempre al governo del centro più popoloso della provincia di Milano? Con una candidatura vicinissima al sindaco Oldrini: il suo assessore alla Cultura, Monica Chittò. Il suo nome è stato ufficializzato da primarie con una partecipazione record. In negativo. A votare sono andati solo in 2400, mai così pochi.

Il suo punto di forza sta nella debolezza del centrodestra: la candidata del Pdl. Franca Landucci, è data tra il 15 e il 20%. La Lega corre da sola, con l’anziano ex senatore Celestino Pedrazzini, e sembra non destare preoccupazioni. Un sondaggio Swg dà la Chittò vincente al primo turno, con il 52,4%. Eppure ci credono in pochi. Finora qui non s’è fatto vedere nessun leader nazionale, è venuto solo il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. «Difficile definirla un segno di discontinuità. Ma dall’altra parte i candidati civici sono troppo inesperti perchè gli si possa affidare la macchina amministrativa», dice la responsabile di legacoop. «Non sarà facile raggiungere il 50% dei voti già il 7 maggio», osserva chi segue la politica della città. Se si andasse al secondo turno, sarebbe la prima volta nella storia di Sesto. A sfidare i partiti del centrosinistra potrebbe essere proprio Caponi, da molto dato in vantaggio sulla candidata del centrodestra. Il Pd fa gli scongiuri, a quel punto contro i civici potrebbe accadere di tutto.



IL Maschilista. Ovvero gli 80 anni di Harvey Mansfield, filosofo

Un mio articolo sull’autore di Manliness (trad. it. Virilità).
Da IL, magazine de Il sole 24 ore in edicola dal 13 aprile. Ora anche online.

(immagine da Il Post)


Elezioni amministrative 2012: Taranto

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Il 6 e 7 maggio si vota anche nella città dell’Ilva. Un mio articolo dal settimanale Vita


Grandi scoperte scientifiche che non lo erano

«Ascolta Mozart, diventerai ricco» (25 marzo 2012)
Da La Lettura del Corriere della sera (25 marzo 2012)


Perchè la filosofia italiana è tutta offline?

«Blog ergo sum (non in italia)».
Un mio articolo per La Lettura del Corriere della sera (uscito il 26 febbraio 2012)


Lusso senza crisi, i ricchi non pagano

Vita, 9 dicembre 2011, numero 49

Il settore del lusso gode di ottima salute, alla faccia della situazione del resto dell’economia italiana. Lo confermano i numeri. Negli ultimi anni il mercato italiano dei cosiddetti “personal luxury goods” è stato tra i primi al mondo. Nel 2010 eravamo il terzo Paese per consumi di beni di lusso, con il 13% del mercato mondiale: 17,5 miliardi di euro spesi in un anno in gioielli, orologi, accessori e capi d’abbigliamento firmati. Il 2011, secondo le stime, sarà l’anno del sorpasso sul Giappone. Nell’anno che sta per concludersi sono stati spesi più di 18 miliardi in questo settore. E quindi, mentre l’Italia perde posizioni in molte classifiche, almeno un primato si può vantare: siamo il primo Paese in Europa e il secondo in tutto il mondo a spendere nel lusso. Solo a Milano, 4 miliardi in un anno.

I dati sono della Fondazione Altagamma, li riporto nel mio articolo nell’ultimo numero di Vita. Alta moda, fuoriserie, ristoranti. Dove la recessione non esiste.

Bonus track: Intervista a Santo Versace. Tra le altre cose il deputato passato dal Pdl all’Api mi diceva, a proposito dell’esecutivo in carica:

Questo è un governo meraviglioso. Corrado Passera è un uomo straordinario. Una risorsa preziosissima. Questi faranno ripartire le infrastrutture, ma sul serio. Sono creativi, veloci, scattanti.

Lui si definisce così:

Uomo del fare, ma del fare sul serio, non con le concessioni televisive.

(Dalla rassegna stampa della Fondazione Altagamma)


In viaggio sulla Torino-Lione

Ovvero: in cinque sulla Tav. Un mio articolo pubblicato su Vita, n.32/33.

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25 luglio

1943

La mostra «Avanti popolo – Il Pci nella storia d’Italia» arriva a Milano, dal 16 giugno al 10 luglio. Repubblica anticipa alcune immagini.


Gli indignados italiani, spazzati via da Scilipoti

Gli studenti nelle piazze e per le strade, il governo sul punto di cadere. Era il dicembre 2010. Se le cose fossero andate com’era prevedibile, se non ci fosse stata la compravendita dei deputati che consenti a Berlusconi di ottenere la fiducia, forse oggi ci ritroveremmo a parlare di italian revolution. Un movimento di protesta giovanile che fa cadere il governo. Cinque mesi prima della spanish revolution della Puerta del Sol. Se ci troviamo in un punto diverso della storia, dobbiamo dire grazie ai Responsabili.

L’ultima volta che gli studenti italiani si guadagnarono le prime pagine fu il 23 dicembre, dopo essere stati ricevuti dal Presidente della Repubblica. Che cosa pensano oggi i dodici ragazzi saliti al colle più alto? Ho cercato la risposta in un articolo per Vita di questa settimana

In Spagna, dopo la protesta dei giovani, Zapatero ha subito la più pesante batosta elettorale in sette anni di  governo. È stato il risultato più evidente della cosiddetta spanish revolution. Lo hanno chiamato il «movimento 15 maggio», dal giorno in cui le proteste hanno raggiunto il culmine. E da noi? Gli indignados, i giovani che protestavano al grido «noi la crisi non la paghiamo» c’erano stati almeno cinque mesi prima. Era il dicembre 2010, l’approvazione della riforma Gelmini aveva portato studenti e ricercatori sui tetti delle facoltà e dei monumenti di Roma e Torino, così come oggi i ragazzi spagnoli occupano le piazze della movida di Madrid. L’apice si era raggiunto il 22 dicembre: quel giorno dodici ragazzi furono ricevuti dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Per capire dov’è finita l’indignazione italiana forse bisogna tornare a quella foto di gruppo. Quattro ragazze e otto ragazzi, i volti sorridenti per la soddisfazione di essere stati appena ricevuti dal capo dello stato. Com’è finita l’italian revolution? Lo abbiamo chiesto a loro.

«Abbiamo perso». Natascia Cirimele, 23 anni, studentessa di lettere alla Sapienza, non ci gira troppo intorno. «Quell’incontro con Napolitano non ha prodotto nulla. Tutto è rimasto uguale a prima: il sistema è cristallizzato. Per gli studenti è stata un’altra sconfitta, dopo quella subita dal movimento dell’Onda nel 2008. Non c’è neanche più la speranza che si possano cambiare le cose». Neanche le immagini della Puerta del Sol occupata riescono a farle pensare che le cose si possano muovere anche da noi: «Certo, a livello europeo subiamo lo stesso tipo di problemi, la precarietà è identica tra noi e loro, ma da noi l’opinione pubblica non è ancora capace di rispondere a queste sollecitazioni».

Massimiliano Tabusi era il più anziano del gruppo, 42 anni, è stato sul tetto della Facoltà di Architettura, lui era l’unico dei dodici ad avere più di quarant’anni. Fa il ricercatore all’Università per stranieri di Siena, dà uno sguardo da geografo di professione: «Ci sono molte analogie, soprattutto nell’uso dello spazio, nel modo in cui ci si appropria di luoghi di alto valore simbolico». Lui è meno pessimista sul giudizio da dare al movimento italiano: «La nostra mobilitazione ha comunque gettato un seme, i nostri temi sono entrati nell’agenda pubblica. L’onda lunga si è vista anche alle ultime elezioni».

Eppure la distanza dalla politica è al centro delle proteste. In Spagna i ragazzi non si riconoscono più né nel Psoe di Zapatero né nei Popolari di Rajoy. In Italia? «Lo scollamento è insanabile. La maggior parte dei ragazzi che protestavano, me compresa, non andava a votare», dice Natascia. «Ma non siamo né qualunquisti né populisti, vorremmo che i partiti imparassero ad ascoltare, ci vorrebbe un ricambio della classe dirigente», specifica Elena Monticelli, la 24enne rappresentante di Economia alla Sapienza. «Non siamo antipolitici, la vera antipolitica è in parlamento. Il problema è che manca una vera alternativa», aggiunge Claudio Riccio, 26 anni, salito al Quirinale per gli studenti di Scienze Politiche di Bari. Nel frattempo, alla Sapienza, sono stati organizzati incontri di solidarietà con i coetanei spagnoli. Assemblee poco partecipate, forse per via dell’estate alle porte.


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