Regionali Lombardia: Un weekend con i candidati. Tra strette di mano, santini e youtube
Pubblicato: 22/02/2010 | Autore: Antonio S. | Archiviato in: In basso a destra, In basso a sinistra | Tags: 02PD, Alessandro Colucci, Formigoni, Lombardia, Milano, Pd, Pdl, Penati, Pietro Bussolati, Pioltello, Plastic, Regionali, Renzo Bossi | 1 Commento »(dall’ultimo numero di MM)
Chi sono i due candidati più giovani di Pd e Pdl in città e hinterland per le elezioni regionali? Il modo migliore per rispondere alla domanda è passare tre giorni con loro. Sabato, domenica e lunedì. I primi giorni della lunga corsa verso Palazzo Lombardia. Ufficialmente la campagna elettorale non è ancora partita. Manca più di un mese al voto, ma loro non possono aspettare la chiusura delle liste. Chi deve andare a caccia di preferenze deve muoversi prima. Alessandro Colucci, 35 anni, Pdl, cerca la riconferma. Pietro Bussolati, 27 anni, Pd, è al suo esordio in politica. Per entrambi l’obiettivo è lo stesso: essere tra i 21 consiglieri eletti dal collegio di Milano e provincia.
Un mattoncino per volta. La campagna elettorale si costruisce così. Massimo e Ilaria, 26 e 23 anni, pennarello alla mano, hanno sul tavolo una montagna di lego colorati, su ciascuno scrivono il nome del candidato: «Bussolati». È ilgadget della serata, rigorosamente fatto a mano. Chi partecipa si porta a casa un tassello. Il luogo è insolito per un incontro politico. Una delle discoteche più modaiole e trasgressive di Milano: il Plastic, in viale Umbria.
Si parte. Se la Lega presenta alle Regionali Renzo Bossi, il figlio del leader, un circolo dei democratici milanesi risponde presentando un competitor. Un giovane, ma con caratteristiche del tutto diverse. Nasce così Caro Renzo ti sfido. «Un happening», lo definiscono gli organizzatori per presentare lo sfidante della «Trota», come il leader lumbard chiama l’erede. A lanciare il guanto è Bussolati, qualche capello grigio nonostante l’età, un impiego all’Eni nel settore delle relazioni con le istituzioni. Lo sostiene 02Pd, la seconda sezione milanese per numero di appartenenti, con sede in via Eustachi 48. In assoluto la più giovane della città per età media degli iscritti.
L’appuntamento è alle cinque del pomeriggio, Pietro arriva in anticipo. I supporter ancora non ci sono, ma i giovani democrats sono fiduciosi. Alla fine i presenti saranno più di un centinaio, la sala della discoteca sarà piena. Non ci sono le primarie ma si può votare lo stesso. Si distribuiscono simil-schede elettorali per scegliere lo slogan e la canzone della campagna. Presenta la kermesse Emma Squillaci, 25 anni: è stata candidato sindaco alle ultime amministrative a Cassina de’Pecchi, un comune dell’hinterland. Emma chiede al deejay uno stacchetto per passare da un intervento all’altro. A sostegno di Bussolati parla Francesca. Ha 25 anni, viene dalla Sardegna, si esprime a nome di tutti quelli che hanno fatto il percorso «triennale-specialistica-master-stage». Alessandro Rimassa è invece uno degli autori del fortunato libro Generazione mille euro. «Ma adesso ci va alla grande se riusciamo ad essere Generazione 7-800 euro, quando non dobbiamo chiedere i soldi a mamma e papà», dice. Poi tocca a Rulin, 25 anni, origini indiane. Vorrebbe che Pietro rappresentasse anche quelli come lei: la cosiddetta G2, la seconda generazione di immigrati. Arriva pure il sostegno del capogruppo del Pd in consiglio comunale, Davide Corritore, che assicura: «Darò una mano». Pierfrancesco Maran, il più giovane della delegazione democratica a Palazzo Marino, ringrazia i gestori della discoteca: «Vengo spesso al Plastic». Tra l’altro il locale quest’anno ha vinto l’Ambrogino d’oro proprio su proposta Pd.
Oltre agli under 30 nella discoteca si aggirano i militanti, un po’ spaesati. Dario Forti, 57 anni, psicologo aziendale, confessa che prima di questo pomeriggio non sapeva neanche dell’esistenza del Plastic. Però per Pietro ne vale la pena: «Non è un bamboccione, lui ha i titoli e il coraggio per raccogliere una sfida del genere. Non è una trota, ma neanche il delfino di qualcuno, è un militante attivo». La signora Stella, 72 anni, è perplessa, se ne sta da sola seduta in un angolo, valuta con attenzione le schede e prende appunti. Si guarda intorno. «Mi sembra un po’ folle», dice. Ha votato? «Gli slogan son tutti brutti, le canzoni poi non le conosco». Alla fine vince Insieme a te non ci sto più, il testo di Paolo Conte racconta un amore finito. Come quello tra la Lombardia e Formigoni, sperano i tifosi di Bussolati.
Domenica mattina a Seggiano
Nebbia, strade deserte. A Pioltello, quartiere Seggiano, si inaugura un circolo del Popolo della Libertà. Il consigliere Colucci è atteso per le dieci. Mezz’ora prima i militanti preparano la sala. Pasquale Picone e Pietro Ilardo tirano fuori i manifesti con lo slogan «Alè Ale» e le bandiere. Tutti e due siedono in consiglio comunale, all’opposizione. Sono arrivati a Pioltello negli anni Sessanta, uno da Cefalù e l’altro da Caserta. «Ora a Pioltello su 35mila abitanti un quarto sono stranieri», spiega Pasquale. «Albanesi, rumeni, pachistani. Sono finiti nei ghetti dove vivevamo noi “terroni”», dice indicando i palazzoni del Centro Satellite e di piazza Garibaldi. «L’amministrazione è stata troppo lassista con loro, ora qui c’è molto degrado, non si può andare in giro tranquilli». Pietro e Pasquale contano su Alessandro Colucci. Quando arriva tutte le attenzioni sono per lui.
Nel circolo le sette file di quattro sedie sono tutte occupate, gli altri stanno in piedi sul fondo. In totale una cinquantina di persone. Sul lato destro un tavolo con il «rinfresco». Una signora ha preparato le frittelle, i vassoi con i salatini sono ancora incartati. Il primo applauso Colucci lo prende nominando Visco e Prodi che «trattavano tutti come evasori». L’ultimo e più fragoroso arriva quando ricorda che «soprattutto dobbiamo avere l’obiettivo di vincere a Pioltello, portare freschezza e aria nuova». Finito l’incontro tutti vogliono parlare con lui. «Alessandro lo conosco da quarant’anni», dice Pietro. Ma come fa se ne ha appena 35? «Lo conosco da sempre, prima di lui conoscevo il padre». Il patriarca dei Colucci è Francesco, detto Ciccio. Attualmente deputato del Pdl, alla nona legislatura alla Camera, ai tempi di Craxi era un signore delle preferenze del Psi. Originario di Brindisi, dov’è nato 78 anni fa, contava sull’appoggio della nutrita comunità pugliese a Milano. «Sono sempre stato socialista», rivendica Pietro. «Qui il partito prendeva settemila voti», ricorda.
Colucci ascolta tutti, ha una parola per ciascuno, non lesina le strette di mano. «È instancabile», dicono i collaboratori. «Spesso si rammarica di non aver abbastanza tempo da dedicare a ogni persona che vuole parlargli. Ma lui non si ferma mai». Lo testimoniano le occhiaie di Carmelo, il suo autista: «Ieri sera eravamo a Trezzano sul Naviglio, l’incontro è finito presto, ma lui ha continuato fino alle undici e mezzo».
Lunedì: nel quartiere generale
Le elezioni sono vicine ma l’attività istituzionale non si ferma. Ultima settimana di sedute per il consiglio regionale. Per i membri del parlamento lombardo l’agenda è piena fino alle 24, sono annunciati 1.300 emendamenti dell’opposizione. Si votano provvedimenti sui trasporti e sulla semplificazione burocratica. L’ufficio di Colucci è al quarto piano del palazzo di mattoni rossi di via Filzi 29, al piano del gruppo Forza Italia (i cartelli riportano ancora il vecchio logo). Nella stanza di Alessandro ci sono i suoi collaboratori, Sonia e Guido. Stampano i provini dei manifesti e dei santini. Colucci entra, li guarda, discute i dettagli: «La croce sul simbolo è troppo grossa, copre la B di Berlusconi e la F di Formigoni, e poi il simbolo è troppo busy». Nel frattempo Sonia organizza i prossimi appuntamenti. Colucci risponde al telefono, riattacca subito, detta a Sonia una lettera per un circolo di un paese della provincia che a breve sceglierà il sindaco. Lui appoggia un candidato, a titolo di merito segnala che «è noto in quattro oratori su cinque della città». Rimprovera al telefono l’addetto stampa che aveva scritto la precedente versione della lettera. Incita lo staff: «Veloci, giovani. Grintosi». Esce, torna a ricevere le persone che erano in sala d’attesa. Guido segue la diretta del consiglio dal sito della Regione in streaming, avverte Colucci quando è ora di votare.
Si finisce prima del previsto. L’agenda rimane fitta: in serata c’è un incontro con trenta amici, giovedì una cena con gli imprenditori a Cusano Milanino. A proposito di cene, Gianni Barbacetto (Il Fatto quotidiano) scrive che nel 2005 ad offrirgli la serata al ristorante Gianat siano stati i Morabito, boss della ‘ndrangheta. Colucci smentisce: «So che da parte di due personaggi di cui non ricordo neanche il nome è stata millantata la mia conoscenza, non ho fatto né cene né incontri, tant’è che la millanteria è stata sottolineata dalla stessa magistratura». Dopo una legislatura sarebbe lecito aspettarsi un salto di qualità. Punta ad un assessorato? «Credo che ci possano essere le condizioni per lavorare a più stretto contatto con il presidente», è la risposta da politico navigato.
Anche Bussolati ha passato la giornata in ufficio. A San Donato, nella sede dell’Eni. «Ma dal primo marzo dovrò staccare dal lavoro», osserva Pietro in serata, accendendo le luci di 02Pd. In programma al circolo c’era una «riunione di posizionamento». Appuntamento saltato: alcuni degli organizzatori avevano altri impegni. Bussolati e Maran sono comunque in via Eustachi, hanno appena incontrato una delegazione dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani). Lo spazio del circolo è piuttosto angusto: una stanzetta soppalcata. Per gli incontri utilizzeranno anche altri luoghi, come la Cooperativa di via Lomellina, un ex dopolavoro. Le cronache riferiscono di un partito spaccato tra ex-Ds e cattolici. «Spero di occuparmi il meno possibile di questioni del genere», dice Bussolati. «La nostra mission impossibile è far capire che il Pd è sexy e la politica è utile». La lotta per un posto al Pirellone sarà dura però. I democratici otterranno a Milano sei, sette posti, secondo le previsioni più ottimiste. Pietro dovrà vedersela con candidati più esperti e noti di lui. Non sembra preoccuparsene molto. Punterà sul web per farsi conoscere. «Metteremo on line un video al giorno, mobiliteremo i nostri contatti Facebook». Di manifesti per ora non se ne parla: «Sarà difficile vedere la mia faccia con la scritta “Bussolati 2010”, forse li faremo solo in zone specifiche».
L’obiettivo è ambizioso: ottomila preferenze per avere la sicurezza del posto. Basteranno i post e YouTube? Nel frattempo si programma un altro «happening»: «Il gioco dell’oca del lavoratore». Verrà messo in scena in una strada trafficata della città: forse piazza Lima o via Dante. A fare da pedine ci saranno persone in carne ed ossa: il co.co. co, lo stagista, il precario. Si muoveranno lungo il percorso, potranno andare avanti o indietro per le caselle. Ci si potrà imbattere in una «penalità», così il lavoratore arretra dalle posizioni raggiunte. Oppure si può pescare un «bonus» e fare un bel balzo in avanti. Non è chiaro come. Bussolati deve ancora pensarci, «l’evento» è allo stato embrionale. Comunque sarà un percorso difficile, imprevedibile, a ostacoli. Un po’ come la campagna elettorale. Ma il gioco dell’oca del candidato è appena cominciato.
Il Pd cerca l’anti-Trota al Plastic
Pubblicato: 02/02/2010 | Autore: Antonio S. | Archiviato in: In basso a sinistra | Tags: 02PD, Elezioni, lega nord, Letizia Moratti, Lombardia, Milano, Partito Democratico, Pierfrancesco Maran, Plastic, Podestà, Regionali, Renzo Bossi, Roberto Formigoni | 1 Commento »Renzo Bossi scende in campo. Il Partito democratico non resta con le mani in mano e risponde con “Caro Renzo ti sfido“. Un “happening per scegliere il nostro candidato”, spiega Pierfrancesco Maran, 29 anni, consigliere comunale a Palazzo Marino. Nasce così l’idea di un “incontro/confronto per una generazione che si candida al Governo della Lombardia”. Con aperitivo e dj set a seguire. L’appuntamento è per sabato 6 febbraio alle ore 17 al Killer Plastic (V.le Umbria 120, Milano), il locale premiato quest’anno dall’Ambrogino d’oro (proprio su proposta dei democratici).
L’iniziativa parte da 02Pd, il vivace circolo milanese di Zona 3 che due anni fa aveva lanciato l’inno a Veltroni “I’m Pd” (sulle note di YMCA). Per i democratici i tempi sono maturi: “Nel XV anno del Regno di Roberto Formigoni, della Sig.ra Letizia e del Podestà della Provincia di Milano, proprio ora che anche il capo dei Padani lancia in politica il suo rampollo e lo candida come consigliere regionale” è ora di sfidare “la trota”, per usare la tenera definizione paterna del rampollo lumbard.
Ecco il video che presenta l’iniziativa:










Commenti recenti