L’idea di internet di Renzi: tra selfie, hashtag e Second life

2 giugno: Renzi 'sfila' a Fori Imperiali, applausi e selfie

Vi dipingono come una generazione triste, mediocre, banale. Lasciateli perdere: sono indagini fatte da gente che vive di rimpianti e nostalgie. I ragazzi hanno tutte le carte in regola non solo per essere protagonisti della società domani ma soprattutto protagonisti della propria vita oggi. Ma per farlo c’è bisogno da parte vostra di consapevolezza. Di grinta. Di passione. Di voglia di vivere e non di vivacchiare. La scuola è il vostro campo di gioco più immediato e più vicino

Sono parole di Matteo Renzi. Lo stile è inconfondibile. Non si tratta però di un videomessaggio del presidente del Consiglio lanciato l’altro ieri su Youtube dopo il varo de #labuonascuola. Sono parole di quasi otto anni fa. Le pronunciava l’allora presidente della provincia di Firenze davanti a una platea di alunni delle scuole medie, all’inaugurazione dell’anno scolastico.

(continua a leggere l’articolo su Wired.it)


La Cosa 25 anni dopo

Tra il 22 novembre e il 19 dicembre del 1989 Nanni Moretti girò tra le sezioni del Pci per documentare le reazioni degli iscritti in seguito alla decisione dell’allora segretario Achille Occhetto di cambiare nome al partito. Sono passati 25 anni. Che cosa rimane di quelle discussioni? Ci sono ancora le sezioni? E i militanti?
Un mio articolo per Pagina 99


L’oracolo di Google

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Che cos’è Knowledge Vault? Un nuovo e ambizioso progetto di Google, ho cercato di spiegare come funziona in un mio articolo per La Lettura del 7 settembre 2014


Troppa comodità ci sta uccidendo?

Così dicono Marc Schoen e Stefano Boni, un medico e un antropologo, autori di due studi su tecnologia e superamento della fatica: Your Survival Instinct Is Killing You e Homo comfort.
Ne ho scritto su La Lettura, l’articolo si legge qui:

Spoiler: io rispondo così:

 


Democrazia digitale? E lo chiedi a me?

«Il cittadino totale non è, a ben guardare, che l’altra faccia non meno minacciosa dello stato totale». Norberto Bobbio, Il futuro della democrazia, 1984. Per Bobbio si trattava di due lati della stessa medaglia. Stato totale e cittadino totale hanno lo stesso principio: «Che tutto è politica, ovvero la riduzione di tutti gl’interessi umani agli interessi della polis, la politicizzazione integrale dell’uomo, la risoluzione dell’uomo nel cittadino, la completa eliminazione della sfera privata nella sfera pubblica». Trent’anni dopo, il futuro di cui scriveva Bobbio è il nostro presente. All’epoca non si parlava ancora di democrazia digitale eppure il filosofo già affermava: «L’ipotesi che la futura computer-crazia, com’è stata chiamata, consenta l’esercizio della democrazia diretta, cioè dia a ogni cittadino la possibilità di trasmettere il proprio voto a un cervello elettronico, è puerile»

(«È arrivata l’ora della democrazia diretta. Di nuovo?». Continua su IL, mensile de Il sole 24 ore)


Come si lavora in un Apple Store italiano

A Natale siamo tutti più buoni – o almeno, passiamo tutti più tempo in un centro commerciale. Sono anche i giorni in cui dovremmo riflettere su come se la passano quelli meno fortunati di noi. Quelli dall’altro lato del registratore di cassa, per esempio.

Lo scriveva Paul Krugman qualche giorno fa sul New York Times a proposito della condizione dei lavoratori del settore commerciale negli Usa. Ecco, in questi giorni mi sono chiesto come se la passano i dipendenti di un Apple Store italiano, per esempio. Le risposte in un articolo (in due parti) per La nuvola del lavoro di Corriere.it.

  1.  I ritmi da catena di montaggio di un Apple Store
  2. Le 67 competenze che Apple pretende dai suoi dipendenti

 


Tweet e ritweet storici

Foto: markhillpublishing.com via @tomstandage

Foto: markhillpublishing.com via @tomstandage

Sull’ultimo libro di Tom Standage, digital editor dell’EconomistWriting on the Wall: Social media—The First 2,000 Years (Bloomsbury, 2013), un mio articolo scritto per La Lettura: