La politica secondo Renzo Imbeni: “Il modo migliore per rendere più giusto il mondo”

Se oggi si dice “sindaco di Bologna”, vengono in mente segretarie, bancomat e scenari da commedia sexy all’italiana. Oppure burberi papà pendolari e improvvidi coprifuoco. Non è sempre stato così.
Renzo Imbeni è morto il 22 febbraio 2005 . A Palazzo d’Accursio dal 1983 al 1993, è stato uno dei sindaci più amati dalla città delle due torri.
Pubblico qui un contributo di Flavio Bini.

Cinque anni fa se ne andava Renzo Imbeni, ex sindaco di Bologna ed ex vicepresidente del Parlamento Europeo. Un anno prima che se ne andasse, per ragioni che risparmio ora, gli avevo scritto una lettera in preda alle pulsioni giovanili sul senso della partecipazione alla vita pubblica che, molto sinteticamente, si concludeva con questa domanda :
 “Vale la pena oggi per un ragazzo di 19 anni credere nella politica?”
Qualche mese dopo, mi era arrivata questa risposta. Leggere, rileggere e riflettere, soprattutto sulle ultime righe.

Flavio Bini

Bologna 6 settembre 2004

Caro Flavio,
ho visto solo ora la tua lettera del 29 luglio scorso. Ti scrivo dunque con un po’ di ritardo, ma spero di essere scusato. Nelle frasi che hai ascoltato durante la puntata di Report c’è un po’ la sintesi di ciò che io ho sempre pesato a proposito della politica. Nonostante l’opinione prevalente nettamente contraria per me resta il modo migliore attraverso il quale una persona può dare il suo contributo a rendere più giusto il mondo, i rapporti fra le persone, il funzionamento delle istituzioni pubbliche e del sistema economico-sociale. Io mi considero fortunato poiché ho incontrato questa possibilità in un’epoca (gli anni ’60) di forti idealità (libertà e indipendenza dei popoli, decolonizzazioni) e ho potuto guardare in faccia la realtà senza restare ingabbiato in assurdi ideologismi che obbligavano a scegliere fra un socialismo realizzato in cui non c’era né libertà, né giustizia sociale e un capitalismo che copriva le peggiori nefandezze di molti dei suoi paesi; e sono sfuggito alle sirene di un estremismo che ha attirato tanti miei coetanei su una strada che credevano più coerente e rapida (Vietnam rosso, non, come era giusto, Vietnam libero) ed invece è stato un velo che impediva di guardare la realtà. Per ciò che essa era davvero.

Questa “vaccinazione” iniziale mi ha permesso di essere coerente con me stesso: gli ideali sono gli stessi di 40 anni fa; mi ha permesso di assumere importanti responsabilità di partito e istituzionali (Sindaco di Bologna e deputato europeo) senza mai pensare che la politica si possa ridurre a gestione del potere e senza mettere il mio interesse personale sopra quello che io ho creduto e credo più ampio, dei cittadini e delle istituzioni che li rappresentano.

Bologna: Palazzo d'Accursio

Ho usato la parola ideali anche perché ho notato il tuo riferimento all’idealismo di coloro che hanno la tua stessa età.

Ho seguito ovviamente con grande interesse i movimenti giovanili che si sono manifestati sui temi della globalizzazione e della pace. C’è chi ne ha fatto un uso strumentale contro questo e quel partito; c’è chi ha tentato di introdurvi il metodo della violenza; c’è chi ha pensato che si potesse davvero dire no alla globalizzazione per poi accorgersi che su questo schematico no si poteva trovare in cattiva compagnia (nazionalismo ed estrema destra). Ma nonostante questo, l’essenziale di questo movimento è positivo, è un no alla guerra e un no alle ingiustizie globali: e tutto ciò può essere una energia duratura per un futuro impegno politico, futuro del quale faccia parte capacità di analisi già accennata, capacità di proposta, di progetto, di alleanza con chi non la pensa come te, ma che ha idee che possono camminare insieme alle tue nell’ambito di progetti comuni.

Ovviamente l’impegno politico può prendere quantità di tempo diversi, e ciò dipende dalla volontà di ciascuno, combinata con il caso, le vicende dell’associazione che si è incontrato e nella quale si è deciso di fare la propria parte. Sono stati parecchi ai miei tempi ad essere “trascinati” dalla scelta della politica a tempo pieno e molti, come me, sono laureati mancati proprio per questo motivo.

E’ sempre arduo dare consigli, ma penso che sarebbe meglio per te combinare il massimo impegno nello studio delle scienze internazionali con un’attività politica volontaria dove puoi dare il tuo contributo e trovare anche qualche soddisfazione. La cosa importante è che la passione sia tutt’uno con il disinteresse personale. Io penso che se a 20 anni avessi avuto in testa “una politica che è solo far carriera” (sono parole della canzone di Guccini “Dio è morto”) avrei scoperto solo il lato oscuro della politica e avrei poi fatto rapidamente altre scelte.

Ecco allora alla fine la risposta alla tua domanda: “Sì, vale la pena!” Ma con l’avvertenza che la politica è fatta di tanti aspetti, può permetterti incontri ed occasioni straordinarie, ma può provocare anche delusioni cocenti. Dipende da come la si intende e la si vive. Ma come mi è stato insegnato la politica esiste comunque; se tu non la fai, altri la fanno anche per te. E allora se sei convinto che essere portatore di idee belle e giuste tanto vale che faccia la tua parte, senza delegarle ad altri.
Un caro saluto e molta fortuna.

Renzo Imbeni

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