La svolta di Slow Food: Un tesoretto per fare politica. Intervista a Petrini

Carlo Petrini illustra le nuove strategie. Per la prima volta accantonati 800mila euro. “Senza indipendenza economica non si possono difendere i nostri principi”.
(Intervista realizzata per Vita – Non profit magazine in edicola questa settimana)

Tempo di cambiamenti per Slow food. Nell’associazione nata nel 1986 è arrivato il momento della svolta. L’organizzazione diventa “federalista”, per essere più vicina ai territori. L’influenza della Lega si fa sentire anche per i difensori dei piaceri del cibo? Per il fondatore, Carlo Petrini, non è cosi. Non viene messa in discussione la coerenza con gli ideali di sempre: «La sovranità alimentare, la difesa della biodiversità e del mondo rurale».

Allora cosa c’è di nuovo in Slow Food?
Siamo entrati nella maturità, la sorpresa più bella dell’ultimo congresso è stato il ricambio generazionale. Vedere così tanti giovani in armonia con i padri fondatori è la cosa migliore che possa capitare ad un’associazione come la nostra.
Lei ha detto che ora siete diventati «un movimento politico nuovo». In che senso?
Noi siamo sempre stati un movimento politico. Ci siamo sempre posti come interlocutori delle istituzioni. In passato la delega era affidata alla parte centrale dell’organizzazione ora se ne occuperanno soprattutto i comitati territoriali, così potremo essere più vicini ai presidi da difendere, contando su più di mille volontari attivi. Da una parte siamo un organizzazione internazionale che da sei anni è presente in ottanta paesi, ma dall’altra manteniamo sempre una vena austeramente anarchica.
Vi siete rafforzati anche nei finanziamenti?
Il 35-40% ci è garantito dal tesseramento. Slow food Italia ha 40mila soci. Il resto ci arriva dalla nostra casa editrice e dalla società organizzatrice dei grandi eventi. Per un totale di 15-20 milioni all’anno. Nel 2010 per la prima volta abbiamo potuto mettere da parte 800mila euro per attivare un fondo di riserva.
Dobbiamo prepararci, potrebbero arrivare tempi difficili. Ora tutti i movimenti dovranno pensare prima di tutto all’indipendenza economica, per potersi permettere l’indipendenza politica.
A proposito di politica con la svolta federalista siete più vicini alla Lega?
No, noi siamo vicini ai nostri temi. Se i nostri temi vengono fatti propri anche da altri, non dipende da noi. Slow food non si schiera pregiudizialmente con una parte politica o con un’altra. Tanto più che su molte tematiche le divisioni sono trasversali. Noi sosteniamo il referendum sull’acqua come bene pubblico, contro il decreto Ronchi, così come siamo contrari al nucleare e agli Ogm. Alemanno è da sempre vicino a noi ma nel PdL ci sono altri che non ci prendono neanche in considerazione. Così come nel Pd, c’è chi ci sostiene e chi ci ignora. Per noi non è né un cruccio né un vanto. Ma da sempre difendiamo i saperi tradizionali, come i dialetti. Certo ora li difendono anche i leghisti, ma prima ancora c’era Antonio Gramsci.


Annunci


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...