Luisa Morgantini: “Il dolore delle donne israeliane e palestinesi”

(per Vita.it)

Luisa Morgantini, ex vicepresidente del Parlamento di Strasburgo per il gruppo della Sinistra Europea, sta organizzando con l’Associazione per la pace un viaggio in Palestina. Una settimana, dal 21 al 28 luglio, per villaggi, città, campi profughi. Jaffa, Tel Aviv, Haifa, Ramallah, Hebron, Betlemme, Nablus, Gerusalemme. Con l’obiettivo di arrivare a Gaza, lo stesso obiettivo che aveva la nave partita dalla Turchia. In queste ore è a Madrid per un incontro della International Women’s Commission for a just and sustainable peace in Israel and Palestine, unico membro italiano della commissione.

Come giudica il blitz israeliano contro le navi dei volontari diretti a Gaza?
È un altro atto di arroganza di Israele, che si è dimostrato ancora una volta incapace di trovare una soluzione diversa dall’intervento militare. Questo è avvenuto anche grazie all’impunità che gli è garantita dalla comunità internazionale che non fa mai pagare le violazioni: la nave è stata assaltata in acque internazionali in palese violazione della legalità internazionale, e del rispetto dei fondamentali diritti umani.

Perché questo attacco le è sembrato particolarmente grave?
Quelle persone andavano lì per rompere l’assedio alla striscia di Gaza, a bordo portavano aiuti umanitari, materiali di prima necessità, cibo, cemento per la ricostruzione delle case dopo la distruzione causata dall’operazione «Piombo fuso». Sono stati accusati di aiutare Hamas, ma è un’accusa ridicola: in realtà chi aiuta la divisione dei palestinesi è chi continua a punire collettivamente la popolazione con l’assedio e con l`occupazione militare.

Che cosa cambia ora?
Le conseguenze non potranno che essere tragiche e gravissime. Oltre alla ovvia reazione turca, l’attacco ha portato grande instabilità anche all’interno dello stesso stato ebraico: sulla nave c’erano anche cittadini israeliani di Haifa. C’è solo da augurarsi che dentro Israele possano prevalere le forze democratiche. Purtroppo però credo che sia vero quello che ha detto David Grossman: «Ormai Israele è come una pianta carnivora che divora anche se stessa».

Lei partecipa all’incontro della International Women’s Commission. Qual è stata la reazione della commissione?
La Iwc è composta da 20 donne israeliane, 20 palestinesi e 20 internazionali. La reazione è stata uguale per tutte: addolorata, depressa sgomenta. Di fronte alla strage di civili compiuta da Israele, la comunità internazionale ed i governi del mondo prendano una posizione chiara ed inequivocabile, per ascoltare e dare forza a quelle voci che in Israele, insieme ai palestinesi, dicono che l’occupazione militare uccide tutte e tutti.

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