Ecco perchè la Lega è la nuova Dc. Tre storie venete

“Pulizia etnica”? Ma va là…E’ un’espressione che uso quando è necessario mettere radicalmente ordine in qualcosa, fosse anche una stanza disordinata.
(Giancarlo Gentilini, intervista a Vita)

(per Vita, in edicola oggi)

Vicenza: Con Zaia? «Un moderato»
«Hanno la tendenza a mediare, a trovare linee comuni». Secondo don Beppe Gobbo, presidente del progetto “Zattera Blu”, è questo l’atteggiamento di sindaci e assessori leghisti quando si trovano a decidere nel settore del sociale. Don Gobbo lavora a Calvene, cittadina di poco più di milleduecento abitanti nell’alto vicentino, è a capo di un coordinamento che opera in diversi comuni della Provincia di Vicenza. «Operiamo in una realtà difficile, ogni innovazione è accolta con diffidenza», dice il sacerdote. La “Zattera” si occupa in particolare di minori, italiani e stranieri, e offre pronta accoglienza ai senza fissa dimora.
Molti dei sindaci e degli assessori della zona vengono dalle fila della Lega Nord. Com’è lavorare con loro? «Se si pongono le questioni su un piano ideologico, si irrigidiscono e fanno le sparate che poi finiscono sui giornali», risponde don Beppe. L’atteggiamento cambia quando si passa alla pratica: «Lavorando nelle comunità si incontrano amministratori con cui si può ragionare, c’è la disponibilità a risolvere le questioni più delicate. Bisogna riconoscere che loro sono molto a contatto con la gente e se verificano che ci  sono dei problemi, alla fine si trova una soluzione comune. In fondo noi rispondiamo alla fame di prevenzione che c’è sul territorio», osserva don Beppe.
Più complicati i rapporti con la Provincia, guidata dal leghista Attilio Schneck. «Gli stanziamenti per il sociale da parte dell’amministrazione provinciale sono minimi – afferma il presidente – così come spesso manca la disponibilità delle Unità socio-sanitarie locali, che sono costrette a delegare a causa delle difficoltà economiche». Con la giunta Zaia nessun contatto, per ora. «Abbiamo chiesto un incontro, sia prima sia dopo le elezioni. Ci hanno chiesto di avere pazienza. E noi ne abbiamo». Ma alla Zattera Blu non sembrano preoccupati dal cambio al vertice della regione. Il nuovo assessore ai servizi sociali è Remo Sarnagiotto, del Pdl. Ma per don Gobbo non ci saranno grossi scossoni: «è un moderato, si è già mostrato sensibile ai nostri temi».

Treviso: In Lega Caritas
Vista da Treviso la Lega appare bifronte. «Gli amministratori agiscono secondo due modalità – spiega don Davide Schiavon, direttore della Caritas Tarvisina – da una parte, fanno le loro sparate contro gli immigrati e a noi tocca fare un richiamo ai valori della cristianità, dall’altra, su alcuni progetti sperimentiamo forme di collaborazione». Don Davide lavora nella città del sindaco-sceriffo Gentilini, guidata ora dal “segretario nazional” della Liga Veneta, Gian Paolo Gobbo. Il governatore Luca Zaia ha cominciato qui la sua carriera politica, è stato per sette anni presidente della provincia.
«Eppure, quando sono lontani dai riflettori, riescono ad andare oltre i proclami», dice Schiavon. «Se presi singolarmente, è possibile collaborare con assessori e tecnici del comune, in particolare su progetti per il recupero di adolescenti. Cerchiamo di togliere giovani dalla strada e facendo prevenzione pensiamo alla sicurezza». Su altri temi non sentono ragioni: «Quando si parla di casa o di lavoro, ad esempio – continua don Davide – i primi a essere colpiti sono gli immigrati, persone che sono qui da dieci o quindici anni, ma i leghisti insistono nel dare la priorità ai residenti».
Ma la Lega non è più quella di una volta: «è diventata accorta e furba – afferma Schiavon – Ha scelto una linea diversa e più diplomatica nei confronti della chiesa rispetto agli inizi. Ora si erge persino a baluardo della cristianità». Anche se non sono mancati i motivi di scontro. «Come quando abbiamo criticato la Provincia per i 20mila euro spesi per la nuova sede»,  ricorda il rappresentante della Caritas, in quel caso la risposta non era stata «morbida». Salvo poi tendere la mano in caso di necessità: «Spesso la Caritas viene utilizzata come soluzione magica, il coniglio tirato fuori dal cilindro quando la politica non ce la fa». Ora a Treviso il partito di Bossi controlla Comune, Provincia, Regione. Don Schiavon spiega così il successo: «I veneti amano la tranquillità, durante la campagna elettorale centrodestra e centrosinistra litigavano su temi lontani dalla gente. I leghisti mantenevano un atteggiamento più cauto, insistevano sulla sicurezza, questo viene apprezzato molto».

Verona: La tigre al guinzaglio
La Casa del Samaritano di Verona è un centro di accoglienza per senza fissa dimora. Nata nel 2006, ha 65 posti letto. «Il nostro obiettivo non è gestire un dormitorio ma creare uno spazio per il recupero sociale», spiega il direttore Michele Righetti. “Il Samaritano” opera nella città del sindaco Flavio Tosi, la prima cosa che fece appena eletto fu chiudere un campo rom. Di recente ha difeso le misure anti-immigrazione dettate dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni. Fino a qualche tempo fa Tosi aveva l’abitudine di portare una tigre al guinzaglio. Ma per Righetti il sindaco non è così feroce come appare.
«Quando siamo nati c’era la giunta di centrosinistra del sindaco Zanotto, ora c’è la Lega. Ma nell’atteggiamento nei nostri confronti non abbiamo notato grosse differenze, continua a esserci collaborazione con l’amministrazione – osserva il direttore – Tosi ha nominato un assessore ai servizi sociali molto sensibile al nostro lavoro». Si tratta di Stefano Bertacco, del Popolo della libertà, impegnato da più di vent’anni nel volontariato, secondo quanto racconta nel suo sito. «Con lui abbiamo concordato le attività per lo sviluppo della politica sociale, sulla realtà dei senza dimora si sono trovate soluzioni concrete», dice Righetti. Il direttore non sembra colpito neanche dal cambio alla guida della Regione: «Non abbiamo ancora avuto a che fare con Zaia, sospendiamo il giudizio, ma non abbiamo motivi di preoccupazione», dice.
La Casa di accoglienza veronese lavora col sostegno della Caritas Diocesana, con volontari e personale qualificato. Tutte le notti ospita donne e uomini di ogni provenienza. Ed è proprio il servizio sociale del Comune a «inviare» i senza tetto. E il lavoro continua di giorno, cercando di «reinserire» gli homeless e di farli «uscire dall’anonimato». «Sono consapevole dell’immagine che danno all’esterno i leghisti come il sindaco, ma i tecnici comunali lavorano con noi senza problemi – continua il responsabile del centro – noi della Caritas offriamo il nostro servizio, e dal punto di vista operativo non c’è nessun contrasto».

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