Manovra: assegni di invalidità, ritornano i tagli

Prima il governo promette di ritirare l’articolo della manovra che taglia le pensioni d’invalidità. Poi si rimangia la parola. Il primo comma dell’articolo 10 della legge 78 del 2010 prevedeva l’innalzamento della percentuale di invalidità dal 74 all’85% per l’assegno mensile di 256,67 euro. Il taglio colpiva in particolare le persone down. Qualche giorno fa era stato annunciato il ritiro dell’articolo. Lo aveva fatto il relatore della manovra in commissione Bilancio al Senato, Antonio Azzollini, del Pdl.

Azzollini ha preso un impegno solenne con noi, questo ci rassicura

Così aveva detto, neanche una settimana fa, Pietro Barbieri, il presidente della Fish, la federazione italiana per il superamento dell’handicap. Oggi il governo ha nuovamente cambiato idea. Il limite viene tenuto al 74% solo nei casi di “patologia unica”. Franco Bomprezzi nel suo blog spiega che cosa vuol dire:

il limite viene comunque alzato all’85 per cento. Unica eccezione per le disabilità con invalidità al 75 per cento, certificata per una patologia unica, come, ad esempio, le persone con sindrome di Down. Tutti gli altri, se hanno una certificazione inferiore all’85 per cento, ma frutto della somma di più patologie invalidanti, il che avviene ad esempio quasi sempre per le persone anziane, o con patologie di origine psichiatrica, perdono il diritto all’assegno di invalidità di 256 euro. Lo perdono e basta. Gli verranno negati quei quattro soldi, per fare cassa.

E poi nel testo c’è un’altra novità. Vengono tagliate le indennità di accompagnamento. Ovvero quei 480 euro al mese dati a chi ha un’invalidità del 100%. Ora cambia la definizione, l’emendamento dice che potranno mantenerla

solo i cittadini nei cui confronti sia stata accertata una inabilità totale per affezioni fisiche o psichiche e che si trovino nella impossibilità permanente di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore, o, non essendo in grado di compiere il complesso degli atti elementari della vita, abbisognano di una assistenza continuativa.

Sempre Bomprezzi spiega che cosa significa:

Che si comincia a creare divisione tra paraplegici e tetraplegici, fra anziani che a fatica cercano di conservare un minimo di autonomia negli spostamenti e anziani che sono permanentemente a letto. Significa che si daranno questi 480 euro al mese solo a persone in stato di assoluta gravità. Gli altri, ossia tutti quei disabili che si muovono in carrozzina, che mantengono almeno in parte una certa autonomia personale, ma che ovviamente non sono totalmente autosufficienti, tanto che hanno comunque diritto alla certificazione di invalidità al cento per cento, si vedranno sottratta questa indennità, l’unica vera misura di sostegno alla vita indipendente e all’autonomia nel nostro Paese.

Per il 7 settembre le associazioni dei disabili hanno convocato una manifestazione di protesta a Roma. Forse non sperano neanche più che Azzollini cambi nuovamente idea.

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2 commenti on “Manovra: assegni di invalidità, ritornano i tagli”

  1. […] ministro Tremonti, il relatore della manovra al Senato ha annunciato la nuova linea del governo sui tagli agli assegni di invalidità. La soglia non viene alzata all’85%, rimane al 74%. La protesta di tutte le associazioni dei […]

  2. Romano ha detto:

    Ho 75 anni, dal 1985 sono affetto da paraparesi spastica d’origine genetica per la quale esistono solo cure palliative (che con me non funzionano perché caso paradosso) e fisoterapia. La malattia interessa solo gli arti inferiori, è stata lentamente ma continuamente ingravescente e quindi via via sono ricorso prima all’uso di due appoggi, poi al deambulatore e oggi alla sedia a rotelle. Ho una badante (regolare) che mi aiuta a vesrirmi e svestirmi e a passare dal letto alla sedia a rotelle e viceversa o verso una sedia normale. Per mia fortuna le mie gambe non sono flaccide ma sono spatiche e quindi rigide e mi consentono di mantenere per qualche minuto la posizione eretta e di oassare così dalla sedia a rotelle al taxi di cui mi servo -caricando la sedia a rotelle- per quelle rare volte che devo fare qualcosa che non posso assolutamente delegare. Per triste esperienza familiare so cosa significhi essere allettato senza possibilità di muoversi assolutamente; un “accompagnamento” allora richiede assistenza domestica e infiermeristica specialistica e un “accompagnamento” verso l’exitus. Nessun dubbio che vada condotta una seria indagine sulle invalidità am tenendo conto delle specifiche situazioni e malattie molte delle quali sono “malattie rare” e per le quali non esiste una terapia mdica ma solo assistenza domicilare e medica specializzata. La Confindustria è stata accontentata, per l’indennità di accompagnamento si continua a vederla come risorsa per ripianare -a spese degli invalidi e dei disabili- il grave deficit in cui oggi siamo.
    Grazie per l’ospitalità. R.L.


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