Lombardia: la Regione vuole l’acqua privata. No di sindaci, comitati e Pd

per Vita.it

L’acqua della Lombardia ai privati. La Regione vuole così. Ma in molti non ci stanno: i Comuni, che non vogliono dire addio all’acqua del sindaco, seguiti dai comitati dei cittadini e dai partiti d’opposizione. Il presidente Roberto Formigoni ha voluto che si discutesse oggi la legge regionale che riscriverà la gestione del sistema idrico. il testo, applicando il decreto Ronchi, apre alla privatizzazione. Nel pomeriggio è stato convocato davanti al Pirellone un presidio di protesta per difendere l’acqua pubblica.

I lombardi si sono già mostrati molto sensibili al tema. In regione è stato raccolto il maggior numero di adesioni per il referendum abrogativo della legge voluta dal Ministro per le Politiche comunitarie: 237mila firme su un totale di 1 milione e 400mila (depositate in cassazione lo scorso 16 luglio). Se si considera solo il capoluogo, le statistiche riferiscono di un’eccellenza del settore. Milano ha le tariffe più basse d’Europa: 60 centesimi al metro cubo contro una media nazionale sopre l’euro e mezzo; la dispersione è sotto l’11% mentre in Italia la media è del 30% e in Europa del 20. E Letizia Moratti spesso ha assicurato: «La nostra acqua non verrà privatizzata».

Ora per il Coordinamento regionale lombardo dei comitati per l’acqua pubblica si sta correndo un grosso rischio: «che l’acqua di tutta la Lombardia finisca nelle mani di poche imprese private interessate solo a fare profitto. In tal modo si porrebbe fine alle virtuose gestioni pubbliche che, in particolare nella città e nella provincia di Milano, risultano all’avanguardia a livello europeo». Tra le imprese interessate si fanno i nomi delle multinazionali francesi Suez e Veolia.

La legge regionale trasferirebbe i poteri che fino ad oggi sono stati degli Ato, gli Ambiti territoriali ottimali, alle Province. Per molti c’è il rischio di un aumento delle bollette, i Comuni vengono tagliati fuori. «Le forti perplessità che già nutrivamo sulla privatizzazione del servizio idrico  vengono rafforzate da norme che escludono i Comuni e rischiano di scaricarsi economicamente sugli utenti finali», ha affermato il presidente dell’Anci, il leghista Attilio Fontana.La protesta di oggi è sostenuta anche da Giuliano Pisapia, al momento l’unico candidato del centrosinistra alla carica di sindaco di Milano. «Non si può permettere che un bene di tutti diventi uno strumento di profitto per i privati»

Eppure la Lega non si oppone al testo che verra discusso oggi dal consiglio. «Per anni hanno sostenuto che era la Lombardia a fare da modello e a spiegare quello che si doveva fare nel resto del Paese. E dopo il grande dibattito della passata legislatura – in cui cercammo e trovammo una mediazione tra la legge regionale e le proteste referendarie dei sindaci – ci siamo accodati allo schema nazionale. Senza battere ciglio», scrive il consigliere regionale Pd Giuseppe Civati. Intanto l’assessore all’Ambiente Marcello Raimondi cerca di calmare gli animi: «La legge verrà approvata a settembre, dopo un dibattito che vogliamo sia il più aperto possibile».

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