I Bilanci di giustizia escono di casa: Quando la spesa è rivoluzionaria

Dall’ultimo numero di Vita

«Per me è stata dall’inizio una scelta politica. Volevo cambiare la realtà, ma sapevo che prima dovevo cambiare me stessa, le mie abitudini». Antonella Valer, 38 anni, spiega così la sua scelta di far parte dei Bilanci di Giustizia, la rete di famiglie nata nel 1993 che attua stili di vita a basso consumo e alto risparmio. Ora Antonella è consigliere di amministrazione della società dei trasporti della Provincia di Trento. Una nomina politica, ma Antonella non è iscritta a nessun partito: «Ho mandato all’assessore il mio curriculum, mi occupavo già di mobilità sostenibile e lui mi ha scelta». Adesso è al secondo mandato ed è orgogliosa dei risultati: «Trasporto integrato di treno e bici, una rete per l’autstop sicuro, il car sharing. Forse è meno di quanto avessi sperato, ma non è poco», dice.

Quella di Antonella non è una storia isolata. «Abbiamo notato questo cambiamento tra i nostri bilancisti – spiega don Gianni Fazzini, promotore dei Bilanci – tutti sono partiti dalla revisione dei consumi, con l’uso del fotovoltaico e dell’acqua del rubinetto o la pratica dello scambio di vestiti. A un certo punto hanno iniziato ad uscire di casa e a impegnarsi per la loro città».

Ad esempio c’è Giovanna, un’insegnante di Messina che ha messo in piedi una cooperativa per il fotovoltatico, oppure Luca che a Quarrata, in provincia di Pistoia, è diventato assessore all’urbanistica. Marisa Furlan di Mestre, invece, ha messo in rete i produttori sostenibili della provincia di Venezia e a Bologna c’è chi ha aperto un forno in centro dove vendono il lievito madre per poter fare il pane in casa.

Per capire che per i bilancisti la politica è una cosa seria, basata guardare la loro «Altra Card», nata  in risposta alla Social Card del Governo. Si tratta di diciannove semplici regole che ogni mese permettono di risparmiare 298,87 euro e di consumare 198,98 chili di CO2 in meno. Si va dall’acqua del rubinetto invece di quella in bottiglia, al pane autoprodotto. Dall’uso dei mezzi pubblici e della bicicletta al posto dell’automobile allo scambio di ospitalità per le vacanze e ai libri e dvd presi in prestito in biblioteca.

Così sarà proprio «Passaggi tra personale e politico», il tema dell’incontro annuale dei Bilanci di Giustizia, a Marina di Massa dal 26 al 29 agosto. Il motto è di Don Milani: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia».

Questa svolta era nei programmi fin dall’inizio? «Assolutamente no – dice don Fazzini – è un’evoluzione arrivata lungo il cammino. Dietro c’è l’idea che si possa rifondare la politica partendo da una ricerca della vita giusta personale. La città oggi ha bisogno di questo, di persone che si impegnino in prima persona». Sapendo di avere una marcia in più. Come racconta sempre Antonella: «Nel cda hanno apprezzato il fatto che conoscessi bene il servizio. Per me è normale, me ne servo tutti i giorni! Il modo migliore per promuovere il trasporto pubblico mi sembrava uno solo: usarlo. La forza dei bilancisti sta proprio in questo: non nella teoria, ma nelle cose che facciamo»

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