Notizie dagli scavi: Sedici anni buttati

Un mucchio di giornali abbandonati all’angolo di una strada. Qualche passante, nessuno si ferma. In via Cassano d’Adda, all’altezza di via Riva di Trento. Periferia sudest di Milano, poco distante da Corvetto. Non sono semplicemente i quotidiani di ieri di cui ci si libera nelle pulizie del mattino.

Quei giornali dicono molto di chi li ha lasciati lì. Decine di vecchi numeri de Il Manifesto, le copie che celebravano il ventennale del quotidiano comunista. Qualche esemplare de Il Gambero rosso, all’epoca solo l’inserto gastronomico del quotidiano fondato da Pintor e Rossanda. Mesi e mesi di Cuore, l’inserto satirico de L’Unità. Tutto porta date che vanno dal 1993 al 1994.

Tranne un catalogo Ikea del 1995. L’unica pubblicazione del mucchio a non avere un’esplicita connotazione politica. I mobili svedesi immutati negli anni. E il resto?

Tutto da buttare. Perché farlo proprio oggi?

Procedendo a caso, si può estrarre uno speciale de Il Manifesto. Titolo: «Capitale e lavoro». In copertina si leggono parole come «Dai duecentomila della Fiat riparte la lotta», «controffensiva padronale», «quattro ore di sciopero in tutto il complesso nel corso della trattativa tra sindacati e azienda».

Le parole di Marchionne dell’altro ieri: «Non è possibile gettare le basi del domani continuando a pensare che ci sia una lotta tra ‘capitale’ e ‘lavoro, tra ‘padroni’ e ‘operai’”». Cosa avra pensato l’anonimo lettore? Sarà parsa una stanca ripetizione del titolo di Cuore del 5 marzo 1994: «SIETE POVERI? CAZZI VOSTRI!», sull’asfalto poco più in là.

Emerge un Cuore del 2 luglio 1994: «DOPING! VELTRONI POSITIVO. Stroncato sul nascere il volo del pibe de oro della sinistra». Nel catenaccio: «Avrebbe leccato figurine all’extasy – D’Alema: “Ecco cosa succede a voler essere moderni ad ogni costo”». Si può immaginare commento più stringente alla lettera al paese dell’ex segretario Pds-Pd?

Nella gloriosa rubrica «e chi se ne frega» svetta un Giorgio Napolitano del 30 dicembre 1993: «è stato un anno tormentato ma fecondo».

Rovistando si trova anche un coupon da ritagliare: «Cuore – Primarie – Scheda per il voto – Primo turno: Il mio leader ideale è». Segue linea tratteggiata. Le primarie. Chieste dalla cosiddetta base e malviste dal partito. La nazionale di Roberto Baggio sconfitta negli Usa nella pagina accanto. Oggi la consultazione degli elettori la fa provocatoriamente Il Fatto dal suo sito. «D’Alema trema: le primarie di Cuore mettono fuori gioco botteghe oscure». Stesso esito, tre partiti dopo.

Forse è il caso di sedersi un attimo a leggere l’editoriale di Michele Serra del 18 giugno 1994, titolo: «La fortezza della solitudine»

I dirigenti del Pds (…) sono, volenti o nolenti, proprio una nomenklatura. (..) Sanno che appellarsi al partito in carne e ossa, smettere di contarlo e farlo finalmente contare ben al di là di quel ruolo di gigantesca “quinta” da comizio, farlo votare per eleggere il nuovo capo (…) sarebbe il solo modo per liberare se stessi dai giochi di corridoio, dai “colloqui” riservati a quattr’occhi, dalle dichiarazioni fasulle ai giornalisti (…) Dovremmo demolire Botteghe Oscure mattone dopo mattone per liberare i prigionieri. Bisognerebbe tirarli fuori, questi vecchi ragazzi perennemente chiusi in riunioni che ricordano ormai da vicino l’Azione Parallela dell’Uomo senza qualità di Musil, e ricordare loro che ci somigliano, o almeno ci somigliavano. Non so: portarli al mare, ai monti, al cinema, dovunque possano dimenticare il loro funebre ruolo di custodi del Nulla. Nessuno al mondo, se vive male lui, può far vivere meglio gli altri.

Chi ha deciso di liberarsi di tutte queste parole? Perché? Cosa avrà pensato in questi giorni? Come avrà reagito alla lettera di Bersani a Repubblica?  – scritta in politichese stretto, per sua stessa ammissione.

I lavoratori della Fiat, Veltroni e D’Alema, Berlusconi sempre lì. Un giorno d’agosto fai ordine in soffitta e ritrovi questi vecchi giornali. Che fai? Butti via tutto. Pensi: a che cosa sono serviti 16 anni? Quanto è cambiato nella tua vita? Quanto è cambiato nel paese? Allora metti insieme tutta quella carta impolverata e la lasci per strada. Come se non fosse buona neanche per la raccolta differenziata.

(foto: Giulialaura)

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