Il contesto

Schifani è stato un avvocato della mafia. Nel 1983 l’attuale presidente del Senato, allora giovane legale a Palermo, difese il boss di Cosa Nostra Giovanni Bontate. La notizia la dà l’espresso, con tanto di documento di nomina firmato da Bontate.

Alessandro Gilioli commenta dal suo blog:

Per sovrappiù, ce l’ha nascosto per 27 anni.

Risponde Francesco Costa de Il Post:

Lo scandalo per il fatto che Renato Schifani da avvocato ha difeso un mafioso si deve all’idea che una persona imputata o condannata per determinati reati non ha diritto ad avere un avvocato difensore? Oppure all’idea che il reato dell’imputato o condannato si estende automaticamente al suo avvocato, e quindi l’avvocato dell’imputato per truffa è un truffatore, quello dell’imputato per mafia è un mafioso, quello dell’imputato per corruzione è un corrotto, eccetera?

Costa chiede nel titolo «Spiegatemela facile». Tra i commenti al suo post mi sembra che uno spieghi la questione in maniera particolarmente precisa. E’ firmato Fabio, lo copio e incollo qui:

Tu dici: Schifani ha fatto l’avvocato. Gli è capitato di difendere mafiosi. E’ da trattare come un occasione.
Questo discorso non farebbe una piega senonché è vittima di un peccato mortale per il ragionamento. Caro Francesco, pecchi di falsa coscienza. Perché? Perché, per cominciare, non consideri Il Contesto.
Certo, maneggiare il contesto è rischioso, perché senza che se ne sia consapevoli si può finire per accusare, prima tutta la Sicilia e poi l’Italia di Mafia. Questo è un rischio vivo. Il dibattito sull’espressione “borghesia mafiosa” può rendere conto dei rischi. Se si usa questo concetto si rischia di cadere in una ideologia antiborghese, dice ad esempio Macaluso (ho appena cercato), da qui per uscirne occorrerebbe solo una rivoluzione sociale. Accettiamo che la rivoluzione non sia la soluzione e che il “tutto è Mafia” aiuta la mafia stessa. Bene. Allora. Torniamo a considerare Mafia solamente l’elenco dei punciuti? Magari anche solo quelli che si macchiano direttamente di crimini, meglio se crimini di sangue?

Non può essere la nostra conclusione. Se ci teniamo a liberare lo stato da quella che è una zavorra alla sua espansione, una macchina di sangue, un generatore di corruzione e clientele, un pericolo globale, allora dobbiamo capire il fenomeno mafioso.

La domanda è questa, perché Lo Bello in Sicilia ha detto che avrebbe espulso da Confindustria gli imprenditori che invece di denunciare pagano il pizzo? Perché lo stesso ha fatto la Marcegaglia? Perché la Boccassini ha detto che considererà gli imprenditori che pagano il pizzo a Milano correi con i loro aguzzini?

Perché per interrompere il ciclo mafioso occorre spezzare il ciclo che va dalla Mafia alla Società Civile e dalla Società Civile alla Mafia. Senza questo legame, in cui ci sono infinite gradazioni di responsabilità, in cui occorre distinguere dove usare le cesoie, tutto fuorché facile, cioè astenersi garantisti e giustizialisti da salotto; la Mafia avvizzirebbe.

Fino a quando non sarà condannato per associazione mafiosa non perderà i suoi diritti. Rimane da chiedere, chiunque gode di pieni diritti politici merita la Presidenza del Senato? No. Per esempio, un onestissimo ignorante potrebbe auspicalmente fare il presidente del Senato? Non è possibile, occorrono delle garanzie di aderenza alla carica. Vuol dire che per accedere ad una carica come quella di Presidente del Senato occorre essere conforme a delle caratteristiche che non sono quelle imposte dalla legge, ma dalla moralità pubblica.

Chi sostenga il contrario è costretto a sostenere che non abbia senso parlare di dignità (per aspirare ad una carica) e di moralità pubblica.

Quindi adesso la domanda cambia: Chi abbia difeso un criminale può diventare Presidente del Senato? In generale, si, può diventarlo. Altrimenti tutti gli avvocati sarebbero da escludere perché potenzialmente hanno difeso un criminale.

Il problema è, però, che non tutti i crimini sono sullo stesso piano rispetto alle considerazione sulla dignità pubblica. Anzi. I crimini legati all’associazione mafiosa, l’associazione mafiosa stessa, non sono sullo stesso piano di altri crimini. E’ così, per di più in Italia. Anche solo dal punto di vista logico, la mafia è un tipo di criminalità che è intrecciata strutturalmente con la deviazione dello stato e anche con la sua pratica quotidiana. Proprio per questo, è estremamente necessario che per essere la seconda Carica dello Stato si sia quanto più distanti dall’associazione mafiosa nella scala graduata di cui si diceva prima. Sempre che vogliamo assicurarci una estrema indipendenza delle cariche istituzionali.

Il problema cambia ancora. Essere l’avvocato di un mafioso come Giovanni Bontate in quale punto della scala graduata infinitamente ti pone? Si vuole sostenere che ti ponga al grado zero, cioè al grado di mera e inconsapevole consonanza d’interessi? Non credo proprio. Qui non si parla di avvocati di campagna, qui non si parla di principi del foro casualmente obbligati a difendere un malfattore, non si parla nemmeno di azzeccagarbugli che chiudono gli occhi di fronte ai soprusi del potere. Qui, Francesco, si parla di Mafia. Di Palermo. Non si parla di occasione ma di sistema complesso. Di un mondo che sopravvive ed è sopravvissuto proprio sopra all’indifferentismo morale, al giustificazionismo sociale e, anche, all’enunciazione teorica, salottiera, dei diritti liberali. Nessuno chiede di imprigionare Schifani perché ha difeso Giovanni Bontate. Quello che si chiede, che tutti dovrebbero chiedere, è che si dimetta da Presidente del Senato perché troppo vicino, come si è venuto a scoprire, alla Mafia siciliana. Quand’anche queste fossero informazioni false, oramai, sono troppe le coincidenze.

Consideriamo l’ultimo problema. L’omissione dell’informazione.
Poniamo di accettare che non ci sia l’esigenza della piena pubblicità dei propri trascorsi prima di diventare Presidente del Senato. Rimane fuori una cosa però. Quando Schifani è stato pubblicamente accusato su molti libri ha continuato a non dire niente. Quando Travaglio lo ha accusato in televisione, ha denunciato Travaglio. Quando lo ha fatto il Il Fatto Quotidiano, ha denunciato anche questo. Quando è stato coinvolto in inchieste si è dichiarato innocente e volenteroso di farsi sentire dalla Procura.
In nessun caso però, ha fatto quello che una volta posto il problema avrebbe dovuto fare. Ovvero, esporre tutti i suoi contatti sospettabili all’opinione pubblica.
Si vuole forse sostenere che non avrebbe dovuto farlo?

(Le repliche di Costa nei commenti al suo blog)

Advertisements


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...