Gli immigrati di Vicenza: «Nel fango ci siamo sentiti italiani»

Dal numero di Vita in edicola oggi (a proposito, il giornale è tutto nuovo, dateci un’occhiata)

Oggi in Veneto è tornato il sole (foto Corriere del Veneto)

A Vicenza gli immigrati sono il 17 % della popolazione. In questi giorni circa cinquecento di loro si sono impegnati per spalare il fango dalle strade e dalle case della città allagata. C’era anche Ousmane Condè, presidente dell’Unione immigrati che raccoglie le varie associazioni degli stranieri e riunisce ventidue diverse nazionalità. «Il sindaco ha fatto un appello a tutti i cittadini, e noi abbiamo risposto. Questo è il nostro paese, anche se c’è qualcuno che non ci vuole riconoscere», dice Condè. Ousmane viene dalla Guinea francese, è arrivato in Italia dodoci anni fa come rifugiato politico, figlio di un leader del suo paese deposto da un colpo di stato. Ora fa il magazziniere in un azienda vicentina di telefonia e informatica, alle ultime elezioni regionali è stato capolista per Sinistra ecologia e libertà.
Chi erano gli immigrati che hanno riparato i danni del maltempo?

Lavoratori delle fabbriche della zona, studenti, uomini e donne. Tra di noi c’era chi aveva già avuto esperienza di un’alluvione. Persone che vengono dal Burkina Faso, dalle Filippine, dal Bangladesh, ad esempio. C’è stato un momento in cui un filippino ha spiegato alla Protezione Civile che cosa era meglio fare, gli diceva “guardate, se fate così, poi l’acqua ritorna dopo poco tempo”, loro hanno seguito i suoi consigli. Questa è stata la parte più bella dell’esperienza: aver avuto la possibilità di essere utili alla comunità.
Perché vi siete mobilitati?

Anche se pochissimi dei volontari hanno la cittadinanza, noi viviamo qua. Questo è il nostro paese: qui ci sono i nostri nonni, le nostre sorelle, i nostri nipoti. Per noi è stato un dovere morale, ci siamo subito chiesti che cosa potevamo fare per Vicenza, senza aspettare. A questo ha contribuito l’attenzione che il sindaco Achille Variati ha sempre  avuto nei nostri confronti.
In che cosa consisteva il vostro lavoro?

Abbiamo aiutato a fare pulizia, a spalare il fango, a tirare fuori i mobili dalle case. Mi ha fatto male vedere le famiglie degli italiani che hanno lavorato tutta una vita e hanno visto distrutto tutto quello che avevano, solo perché le istituzioni erano distratte.
Perché i danni sono stati così ingenti?

Le immagini che sono passate in televisione non bastano per rendersi conto di quello che è successo. Bisognava vedere il fango che arrivava a un metro e ottanta di altezza per capire.
Gli imprenditori della zona hanno minacciato di non pagare le tasse. Che cosa pensa di questa reazione?

Qui la gente è alla disperazione, è comprensibile. Molte aziende, tra cui anche quella in cui lavoro io, soffrono la crisi. Non ci voleva anche l’alluvione.

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