«Imperfetti ma mai rassegnati» Ecco i giornalisti di Tom Rachman

Il romanzo d’esordio di Rachman è uno splendido rompicapo costruito su capitoli autonomi che uno dopo l’altro creano un insieme convincente. E, come bonus, è pure ambientato a Roma!

Per lo scrittore americano Nathan Englander è uno dei libri dell’anno (scelto per la Domenica de Il sole 24 ore). Il romanzo è «Best “literary” read all year» per il New Yorker ed è tra i migliori titoli del 2010 anche secondo l’Economist e il New York Times.
Da noi «Gli imperfezionisti» è uscito da qualche settimana.
Qualcuno in Italia ci ha già visto una sorta di canto del pressapochismo e di celebrazione del trionfo delle opinioni dopo la morte dei fatti. Ma l’autore non la pensa proprio così.
Ne ho scritto per l’ultimo numero di Vita, di seguito il testo integrale dell’intervista.

Su «Cultural baggage», il blog della giovane giornalista canadese Courtney Clinton, la trovate in lingua originale.

Una redazione romana di un giornale americano. Undici personaggi che ruotano attorno al quotidiano, chiamato da tutti semplicemente the paper. Si va dal pigro curatore della rubrica dei necrologi al pignolo caporedattore che perde le staffe se qualcuno usa l’avverbio «letteralmente», dalla risoluta direttrice all’anziano corrispondente da Parigi incapace di usare l’email. Sono Gli imperfezionisti, gli eroi del primo libro di Tom Rachman, appena uscito in Italia per Il Saggiatore. L’autore, 36 anni, canadese, si presenta così: «Sono nato a Londra, a 7 anni mi sono trasferito a Vancouver, ho frequentato l’università di Toronto e New York, da giornalista ho fatto il corrispondente da India, Sri Lanka, Giappone, Corea del Sud, Turchia e Egitto, ho scritto il libro a Parigi». La Roma che descrive l’ha conosciuta lavorando per l’Associated Press, nella redazione di Piazza Grazioli. Nel libro la capitale è descritta minuziosamente, con precisi riferimenti a luoghi e abitudini. Per il suo esordio letterario Rachman si è già guadagnato la copertina della The New York Times Book Review, da noi Gli imperfezionisti arriva solo ora, dopo essere stato tradotto in tutto il mondo. Rachman risponde alle nostre domande sul giornalismo, l’Italia e Berlusconi.
I giornalisti che ritrai non sono né santi né carogne. Sono tutti imperfetti. Vuoi dire che l’imperfezione deve portarli alla rassegnazione? A non cercare la verità?
I protagonisti sono giornalisti imperfetti ma mai rassegnati. Piuttosto si sforzano, combattano, agognano sempre qualcosa. Questo è ciò che ci fa amare la gente: dedizione e passione nonostante l’impossibilità di molte delle nostre aspirazioni. Lottare per la perfezione è umano; ottenerla sarebbe inumano.
Il giornalismo di strada, quello che «consuma la suola delle scarpe», come si suol dire, è finito?
La crisi finanziaria nel settore dei media, che precede di molto la crisi economica globale – ha fatto sì che ci siano meno risorse per pagare il genere di informazione di prima mano a cui fai riferimento. È un peccato e un pericolo, così i giornalisti finiscono col ripetere i pregiudizi che hanno letto altrove anziché controllare direttamente. Spesso un reporter scopre la vera storia solo uscendo dall’ufficio, parlando con la gente, creando contatti personali. Molti giornalisti sono ancora votati a questo genere di professione e credo che molte altre scarpe saranno consumate.
Le scuole di giornalismo servono a qualcosa?
Ho imparato di più dal mio primo lavoro che frequentando la scuola. Però ho ottenuto il lavoro perché avevo fatto la scuola: uno dei miei professori mi ha assunto. Quindi nel mio caso ne è nettamente valsa la pena. Inoltre le discussioni di etica del giornalismo fatte a lezione si sono rivelate davvero preziose. Quando sei sotto la pressione della chiusura, di rado i giornalisti contemplano l’etica. Invece, avendo passato ore a scuola a discutere di questi temi, ero preparato ad affrontare situazioni del genere.
Uno dei pochi personaggi italiani del libro fa il portavoce di Berlusconi. Ti sei ispirato a qualcuno?
I personaggi non sono basati su persone reali, mi ha ispirato il contesto generale del mondo dell’informazione conosciuto nei miei anni a New York, Roma, Parigi. Per quel che riguarda il portavoce del Pdl che descrivo nel libro, volevo un personaggio che spiazzasse le aspettative della donna direttore del giornale. Lei è ostile a Berlusconi ma allo stesso è attratta dal suo portavoce; questo crea una tensione divertente.
C’è una scena bollente ambientata nella sede del Pdl, è un caso? Perchè hai scelto quel luogo per una scena sexy?
Non mi è mai capitato nulla di lontanamente sexy in una sede di partito, se è questa la domanda. La scena c’è solo perché i personaggi sono sposati. E un ufficio fuori dall’orario di lavoro è un luogo adatto alla seduzione.
Il personaggio del berlusconiano è uno dei pochi del libro ad apparire equilibrato e soddisfatto. Chi sono secondo te gli italiani che hanno sostenuto Berlusconi?
A questa domanda risponderebbero meglio di me i sondaggi d’opinione. Quello che posso dire è che il successo e la longevità di Berlusconi in Italia sono raramente spiegati in modo adeguato, in particolare dai media internazionali, che tendono a descriverlo con una combinazione di sgomento e divertimento. La sua è una figura politica simile a quella di George W. Bush, nel senso che la sua popolarità in patria lascerà sempre perplessi quelli che si trovano dall’altra parte dell’oceano.

Tom Rachman

Che opinione ti sei fatto del giornalismo italiano?
Ci sono molti giornalisti di talento, ma lavorano in un sistema che considero fragile. Enfatizzano irrilevanti battibecchi politici o banali sviluppi quotidiani. Sono sconcertato dal tempo dedicato al traffico e al maltempo. Dove sono le inchieste sulle iniquità e gli illeciti nella vita di tutti i giorni? Se c’è uno scandalo emerge dalle indagini giudiziarie non dalle inchieste giornalistiche. E questa è un accusa schiacciante per i vostri media.Ogni paese ha bisogno di una stampa forte, per controllare il potere, segnalare l’immoralità, condannare la corruzione. Non mi sembra che in Italia ci sia questo tipo di stampa.
Il finale fa pensare che il giornale di carta sia destinato a morire. E’ cosi? il futuro è solo sul web?
Il giornale vecchio stile non riavrà mai il potere che aveva una volta. Ormai i lettori sono abituati a informazioni gratuite e veloci, ottenute da fonti diverse. L’idea di aspettare un giorno per sapere cos’è accaduto ieri è inimmaginabile. Anche pagare per le news è difficile da accettare per molti. Quindi la domanda è: chi è il prossimo? Le news online? I lettori digitali come l’Ipad? O forse uno strumento ancora da inventare? Comunque sia i lettori non cambieranno la loro natura: saranno sempre curiosi e apprezzeranno sempre l’informazione di qualità. Spero che quando questo triste momento per la stampa tradizionale sarà passato avremo salvato ciò che c’era di apprezzabile nel vecchio sistema, e forse abbandoneremo qualcuna delle sue caratteristiche peggiori. Di una cosa sono certo: buono, cattivo o imperfetto che sia, il giornalismo sarà sempre con noi.

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One Comment on “«Imperfetti ma mai rassegnati» Ecco i giornalisti di Tom Rachman”

  1. […] by Antonio Sgobba For the American author Nathan Englander The Imperfectionists, by Tom Rachman, is one of the best […]


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