Diario di un addio

Non sono passati due anni, sono passati oltre diciannove anni da quando mia figlia è morta, da quando non abbiamo più potuto metterci in contatto con lei e percepirla.

Così dice oggi Beppino Englaro, in un’intervista al Corriere della Sera. Il 9 febbraio 2009 veniva staccata l’alimentazione forzata che teneva artificialmente in vita Eluana Englaro.
Beppino cita spesso Pulitzer:

Diceva che l’opinione pubblica ben informata è la nostra corte suprema, perché a essa ci si può sempre appellare contro le pubbliche ingiustizie e gli errori del governo.

Non si può dire che in quei giorni l’opinione pubblica fosse proprio ben informata. O almeno, questo è il ricordo che ha anche Pietro Scarnera, in quel periodo in una condizione molto vicina a quella degli Englaro.
Il padre di Pietro era in stato vegetativo da qualche mese. Il racconto di quei giorni passati in clinica è ora in Diario di un addio, il libro che Pietro ha scritto dopo la morte del padre. E’ un fumetto; o meglio, una graphic novel. Qualche settimana fa l’autore mi raccontava da dove venivano le sue ottanta pagine disegnate con tratto pulito, preciso e toccante, nate proprio negli ultimi giorni di Eluana:

Il bisogno di raccontare mi è venuto quando, con il caso Englaro, lo stato vegetativo è diventato argomento di dominio pubblico. Se ne parlava dappertutto, ma in maniera non corretta: nessuno spiegava che cosa voleva dire trovarsi in quella condizione,condizione che io e la mia famiglia stavamo attraversando accompagnando lo statro vegetativo di mio padre.
Facevamo fatica a guardare la tv: nelle fiction c’è sempre quello che va in coma, di solito l’immagine standard di uno che dorme. Poi gli parlano, e lui si sveglia. È quello che avevamo in mente anche noi, e i primi giorni io ero arrabbiato perché quell’immagine non è la realtà. Allora mi è venuta voglia di dire la mia. Ci sono riuscito solo molto tempo dopo. Durante, il dolore era difficile da raccontare.

(Continua a leggere l’intervista a Pietro Scarnera)

Illustrazione: pensieridieri

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