links for 2011-03-02

  • Christian Raimo, Minima et moralia:
    «E allora, che strategia contrapporre?
    Inchiodali al loro linguaggio, diceva Aristotele. Quando dicono tutto e il contrario di tutto, quando smentiscono quello che hanno appena detto, fagli riconoscere che esiste il principio di non-contraddizione. Ma se non ammettono nemmeno il principio di non-contraddizione? (…)»
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2 commenti on “links for 2011-03-02”

  1. Fulvio Sguerso ha detto:

    Contraddirsi è umano. Disumano negare di contraddirsi accusando gli altri di contraddire in malafede che in malafede si contraddice. Chi ha orecchi per intendre intenda. E chi non ha orecchi per intendere? Faccia intendere agli altri la sua volontà, con le buone o con le cattive. In fondo quello che conta non è il sapere ma il potere. O mi sbaglio?

    • sofia ha detto:

      Il mito della caverna?
      Immaginiamo che un gruppo di uomini sia vissuto fin dall’infanzia in una caverna sotterranea, collegata all’esterno da una galleria piuttosto lunga…
      Nella caverna, il vecchio mondo? E all’esterno?
      Banche etiche? Finanzia solidale? Commercio equo e solidale? Cesar Chavez? Gruppi d’acquisto solidale? Permacultura? Energie rinnovabili? Agenda 21? Imprenditori sociali e innovatori? Ashoka? RSI? Triple Bottom Line? Scuole che adottano la pedagogia della lumaca? Don Milani? Ospedale che cura gratis 2 pazienti su 3? Giornalisti della non violenza? Cittadini consapevoli? Consumatori critici?…Insomma sta nascendo un’altra civiltà?
      Adesso immaginiamo che gli abitanti della caverna, seduti con la schiena rivolta verso l’apertura, abbiano catene al collo e alle gambe e quindi non possono girarsi verso la luce…
      Simone Weil, osservava: «Noi nasciamo e viviamo nella passività. Non ci muoviamo. Le immagini passano davanti a noi e noi le viviamo… Ciò che viviamo, a ogni istante, è ciò che ci è offerto dal presentatore di marionette… I cinema sonori somigliano abbastanza a questa caverna. Ciò mostra quanto noi amiamo la nostra degradazione».
      Oggi, le uniche pareti che gli uomini, incatenati dalla passività, possono vedere, sono la Tv e la stampa. Per gli uomini inchiodati a questa visione delle cose, una banca etica, non esiste oppure è per forza come le banche della caverna. Per lo più, per quelli che hanno cominciato a girare la testa ma senza approfondire, è una cosa stranissima quasi extraterrestre.
      Francamente, in quale realtà vogliamo vivere?
      Vogliamo continuare a guardare quello che non va nel vecchio mondo o vogliamo cominciare a girare la testa verso il mondo fuori dalla caverna?
      Essere dei meccanici ostinati a riparar (o criticare) un motore che ha un errore di concezione o essere ostetriche che si attivano a partorire un’altra generazione?
      Fuori della caverna ci sono persone che contribuiscono alla nascita di altri modelli e immagini?
      Nella maggior parte, coloro non sono né Premio Nobel, né Star, né sulla Scena Politica, né Re…Non sono sulla parete della caverna. E tutti quelli che sono seduti la schiena rivolta verso l’apertura non le vedono. Infatti, sono donne e uomini che, senza fare tanto chiasso e spesso nel più assoluto silenzio, sono riusciti semplicemente a costruire il mondo che sognavano invece di subire quello esistente.
      Nel suo articolo “Critici e autocritici per vincere Berlusconi”, il giornalista Christian Raimo scrive nel quotidiano Il Manifesto:
      “Ma usare l’anima razionale vuole dire essere capaci ogni giorno di essere autocritici oltre che critici, avere il coraggio di elaborare le contraddizioni (sul ruolo della scuola, sulla laicità, sull’uso della donna nei media,…etc…) qui, dalla nostra parte, altrimenti possono cadere mille Berlusconi, ma essere sconfitti saremo sempre noi.”
      Avere il coraggio di elaborare le contraddizioni?
      Allora cominciamo a guardare la prima e forse l’unica contraddizione da elaborare: Noi.
      “Noi ci troviamo in una contraddizione permanente a intrattenere e nutrire quello che desideriamo abolire. Abbiamo creato una specie di ghetto del pensiero secondo criteri che non rimettiamo più in questione. Come se il sistema generasse il suo pensiero e pensasse al posto degli uomini.”. (Pierre Rabhi)
      Noi siamo diventati banali servitori di questo sistema e, di fatto, siamo complici, certo in modo inconsapevole, ma la nostra complicità non è per questo meno efficace.
      Tutti banali servitori? Anche i redattori dell’informazione?
      Vogliamo elaborare le contraddizioni sul ruolo della stampa?
      Immaginiamo ora un video montaggio che riprende su l’arco di un anno titoli e immagine di apertura del nostro quotidiano.
      Adesso guardiamo questa proiezione che distilla l’essenza di quello che consumiamo nell’arco di un anno, giorno per giorno.
      Quali parole possiamo associare a questa visione delle cose?
      Innovativo? Alternativa? Propositivo? Costruttivo? Educativo? Formativo? Non violenza? Pace? Biodiversità? Pluralismo?…
      Nell’atto di informare le finalità sono tante:
      Sviluppare la creatività? Far uscire della passività? Spingere a esplorare altri mondi? Stimolare a essere altro o semplicemente se stesso? Permettere di partorire pensieri o idee alternativi? Proporre una cultura nuova? Coltivare “graines de possibles” (Pierre Rabhi)?
      La finalità prioritaria di una redazione non è implicita nel titolo e l’immagine di apertura del suo giornale?
      Avere il coraggio di elaborare le contraddizioni qui, dalla nostra parte? Altrimenti possono cadere mille Berlusconi?
      Nell’allegoria della caverna, la galleria che collega la caverna all’esterno è piuttosto lunga.
      Per forza, questo percorso assai lungo è un’autoanalisi!
      Anche se non piace, siamo pronti a intraprendere questo processo che permette di non essere di nuovo sconfitti?
      Con solidarietà, Sofia Jocama.


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