Gli indignados italiani, spazzati via da Scilipoti

Gli studenti nelle piazze e per le strade, il governo sul punto di cadere. Era il dicembre 2010. Se le cose fossero andate com’era prevedibile, se non ci fosse stata la compravendita dei deputati che consenti a Berlusconi di ottenere la fiducia, forse oggi ci ritroveremmo a parlare di italian revolution. Un movimento di protesta giovanile che fa cadere il governo. Cinque mesi prima della spanish revolution della Puerta del Sol. Se ci troviamo in un punto diverso della storia, dobbiamo dire grazie ai Responsabili.

L’ultima volta che gli studenti italiani si guadagnarono le prime pagine fu il 23 dicembre, dopo essere stati ricevuti dal Presidente della Repubblica. Che cosa pensano oggi i dodici ragazzi saliti al colle più alto? Ho cercato la risposta in un articolo per Vita di questa settimana

In Spagna, dopo la protesta dei giovani, Zapatero ha subito la più pesante batosta elettorale in sette anni di  governo. È stato il risultato più evidente della cosiddetta spanish revolution. Lo hanno chiamato il «movimento 15 maggio», dal giorno in cui le proteste hanno raggiunto il culmine. E da noi? Gli indignados, i giovani che protestavano al grido «noi la crisi non la paghiamo» c’erano stati almeno cinque mesi prima. Era il dicembre 2010, l’approvazione della riforma Gelmini aveva portato studenti e ricercatori sui tetti delle facoltà e dei monumenti di Roma e Torino, così come oggi i ragazzi spagnoli occupano le piazze della movida di Madrid. L’apice si era raggiunto il 22 dicembre: quel giorno dodici ragazzi furono ricevuti dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Per capire dov’è finita l’indignazione italiana forse bisogna tornare a quella foto di gruppo. Quattro ragazze e otto ragazzi, i volti sorridenti per la soddisfazione di essere stati appena ricevuti dal capo dello stato. Com’è finita l’italian revolution? Lo abbiamo chiesto a loro.

«Abbiamo perso». Natascia Cirimele, 23 anni, studentessa di lettere alla Sapienza, non ci gira troppo intorno. «Quell’incontro con Napolitano non ha prodotto nulla. Tutto è rimasto uguale a prima: il sistema è cristallizzato. Per gli studenti è stata un’altra sconfitta, dopo quella subita dal movimento dell’Onda nel 2008. Non c’è neanche più la speranza che si possano cambiare le cose». Neanche le immagini della Puerta del Sol occupata riescono a farle pensare che le cose si possano muovere anche da noi: «Certo, a livello europeo subiamo lo stesso tipo di problemi, la precarietà è identica tra noi e loro, ma da noi l’opinione pubblica non è ancora capace di rispondere a queste sollecitazioni».

Massimiliano Tabusi era il più anziano del gruppo, 42 anni, è stato sul tetto della Facoltà di Architettura, lui era l’unico dei dodici ad avere più di quarant’anni. Fa il ricercatore all’Università per stranieri di Siena, dà uno sguardo da geografo di professione: «Ci sono molte analogie, soprattutto nell’uso dello spazio, nel modo in cui ci si appropria di luoghi di alto valore simbolico». Lui è meno pessimista sul giudizio da dare al movimento italiano: «La nostra mobilitazione ha comunque gettato un seme, i nostri temi sono entrati nell’agenda pubblica. L’onda lunga si è vista anche alle ultime elezioni».

Eppure la distanza dalla politica è al centro delle proteste. In Spagna i ragazzi non si riconoscono più né nel Psoe di Zapatero né nei Popolari di Rajoy. In Italia? «Lo scollamento è insanabile. La maggior parte dei ragazzi che protestavano, me compresa, non andava a votare», dice Natascia. «Ma non siamo né qualunquisti né populisti, vorremmo che i partiti imparassero ad ascoltare, ci vorrebbe un ricambio della classe dirigente», specifica Elena Monticelli, la 24enne rappresentante di Economia alla Sapienza. «Non siamo antipolitici, la vera antipolitica è in parlamento. Il problema è che manca una vera alternativa», aggiunge Claudio Riccio, 26 anni, salito al Quirinale per gli studenti di Scienze Politiche di Bari. Nel frattempo, alla Sapienza, sono stati organizzati incontri di solidarietà con i coetanei spagnoli. Assemblee poco partecipate, forse per via dell’estate alle porte.

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3 commenti on “Gli indignados italiani, spazzati via da Scilipoti”

  1. pepito ha detto:

    Non capisco qual’è il nesso tra i responsabili e la italianrevolution.

    In spagna x esempio la “revolución” si è fatta prima e dopo le elezioni “regionali” e amministrative.
    Non è caduto nessun governo né prima né dopo.

    Dal tuo/vostro articolo si evince invece che se Berlusconi non avesse preso la fiducia grazie ai responsabili ci sarebbe stata una “revolution” anche da noi. Quando in Spagna non si mettono ad aspettare che cadano i governi ma agiscono INDIPENDENTEMENTE dalle logiche politiche fatte di inciuci e porcherie varie.

    • Antonio S. ha detto:

      Gli intervistati mi hanno detto: abbiamo perso, la riforma Gelmini è stata approvata, ma il 14 dicembre il Governo stava per cadere. E’ solo una suggestione, non c’è un nesso causale e la storia non si fa i controfattuali. Però, se oggi ci siamo quasi dimenticati di quelle proteste e anche perchè gli eventi sono andati in un certo modo per via di alcune caratteristiche specifiche della nostra classe politica. Le mie quindi non sono considerazioni su quel movimento – che comunque credo si muovesse in modo abbastanza indipendente dalla politica.

      • pepito ha detto:

        Forse ci siamo dimenticati di quelle proteste è perché l’opinione pubblica italiana non è piu capace di indignarsi in massa… dove andremo a finire?


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