I social network dei vicini di casa

I nostri vicini preferiti sono quelli che non mettono la password al wifi? Una delle rare interazioni con chi abita nei nostri paraggi avviene attraverso smartphone o pc, quando visualizziamo un elenco di reti private per la connessione. Stringhe di lettere o di numeri — a volte buffi nomignoli — quasi sempre affiancati dall’icona di un lucchetto. Per il resto, sembra che dai vicini ci possano arrivare solo guai: in Italia, secondo il Censis, le cause civili pendenti tra condomini sono almeno 130-140mila. Le ragioni dei contrasti: uso degli spazi comuni, decoro dello stabile, rumori o odori molesti, presenza di animali. Nella sua storia del vicinato dal medioevo ai giorni nostri (Cheek by Jowl: a History of Neighbours, Bodley Head, 2012) la ricercatrice inglese Emily Cockayne descrive un’età dell’oro in cui i vicini ti accompagnavano dalla culla alla bara, sempre presenti e partecipi. Ora saremmo giunti al punto più basso della parabola: «Mai stati così distanti dai vicini», scrive la storica. «Il nostro vicino ideale non si intromette e non disturba, non dà niente e non vuole niente». In pratica non esiste. «I ricchi non hanno vicini», ricorda Cockayne.

(Articolo uscito su La Lettura del 28 ottobre 2012, continua a leggere su Corriere.it)

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