La Cosa 25 anni dopo

Tra il 22 novembre e il 19 dicembre del 1989 Nanni Moretti girò tra le sezioni del Pci per documentare le reazioni degli iscritti in seguito alla decisione dell’allora segretario Achille Occhetto di cambiare nome al partito. Sono passati 25 anni. Che cosa rimane di quelle discussioni? Ci sono ancora le sezioni? E i militanti?
Un mio articolo per Pagina 99

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Primarie a Milano: lo scrutinio in diretta

Ha vinto Pisapia (foto). Flavio Bini in diretta dal quartier generale di Via Pergolesi ci ha comunicato i risultati (qui tutta la giornata).

festeggiamenti concitati e sfocati


Primarie a Milano: il voto via Twitter

E’ il grande giorno. Oggi Milano sceglie il candidato del centrosinistra. I sondaggi danno Boeri e Pisapia testa a testa.  Per sapere dove e come si vota questo è il sito. I seggi chiudono alle 20, votano anche 16enni e stranieri. Intanto piove. Da questo blog cerchiamo di seguire via twitter la giornata. A urne chiuse con Flavio Bini (quello di duemilanundici) vi raccontiamo lo scrutinio, scheda dopo scheda.

(continua qui)

http://twitter.com/#!/ansa_topnews/status/3810620046581760

http://twitter.com/#!/corriereit/status/3793238943072256

http://twitter.com/#!/NikiVendola/status/3760858660347904


Il Pd di Renzi e Civati in quattro minuti

Il valoroso Flavio Bini era alla Stazione Leopolda. Ecco quello che ha visto a Firenze:


Le primarie a Milano: il terzo gode

Ieri sera il costituzionalista Valerio Onida, 74 anni, ha presentato la sua candidatura alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Milano, mettendo in qualche difficoltà il candidato sostenuto dal Pd, l’architetto Stefano Boeri, 44 anni. Nel frattempo, per il terzo uomo – il primo a farsi avanti – l’avvocato Giuliano Pisapia, 61 anni, era «una serata ideale da trascorrere in casa», come scrive sul suo diario online, nel post «Serata di autunno precoce, quella di ieri…». Mentre la sinistra moderata e riformista si divideva, Pisapia si godeva la pace domestica. Ecco un brano dal blog dell’avvocato:

Il caso ha voluto che proprio ieri, serata anche di partita dell’Italia, saltasse l’incontro che avevo programmato e alle nove e mezza della sera mi ritrovassi libero. Libero di fare quattro passi, di togliere la giacca e di sprofondarmi, finalmente!, sul divano.

Confesso che questa è una delle mie perversioni: invece che a tavola, mi piace da morire pranzare seduto sul divano. Sarà che arrivo alla sera stremato,  ma mangiare senza dover essere costretto a stare composto – come ci insegnavano da bambini: «stai composto, a tavola!»  – è una delle cose che mi rilassa di più.  Non sempre mi è concesso: ma in questi mesi anche la mia vita familiare si piega al mio impegno politico e, ammetto, sono molto tolleranti. Dunque la serata è andata proprio come piace a me: un bicchiere di prosecco per aperitivo, un piatto di pasta, del formaggio di un alpeggio della Val Formazza e una créme caramel. Sarà che non facevo un pasto casalingo da settimane, ma la puttanesca di ieri sera superava tutte quelle che ricordo. La nostra ricetta è semplice: acciughe e un profumo di aglio, quindi i pelati e le olive nere (ma, attenzione, devono essere quelle al forno) insieme ai capperi. Una bontà.


Notizie dagli scavi: Sedici anni buttati

Un mucchio di giornali abbandonati all’angolo di una strada. Qualche passante, nessuno si ferma. In via Cassano d’Adda, all’altezza di via Riva di Trento. Periferia sudest di Milano, poco distante da Corvetto. Non sono semplicemente i quotidiani di ieri di cui ci si libera nelle pulizie del mattino.

Quei giornali dicono molto di chi li ha lasciati lì. Decine di vecchi numeri de Il Manifesto, le copie che celebravano il ventennale del quotidiano comunista. Qualche esemplare de Il Gambero rosso, all’epoca solo l’inserto gastronomico del quotidiano fondato da Pintor e Rossanda. Mesi e mesi di Cuore, l’inserto satirico de L’Unità. Tutto porta date che vanno dal 1993 al 1994.

Tranne un catalogo Ikea del 1995. L’unica pubblicazione del mucchio a non avere un’esplicita connotazione politica. I mobili svedesi immutati negli anni. E il resto?

Tutto da buttare. Perché farlo proprio oggi?

Procedendo a caso, si può estrarre uno speciale de Il Manifesto. Titolo: «Capitale e lavoro». In copertina si leggono parole come «Dai duecentomila della Fiat riparte la lotta», «controffensiva padronale», «quattro ore di sciopero in tutto il complesso nel corso della trattativa tra sindacati e azienda».

Le parole di Marchionne dell’altro ieri: «Non è possibile gettare le basi del domani continuando a pensare che ci sia una lotta tra ‘capitale’ e ‘lavoro, tra ‘padroni’ e ‘operai’”». Cosa avra pensato l’anonimo lettore? Sarà parsa una stanca ripetizione del titolo di Cuore del 5 marzo 1994: «SIETE POVERI? CAZZI VOSTRI!», sull’asfalto poco più in là.

Emerge un Cuore del 2 luglio 1994: «DOPING! VELTRONI POSITIVO. Stroncato sul nascere il volo del pibe de oro della sinistra». Nel catenaccio: «Avrebbe leccato figurine all’extasy – D’Alema: “Ecco cosa succede a voler essere moderni ad ogni costo”». Si può immaginare commento più stringente alla lettera al paese dell’ex segretario Pds-Pd?

Nella gloriosa rubrica «e chi se ne frega» svetta un Giorgio Napolitano del 30 dicembre 1993: «è stato un anno tormentato ma fecondo».

Rovistando si trova anche un coupon da ritagliare: «Cuore – Primarie – Scheda per il voto – Primo turno: Il mio leader ideale è». Segue linea tratteggiata. Le primarie. Chieste dalla cosiddetta base e malviste dal partito. La nazionale di Roberto Baggio sconfitta negli Usa nella pagina accanto. Oggi la consultazione degli elettori la fa provocatoriamente Il Fatto dal suo sito. «D’Alema trema: le primarie di Cuore mettono fuori gioco botteghe oscure». Stesso esito, tre partiti dopo.

Forse è il caso di sedersi un attimo a leggere l’editoriale di Michele Serra del 18 giugno 1994, titolo: «La fortezza della solitudine»

I dirigenti del Pds (…) sono, volenti o nolenti, proprio una nomenklatura. (..) Sanno che appellarsi al partito in carne e ossa, smettere di contarlo e farlo finalmente contare ben al di là di quel ruolo di gigantesca “quinta” da comizio, farlo votare per eleggere il nuovo capo (…) sarebbe il solo modo per liberare se stessi dai giochi di corridoio, dai “colloqui” riservati a quattr’occhi, dalle dichiarazioni fasulle ai giornalisti (…) Dovremmo demolire Botteghe Oscure mattone dopo mattone per liberare i prigionieri. Bisognerebbe tirarli fuori, questi vecchi ragazzi perennemente chiusi in riunioni che ricordano ormai da vicino l’Azione Parallela dell’Uomo senza qualità di Musil, e ricordare loro che ci somigliano, o almeno ci somigliavano. Non so: portarli al mare, ai monti, al cinema, dovunque possano dimenticare il loro funebre ruolo di custodi del Nulla. Nessuno al mondo, se vive male lui, può far vivere meglio gli altri.

Chi ha deciso di liberarsi di tutte queste parole? Perché? Cosa avrà pensato in questi giorni? Come avrà reagito alla lettera di Bersani a Repubblica?  – scritta in politichese stretto, per sua stessa ammissione.

I lavoratori della Fiat, Veltroni e D’Alema, Berlusconi sempre lì. Un giorno d’agosto fai ordine in soffitta e ritrovi questi vecchi giornali. Che fai? Butti via tutto. Pensi: a che cosa sono serviti 16 anni? Quanto è cambiato nella tua vita? Quanto è cambiato nel paese? Allora metti insieme tutta quella carta impolverata e la lasci per strada. Come se non fosse buona neanche per la raccolta differenziata.

(foto: Giulialaura)


Compagni, spaghetti e candidati: Una notte democratica a Milano

Dopo un po’ la base sbotta. Lo scrittore spiega che dobbiamo emozionare, dobbiamo andare nei quartieri, a parlare con la sciura maria e il sciur oreste. Che non lo facciamo più e lo fa solo la Lega. A quel punto la coordinatrice del Pd della Zona 9 di Milano non si tiene più. Noi ci andiamo nei quartieri, stiamo ai banchetti, parliamo con le sciure. Tutti i giorni, dice. Gianni Biondillo sembra voler rispondere: Guardi che non ce l’avevo con lei. Ma lei rincara la dose: e basta con questa favola che la base è una cosa e i dirigenti sono un’altra, noi i nostri dirigenti ce li siamo scelti con le primarie, continua. Il pubblico applaude convinto la militante, freddo verso lo scrittore.

E’ successo ieri sera alla Notte Democratica, incontro convocata in vista delle elezioni comunali del 2011 da Pippo Civati e Carlo Monguzzi al circolo Pd di Affori “Gino Giugni”, vecchia sede Pci, sedie in ferro blu, zanzare assassine e cucina da festa dell’Unità. (Un centinaio i presenti secondo Repubblica, quando sono arrivato ce n’erano un po’ meno). Monguzzi chiama tutti «Compagne e compagni», qui nessuno si offende. I fioroniani non si spingono ad Affori. La discussione è andata avanti fino a mezzanotte circa. E’ passato per un saluto anche Giuliano Pisapia, il candidato alle primarie della sinistra radicale. I democratici presenti lo hanno accolto bene. Tutti a fargli i complimenti. «Pisapia è un ottimo candidato», «una persona per bene», «bravo», «capace». L’avvocato poi ricambia lodando la pasta preparata dai compagni e dicendo che lui vuole parlare con tutti, unire e non dividere. Davide Corritore sta seduto in un angolo alle sue spalle, si sventaglia con un piatto di plastica.

Tra i più applauditi del dopocena c’è il segretario provinciale Roberto Cornelli, il sindaco di Cormano, non molto distante da Affori. Risveglia l’orgoglio democratico. Promette che le primarie si faranno. Soddisfazione generale. Chi sarà il candidato Pd? Su questo Cornelli non dà lumi.

Poi tocca al consigliere comunale Corritore. Illustra le iniziative del laboratorio coordinato da lui: Change Milano. Tutte proposte fighissime: banda larga, nuova finanza civica, rete civica alimentare, un agenzia di microcredito per i giovani. La domanda è: ma questo splendido programma di chi è? Un regalo del Pd a Pisapia? Sarà Corritore stesso a candidarsi? Non si capisce. Il consigliere comunale dice che quest’occasione per il centrosinistra milanese è «come il rigore per il Ghana all’ultimo minuto. Il riscatto per un intero continente». Qualcuno fa gli scongiuri: il turno poi lo hanno passato gli uruguayani.

A proposito di penalties, intervengono pure i ragazzi di 11 metri (qui la descrizione dell’associazione). Una ragazza dice che «Ieri da Pisapia si respirava l’aria che c’era nella mozione Marino». Ora è Civati, memore del 13% raccolto dalla mozione di  cui faceva parte, a fare gli scongiuri. Ad inizio sera Biondillo gli dice «Tu sei un cazzo di milanese, altro che cityuser». Lui nicchia, l’obiettivo stasera era chiedere le Primarie, ha proposto anche una data: «10-10-10». A ottobre mancano meno di tre mesi, la calda notte democratica del 13 luglio si chiude con le conclusioni di Monguzzi e l’evocazione di una spaghettata.