Primarie a Torino. Petrini candidato? «Non ci penso nemmeno»

(pubblicato su Vita.it)

Carlo Petrini candidato sindaco di Torino? «Non ci penso nemmeno», risponde il fondatore di Slow Food  contattato da Vita.it. Oggi l’ipotesi è stata avanzata dal quotidiano Italia Oggi: il guru dell’alimentazione sostenibile metterebbe d’accordo tutti, dal Pd a Vendola. Ma l’interessato smentisce seccamente: «Per l’amor del cielo, ma lasciate perdere» dice Petrini. «Non c’è nulla di concreto in questa ipotesi: non sono stato contattato e in ogni caso non sono disponibile», continua. Anche se il suo nome può servire a superare le divisioni del centrosinistra torinese? «Sono troppo impegnato, ho già tante cose da fare, nella vita bisogna scegliere. Si pensi piuttosto a trovare davvero una candidatura che metta tutti d’accordo», conclude Petrini.

Viene così accantonata in fretta l’ultima fantasiosa ipotesi per la corsa verso le amministrative del 2011 nel capoluogo piemontese. Rimane in campo quindi la candidatura di Piero Fassino, avanzata dal Partito democratico dopo la rinuncia del rettore del Politecnico Francesco Profumo. Il candidato civico sembrava la soluzione migliore per il dopo Chiamparino, ma qualche giorno fa ha fatto il definitivo passo indietro, dopo i disaccordi con i partiti che avrebbero dovuto sostenerlo. Ora il favorito sembra l’ex segretario Ds, anche se forse dovrà affrontare le primarie. E anche sotto la Mole potrebbe arrivare un candidato vendoliano: si fa il nome di Antonio Ferrentino, segretario provinciale di Sinistra ecologia e libertà e leader dei locali comitati No Tav.

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Che fine ha fatto il McZaia?

L'ex ministro Zaia con l'ad di McDonald's Italia Roberto Masi

E’ scomparso il McItaly. Ieri se n’è accorto Il Venerdì di Repubblica: “La vita brevissima del McItaly, lanciato da Zaia e sparito con lui”. La notizia l’aveva segnalata Vita dieci giorni fa. Loranzo Alvaro si era fatto un giro dei McDonald’s italiani:

McD. «Pronto Mc Donald’s posso esserle utile»
Vita. «Si mi scusi, solo un’informazione: è disponibile il menù Mc Italy?»
McD. «No mi dispiace è finito da un mese e mezzo»

Questa la risposta del McDonald’s di Mestre Stazione. La stessa risposta anche se con sfumature diverse ci è stata data in altri nove punti vendita da nord a sud. Venezia Strada Nuova, Milano Duomo, Milano Centrale, Roma Termini, Roma Fontana di Trevi, Napoli P.zza Garibaldi, Napoli Doganella, Palermo Stazione e Catania P.zza Stesicoro. Chi si limita ad un secco «no» chi azzarda un «è stato sospeso» e chi con sicurezza indica che «è un evento terminato» o «una promozione scaduta».

Eppure il ministro Zaia aveva fortemente voluto il panino con prodotti italiani:

McItaly è un grande obiettivo che mi ero prefisso e che è stato realizzato. Consentendoci di guardare al futuro e di allargare gli orizzonti della nostra agricoltura. Un network mondiale come McDonald’s rappresenta un importante sbocco in nuovi segmenti di mercato per i nostri contadini. La nostra agricoltura non poteva perdere quest’occasione, come dimostrano i numeri: 1000 tonnellate di prodotti italiani utilizzate, per un valore di 3,5 milioni di euro

 Via lui dal Ministero dell’agricoltura, via il panino. Per McDonald’s Italia è tutto normale. “Era un prodotto stagionale”, dicono. Il McItaly non è mai piaciuto a Slow Food. E Petrini aveva avvisato: “Il 21 marzo sparirà  dai fast food”. 

Ora Il Venerdì si fa una domanda legittima:

è stato richiesto da oltre tre milioni di clienti, con un ricavo, stimato dall’ex ministro, per i fornitori italiani, di 3,5 miliardi. E allora perchè si è smesso di proporlo?

Non era un “grande obiettivo”?, un “importante sbocco”, un’ “occasione da non perdere”non doveva “allargare gli orizzonti”? Chissà cosa ne pensa la sua multinazionale dei contadini.


La svolta di Slow Food: Un tesoretto per fare politica. Intervista a Petrini

Carlo Petrini illustra le nuove strategie. Per la prima volta accantonati 800mila euro. “Senza indipendenza economica non si possono difendere i nostri principi”.
(Intervista realizzata per Vita – Non profit magazine in edicola questa settimana)

Tempo di cambiamenti per Slow food. Nell’associazione nata nel 1986 è arrivato il momento della svolta. L’organizzazione diventa “federalista”, per essere più vicina ai territori. L’influenza della Lega si fa sentire anche per i difensori dei piaceri del cibo? Per il fondatore, Carlo Petrini, non è cosi. Non viene messa in discussione la coerenza con gli ideali di sempre: «La sovranità alimentare, la difesa della biodiversità e del mondo rurale».

Allora cosa c’è di nuovo in Slow Food?
Siamo entrati nella maturità, la sorpresa più bella dell’ultimo congresso è stato il ricambio generazionale. Vedere così tanti giovani in armonia con i padri fondatori è la cosa migliore che possa capitare ad un’associazione come la nostra.
Lei ha detto che ora siete diventati «un movimento politico nuovo». In che senso?
Noi siamo sempre stati un movimento politico. Ci siamo sempre posti come interlocutori delle istituzioni. In passato la delega era affidata alla parte centrale dell’organizzazione ora se ne occuperanno soprattutto i comitati territoriali, così potremo essere più vicini ai presidi da difendere, contando su più di mille volontari attivi. Da una parte siamo un organizzazione internazionale che da sei anni è presente in ottanta paesi, ma dall’altra manteniamo sempre una vena austeramente anarchica.
Vi siete rafforzati anche nei finanziamenti?
Il 35-40% ci è garantito dal tesseramento. Slow food Italia ha 40mila soci. Il resto ci arriva dalla nostra casa editrice e dalla società organizzatrice dei grandi eventi. Per un totale di 15-20 milioni all’anno. Nel 2010 per la prima volta abbiamo potuto mettere da parte 800mila euro per attivare un fondo di riserva.
Dobbiamo prepararci, potrebbero arrivare tempi difficili. Ora tutti i movimenti dovranno pensare prima di tutto all’indipendenza economica, per potersi permettere l’indipendenza politica.
A proposito di politica con la svolta federalista siete più vicini alla Lega?
No, noi siamo vicini ai nostri temi. Se i nostri temi vengono fatti propri anche da altri, non dipende da noi. Slow food non si schiera pregiudizialmente con una parte politica o con un’altra. Tanto più che su molte tematiche le divisioni sono trasversali. Noi sosteniamo il referendum sull’acqua come bene pubblico, contro il decreto Ronchi, così come siamo contrari al nucleare e agli Ogm. Alemanno è da sempre vicino a noi ma nel PdL ci sono altri che non ci prendono neanche in considerazione. Così come nel Pd, c’è chi ci sostiene e chi ci ignora. Per noi non è né un cruccio né un vanto. Ma da sempre difendiamo i saperi tradizionali, come i dialetti. Certo ora li difendono anche i leghisti, ma prima ancora c’era Antonio Gramsci.