Il No all’acqua pubblica: dal rottamatore al Pdl

A gennaio la Corte costituzionale ha dato il via libera al referendum sull’acqua, contro la privatizzazione, per l’abrogazione del cosiddetto decreto Ronchi (tra le altre cose, molti di noi in quei giorni erano distratti dal parere sul legittimo impedimento e da altre amenità). Se tutto procede regolarmente si potrebbe andare a votare nella prossima primavera, in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Se ci saranno le elezioni anticipate il voto potrebbe slittare invece di un anno.

Si è parlato molto del movimento che ha sostenuto i referendum, raccogliendo 1 milione e 400mila firme; un forum di associazioni e semplici cittadini riuniti nel comitato «acqua bene comune». Si sa meno del comitato per il no (qui ne ho parlato qualche mese fa), presieduto dal giornalista Oscar Giannino. In vista della più o meno imminente consultazione ho intervistato il coordinatore di degli antireferendum, il «rottamatore» abruzzese Antonio Iannamorelli, 33 anni, vicepresidente del consiglio comunale di Sulmona, provincia dell’Aquila.

Siete pronti ad andare al voto?
Ci sentiamo come Davide contro Golia. I comitati per il sì sono una vera e propria macchina da guerra con alle spalle la Cgil. Noi dietro non abbiamo nessuno, fino ad ora sa quanto abbiamo raccolto di finanziamenti? Millecinquecento euro. Comunque non abbiamo paura, noi abbiamo già vinto.
In che senso?
Li abbiamo già sconfitti, anche se vincesse il «Sì» non cambierebbe niente. I quesiti che sono stati ammessi dalla Consulta non muterebbero la sostanza della legge. La realtà è che questa campagna è la più grossa bufala mediatica dai tempi dell’unità d’Italia ad oggi.
Perché?
Ma l’ha vista la pubblicità sul loro sito? C’è un attore che urla «Ti stanno rubando l’acqua!». Ma è una falsità, questa è pubblicità ingannevole, serve solo a seminare il panico. La verità è che il loro unico obiettivo è ottenere il rimborso elettorale.
I comitati hanno dichiarato che i rimborsi saranno ridistribuiti tra i sostenitori.
Non ci credo, se non vedo un atto ufficiale firmato sono solo parole.
Sono sostenuti da un grosso numero di associazioni.
La cosa che più mi sorprende è la presenza delle associazioni cattoliche. Lo dico da cattolico: va bene ripetere «l’acqua è di Dio», ma non mi sembra che con la statalizzazione si rispetti il principio di sussidiarietà, che per noi dovrebbe essere fondamentale.
Di recente avete organizzato un convegno in cui c’erano esponenti di diversi partiti, soprattutto del terzo polo.
Ci aspettavamo di avere un sostegno maggiore dal Governo. Ma dal Pdl si è fatto vedere solo un parlamentare. Forse perché il decreto Ronchi porta il nome di un esponente finiano, e poi perché c’è la contrarietà a livello locale della Lega.
Il suo partito approva la sua campagna? Bersani ha mostrato «un atteggiamento amichevole» verso i sostenitori dell’acqua pubblica.
Guardi che la mia è la posizione del Partito demorcratico, tutti i fondatori del comitato sono esponenti del Pd.
Lei è vicino ai cosiddetti «rottamatori», è tra gli organizzatori di «Prossima Fermata Sulmona». Le posizioni di Giuseppe Civati sono però molto lontane dalle sue.
Io sono vicino a Renzi.
Quindi il sindaco di Firenze la appoggia?
È un po’ che non lo sento, ma immagino che la pensi come noi. Nella sua città ha adottato per la gestione del servizio idrico il modello di un’azienda a capitale misto che è tra le più efficienti.
Adesso come sarà organizzata la vostra campagna?
Sarà durissima per noi, dobbiamo lottare contro un’informazione di regime.
Quale regime?
Il 95% dell’informazione Rai e Mediaset è schierata contro di noi, finora hanno parlato solo dei comitati a favore del referendum.
Perché si sarebbero schierati in questo modo?
Perché è più comodo, così si alimenta il solito ritornello dell’antipolitica.

Infografica: Crockhaus, tratta dall’ultimo numero di Vita.

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Lombardia: la Regione vuole l’acqua privata. No di sindaci, comitati e Pd

per Vita.it

L’acqua della Lombardia ai privati. La Regione vuole così. Ma in molti non ci stanno: i Comuni, che non vogliono dire addio all’acqua del sindaco, seguiti dai comitati dei cittadini e dai partiti d’opposizione. Il presidente Roberto Formigoni ha voluto che si discutesse oggi la legge regionale che riscriverà la gestione del sistema idrico. il testo, applicando il decreto Ronchi, apre alla privatizzazione. Nel pomeriggio è stato convocato davanti al Pirellone un presidio di protesta per difendere l’acqua pubblica.

I lombardi si sono già mostrati molto sensibili al tema. In regione è stato raccolto il maggior numero di adesioni per il referendum abrogativo della legge voluta dal Ministro per le Politiche comunitarie: 237mila firme su un totale di 1 milione e 400mila (depositate in cassazione lo scorso 16 luglio). Se si considera solo il capoluogo, le statistiche riferiscono di un’eccellenza del settore. Milano ha le tariffe più basse d’Europa: 60 centesimi al metro cubo contro una media nazionale sopre l’euro e mezzo; la dispersione è sotto l’11% mentre in Italia la media è del 30% e in Europa del 20. E Letizia Moratti spesso ha assicurato: «La nostra acqua non verrà privatizzata».

Ora per il Coordinamento regionale lombardo dei comitati per l’acqua pubblica si sta correndo un grosso rischio: «che l’acqua di tutta la Lombardia finisca nelle mani di poche imprese private interessate solo a fare profitto. In tal modo si porrebbe fine alle virtuose gestioni pubbliche che, in particolare nella città e nella provincia di Milano, risultano all’avanguardia a livello europeo». Tra le imprese interessate si fanno i nomi delle multinazionali francesi Suez e Veolia.

La legge regionale trasferirebbe i poteri che fino ad oggi sono stati degli Ato, gli Ambiti territoriali ottimali, alle Province. Per molti c’è il rischio di un aumento delle bollette, i Comuni vengono tagliati fuori. «Le forti perplessità che già nutrivamo sulla privatizzazione del servizio idrico  vengono rafforzate da norme che escludono i Comuni e rischiano di scaricarsi economicamente sugli utenti finali», ha affermato il presidente dell’Anci, il leghista Attilio Fontana.La protesta di oggi è sostenuta anche da Giuliano Pisapia, al momento l’unico candidato del centrosinistra alla carica di sindaco di Milano. «Non si può permettere che un bene di tutti diventi uno strumento di profitto per i privati»

Eppure la Lega non si oppone al testo che verra discusso oggi dal consiglio. «Per anni hanno sostenuto che era la Lombardia a fare da modello e a spiegare quello che si doveva fare nel resto del Paese. E dopo il grande dibattito della passata legislatura – in cui cercammo e trovammo una mediazione tra la legge regionale e le proteste referendarie dei sindaci – ci siamo accodati allo schema nazionale. Senza battere ciglio», scrive il consigliere regionale Pd Giuseppe Civati. Intanto l’assessore all’Ambiente Marcello Raimondi cerca di calmare gli animi: «La legge verrà approvata a settembre, dopo un dibattito che vogliamo sia il più aperto possibile».