Grillo e la centrale nucleare di Bologna

Sono più di trecento quelli che entreranno come consiglieri comunali nei maggiori comuni d’Italia, e ognuno è ultracompetente nel suo ramo. A Bologna ne abbiamo due e sono bastati per bloccare la costruzione di una centrale nucleare.

Così dice Beppe Grillo nel suo dialogo con Adriano Celentano pubblicato oggi dal Corriere. Una centrale nucleare a Bologna? C’era il rischio di avere un reattore sotto le due torri non ne parlava nessuno? Siamo salvi grazie a due grillini consiglieri comunali?

Non proprio. Nella frase di Grillo ci sono almeno tre inesattezze – o forse è Celentano che ha preso male appunti.
A Bologna non ci sono due consiglieri comunali del Movimento 5 stelle. Ce n’era uno – Giovanni Favia, eletto nel giugno 2009 – ora non ce n’è nessuno, da quando c’è il commissario il consiglio comunale è decaduto.
Probabilmente Grillo si riferisce ai due consiglieri regionali eletti in Emilia Romagna – uno di questi è lo stesso Favia.
Sono loro ad aver bloccato la centrale nucleare di Bologna? No, a Bologna nessuno ha mai pensato di mettere su un nuovo reattore (ce n’è uno poco lontano dalla città, quello di Montecuccolino, ma è destinato ad attività di ricerca ed è attualmente in fase di disattivazione). In Emilia Romagna c’è una centrale nucleare: a Caorso, in provincia di Piacenza, costruita negli anni Settanta, forse Grillo si riferisce a questa.

Quindi che cos’hanno bloccato i grillini? Con tutta la buona volontà i due consiglieri regionali «a cinque stelle» non potrebbero bloccare un bel niente. Sono all’opposizione, la maggioronza di centrosinistra ha i numeri per fare da sola. Il consiglio regionale dell’Emilia Romagna ha effettivamente approvato una risoluzione contro il nucleare, il 26 ottobre 2010, ma era una proposta della maggioranza. I grillini hanno semplicemente votato con Pd, Idv, Sel, Verdi e Rifondazione. I consiglieri del «movimento» avevano presentato tre emendamenti, uno di questi è stato appoggiato anche dalla maggioranza, gli altri due hanno deciso di ritirarli. Insomma, hanno fatto bene il loro mestiere di consiglieri regionali. Ma Favia da subito proclama «Il movimento 5 stelle ferma il nucleare in Emilia Romagna». Un consigliere del Pd gli faceva notare che già «il 3 dicembre 2008 (quindi nella legislatura precedente, in epoca pre-grillina), il Partito Democratico ha presentato una risoluzione (votata dall’intera maggioranza di centrosinistra) che ribadiva la totale “indisponibilità dell’Emilia-Romagna ad ospitare una centrale nucleare all’interno del territorio”».
Ma forse questi sono dettagli irrilevanti per la popstar Grillo, che ha ben altro a cui pensare:

il Potere potrà schiacciarmi e magari lo farà anche, ma nessuno potrà fermare la macchina delle CINQUE STELLE. Essa è ormai un virus innescato in questa società sfaldata. Un virus che come le STAMINALI è capace di rigenerare e quindi riconvertire in bene tutto ciò che è moralmente malato e che soprattutto concerne l’animo, la coscienza, la sfera spirituale e non ciò che è fisico e reale. Un virus, quindi, destinato ad espandersi contro tutte le ricchezze corrotte del mondo.

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«Occupiamo l’Emilia». Il documentario che racconta l’avanzata della Lega nelle regioni rosse

Dell’argomento qui ce ne eravamo già occupati tempo fa. Ora arriva  un documentario (qui il trailer) realizzato tra maggio e giugno da tre giornalisti modenesi, Stefano Aurighi, Davide Lombardi e Paolo Tomassone. Come riporta l’Ansa, i tre autori hanno girato il film a loro spese (1.500 euro con l’ aiuto dello studio Slow Motion e del centro della sinistra cattolica F.L. Ferrari di Modena) con un viaggio da Piacenza a Rimini e anche una puntata a Pontida, il 20 giugno. Il documentario di 80 minuti è stato presentato in anteprima a Modena e gli autori sono in contatto con alcuni editori per distribuirlo in dvd. La tesi idell’inchiesta è che in Emilia-Romagna la Lega ormai è sul territorio e c’è una sorta di continuità tra vecchio Pci e Carroccio. Le voci degli intervistati sembrano confermarla. Tre esempi:

Sono sempre stato di sinistra, come penso la maggior parte degli operai, ma adesso non esiste più, per questo mi sono avvicinato alla Lega. Che in fondo cosa chiede: rispetto delle regole e legalità.

A Reggio Emilia tutti abbiamo parenti di sinistra e veniamo da un mondo di sinistra. La Lega, infatti, non è di destra

Una volta il Pci prendeva i voti al nord mentre al sud vinceva sempre la Dc  Anche allora dicevamo: bisognerebbe costruire un muro da Firenze in giù».

Il titolo del film deriva dall’invito che Giulio Tremonti, con Umberto Bossi alla Festa della Zucca di Pecorara (Piacenza) il 31 ottobre scorso, ha fatto tra gli applausi dei militanti che invocavano la secessione dall’Emilia a favore della regione lombarda:

Ho sentito “passiamo in Lombardia”: no, occupiamo l’Emilia.

Se invece uno non si ricorda quello che è stata l’Emilia Rossa – tra Lenin, Orietta Berti e Dossetti – c’è un altro documentario (si ringrazia per la segnalazione la solerte Gaia), realizzato lo scorso anno dagli studenti della scuola di giornalismo di Roma: «Finche l’Emilia va».


“A Bologna i leghisti hanno già vinto”. Parola di geografo californiano

Prof. M. E. Shin

Da Los Angeles l’Italia si vede meglio. Michael E. Shin, 40 anni, insegna nel dipartimento di geografia della UCLA, da vent’anni studia la politica italiana. È un esperto di Lega Nord e «zona rossa» in particolare. Parla e scrive in un buon italiano e nel tempo libero gioca a golf. Di recente ha partecipato a Bologna al convegno organizzato dall’Itanes 1990 – 2010 La Lega. 20 anni dopo. Nel 2008 aveva curato il volume Berlusconi’s Italy. Qui si possono leggere i suoi papers.
Perché il professor Shin si interessa alla politica italiana? « È una storia di molti viaggi, tante persone importanti e un po’ di fortuna», dice. Intanto in questi giorni la Lega ha incassato il federalismo demaniale e di recente si è parlato di un candidato sindaco leghista a Bologna. Il geografo californiano ci spiega come la vede.

Quali sono i motivi del successo della Lega?
Alle ultime regionali sono stati tre i fattori più importanti  Innanzitutto, la Lega è l’unico partito che ha un programma e un messaggio chiaro e rilevante per gli italiani, per esempio sulla sicurezza e l’immigrazione. La Lega ha anche una leadership stabile e molto conosciuta da alcuni anni, si pensi al ruolo di Maroni.  Qual è invece il messaggio della sinistra? Boh…  Anzi, chi sono i leader della sinistra?  Boh…  Questo è il secondo punto, per cui la sinistra italiana ha perso, senza messaggi rilevanti e senza una vera leadership. Infine, i guai di Berlusconi. Personali e politici, per esempio la tensione nel Pdl con i finiani. Si è creata così una situazione per cui la Lega è un’opzione veramente legittima a destra.  In questo senso, il successo della Lega in realtà viene da due storie: la storia della Lega, e un la storia della competizione, anzi, della mancanza di competizione.

ROSSA? Le percentuali della lega in Emilia Romagna alle ultime Regionali (dal sito elezioni2010.regione.emilia-romagna.it)

Come si spiega il buon risultato nell’Italia centrale?
Nella zona rossa, soprattutto in Emilia Romagna, mi sembra che la sinistra sia stata battuta dalla Lega al gioco locale che storicamente la sinistra ha dominato.  Le attività e le reti dei leghisti sono abbastanza giovani in confronto a quelle della sinistra. Infatti, le differenze fra la Lega e la sinistra corrispondono alle differenze tra generazioni.

La sinistra è in crisi nella zona rossa?
Sì, la sinistra italiana è ancora in crisi.  Senza messaggio, senza leadership, senza un occhio al futuro. Non è un partito e non è un movimento. Che cosa è la sinistra italiana in questi giorni?  Esiste più la zona rossa?  No, non è più rossa. Forse adesso bisognerebbe chiamarla zona «un po’ meno rossa»

La Lega annuncia candidati sindaci a Bologna e Rimini. Possono vincere?
Non credo che i candidati della Lega possano vincere a Bologna o Rimini. Però io pensavo anche che la Lega fosse quasi finita dopo le elezioni di 2006!  Quindi, mai dire mai…  Quello che è importante è il fatto che la Lega sia riuscita a mettere un candidato in questi luoghi storicamente rossi.  Questa è già una vittoria per il Carroccio.

Bologna senza sindaco. È la fine di un modello?
Forse è l’inizio della fine dell’egemonia della sinistra a Bologna. È il cambiamento da un modello ad un altro modello. Diverso, ma non troppo.