Falsi invalidi e veri politici. Un’inchiesta calabrese

Si è tornati a parlare dell’inchiesta calabrese «Ippocrate» di cui mi ero occupato il 29 luglio su Vita.it:

Stanare le irregolarità sugli invalidi civili è un lavoro da burocrati o da magistrati? Il caso dei tredici medici arrestati a Cosenza nell’operazione «Ippocrate» fa propendere per la seconda ipotesi. Le indagini della procura del capoluogo calabrese hanno svelato un sistema di false certificazioni: tra visite per il rinnovo della patente mai effettuate, medici assenteisti e anomale commissioni per certificare le invalidità. «Falso ideologico in atto pubblico» è l’accusa per i funzionari, medici e impiegati del distretto di Rende formulata dal procuratore capo Dario Granieri e dai sostituto Giuseppe Cozzolino e Antonio Tridico.

Coinvolti anche esponenti politici. Come il consigliere regionale, già sindaco di Rende, Rosario Mirabelli, esponente dell’Api, Alleanza per l’Italia. Indagato, per la sua attività di medico, nel filone delle indagini sulle visite fantasma per i rinnovi delle patenti di guida. Non c’era un vero e proprio “voto di scambio”, ma uno “scambio” informale. Con conversazioni che potevano iniziare con «Ti serve il rinnovo della patente?» e concludersi con il promemoria: «A proposito, tra qualche giorno ci sono le elezioni…».

Poi ci sono gli assenteisti. Uno o due, tra medici e funzionari, timbravano per trenta o quaranta colleghi. Tra questi il sindaco del paese di San Fili, Ottorino Zuccarelli (Pd), Pietro Filippo, sempre del Pd, e l’ex coordinatore provinciale del Pdl, Sergio Bartoletti. Non si può ancora parlare, invece, di veri e propri falsi invalidi, precisano dalla procura di Cosenza. L’inchiesta ha svelato piuttosto le modalità irregolari con cui si riunivano le commissioni per la certificazione dell’invalidità civile: c’erano sempre meno componenti del necessario. Alle volte la visita veniva fatta addirittura da un solo medico, quando invece sono necessari diversi specialisti, dal medico del lavoro all’operatore sociale.

Da settembre si indagherà sulle vere e proprie false invalidità. Un compito troppo gravoso per l’Inps, che ha una sola struttura provinciale per vigilare su tutti i distretti dell’azienda Sanitaria. E gli indagati avevano trovato il modo per aggirare i controlli della previdenza: i funzionari sapevano che le verifiche scattano a campione, di solito sulle invalidità con percentuali alte. La soluzione era semplice: sono state ascoltate conversazioni in cui il medico propone una percentuale di invalidità “moderata”, per non suscitare l’attenzione delgi ispettori. Cose come «Facciamo 80 invece che 90…». Una percentuale che fosse comunque sufficiente a garantire una buona posizione in graduatorie pubbliche.

Intercettazioni, cimici, telecamere nascoste. Sono i mezzi usati per scoprire le irregolarità, mezzi di certo non a disposizione dell’Istituto nazionale di previdenza sociale. Per evitare casi come quello di Rende, più che aumentare i controlli burocratici forse sono utili altre scelte. Far uscire la politica dalle aziende sanitarie locali, come mostrano i casi emersi dalle indagini della procura di Cosenza, potrebbe essere un primo passo.

 


I refusi di Azzollini? Un modo elegante per non fare brutta figura

Il senatore Piergiorgio Massidda, Pdl, è da sempre attento ai problemi dei disabili. Medico, membro della Commissione Sanità, si è più volte adoperato in difesa dei malati di Alzheimer e di Sla. Abbiamo discusso con lui di come la manovra ha affrontato il tema delle invalidità.

(per Vita.it)

È arrivata la marcia indietro sui tagli. È una buona notizia?
Un successo, se fosse confermato. Siamo riusciti a ritirare i tagli in una situazione economica quasi disperata. Non mi trovavo d’accordo sulla soluzione del governo. Io avevo presentato un emendamento che non è stato accettato. Certe proposte erano una vera e propria ingiustizia. Comunque la vera manovra si vedrà alla Camera. Ora verrà blindata, ma a Montecitorio potrebbero esserci cambiamenti che poi dovranno nuovamente passare al Senato.

Come spiega l’annuncio dei tagli poi ritirati?
Quando si scrive una manovra spesso ci si deve comportare come un buon padre di famiglia. All’inizio si spara alto, si annunciano tagli pesanti. Poi, una volta viste le reazioni, si comprende l’entità di quanto si può tagliare realmente e si torna indietro. Si fa così, sono parlamentare da sedici anni, non è la prima manovra che vedo.

Si è molto parlato dei «refusi» del relatore Azzollini.
Ci sono stati circa millecinquecento emendamenti. Spesso le insidie si celano dietro poche parole. Proposte apparentemente virtuose che non lo sono affatto. Nel caos vengono aggiunte cose sottobanco. Spesso abbiamo scoperto amici sinceri fare modifiche non alla luce del sole. Bisogna vigilare, e Azzollini è uomo esperto. Elegantemente si dice che ci sono stati dei «refusi», è un modo per poter tornare indietro ed evitare brutte figure.

Adesso cosa accadrà?
Bisognerà lavorare alle norme d’attuazione. Sarà necessario un atto di fiducia tra Governo e associazioni.

Oggi loro protestano a Montecitorio. Ci sono le condizioni per lavorare insieme?
Si, se le associazioni smettono di tutelare qualche furbo. Perché per proteggere pochissime persone si rischia di sputtanare la situazione generale.

Comunque il ritiro dei tagli è stato accolto bene.
Il dialogo che si è aperto è importante. Ora si devono evitare le strumentalizzazioni.

Di che tipo?
Quelle per cui certi schieramenti politici vengono considerati più tolleranti e altri più rigidi. Ma faccio notare che l’atteggiamento del governo Prodi non era molto diverso dal nostro.

La mobilitazione di oggi ha visto una unità tra le sigle senza precedenti.
Le associazioni devono scoperchiare le pentole. Che ci siano sprechi è indubbio. E lo sanno bene anche loro. Alcuni di loro ci giocano e a volte fanno i furbi

A chi si riferisce?
Mi viene in mente un dirigente di un associazione di non vedenti che leggeva il giornale da lontano.

I non vedenti sono quelli su cui cadono più spesso le accuse di false invalidità.
Io adoro i non vedenti. Sono miei amici. Ma sono tra le associazioni a cui diamo più soldi. Tutti gli anni. Ora, se ci fosse qualche taglio, loro dovrebbero capire quali sono le priorità. Per il sostegno ai malati di Sla, ad esempio, servono dei macchinari che costano l’ira di Dio.

I falsi invalidi sono quindi il problema principale quando si parla di disabilità.
È uno dei problemi, che comunque non può essere eluso. E in questo le associazioni ci devono aiutare.

Crede che ad esempio l’istituto dell’indennità di accompagnamento sia da rivedere?
Guardi, le associazioni stesse ci dicono che ci sono vere e proprie speculazioni. C’è gente che si fa pagare. Ne abbiamo viste di tutti colori. Ma ogni annuncio di modifica viene preso come una minaccia, perché, dicono, nessuno di loro «vuole fare la spia».


Manovra: Il governo cambia di nuovo idea sulla soglia d’invalidità

Togliamo la norma sull’invalidità per tutti.

Il senatore Antonio Azzollini torna indietro. Dopo un incontro con il ministro Tremonti, il relatore della manovra al Senato ha annunciato la nuova linea del governo sui tagli agli assegni di invalidità. La soglia non viene alzata all’85%, rimane al 74%. La protesta di tutte le associazioni dei disabili ha dato i suoi frutti.


Manovra: assegni di invalidità, ritornano i tagli

Prima il governo promette di ritirare l’articolo della manovra che taglia le pensioni d’invalidità. Poi si rimangia la parola. Il primo comma dell’articolo 10 della legge 78 del 2010 prevedeva l’innalzamento della percentuale di invalidità dal 74 all’85% per l’assegno mensile di 256,67 euro. Il taglio colpiva in particolare le persone down. Qualche giorno fa era stato annunciato il ritiro dell’articolo. Lo aveva fatto il relatore della manovra in commissione Bilancio al Senato, Antonio Azzollini, del Pdl.

Azzollini ha preso un impegno solenne con noi, questo ci rassicura

Così aveva detto, neanche una settimana fa, Pietro Barbieri, il presidente della Fish, la federazione italiana per il superamento dell’handicap. Oggi il governo ha nuovamente cambiato idea. Il limite viene tenuto al 74% solo nei casi di “patologia unica”. Franco Bomprezzi nel suo blog spiega che cosa vuol dire:

il limite viene comunque alzato all’85 per cento. Unica eccezione per le disabilità con invalidità al 75 per cento, certificata per una patologia unica, come, ad esempio, le persone con sindrome di Down. Tutti gli altri, se hanno una certificazione inferiore all’85 per cento, ma frutto della somma di più patologie invalidanti, il che avviene ad esempio quasi sempre per le persone anziane, o con patologie di origine psichiatrica, perdono il diritto all’assegno di invalidità di 256 euro. Lo perdono e basta. Gli verranno negati quei quattro soldi, per fare cassa.

E poi nel testo c’è un’altra novità. Vengono tagliate le indennità di accompagnamento. Ovvero quei 480 euro al mese dati a chi ha un’invalidità del 100%. Ora cambia la definizione, l’emendamento dice che potranno mantenerla

solo i cittadini nei cui confronti sia stata accertata una inabilità totale per affezioni fisiche o psichiche e che si trovino nella impossibilità permanente di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore, o, non essendo in grado di compiere il complesso degli atti elementari della vita, abbisognano di una assistenza continuativa.

Sempre Bomprezzi spiega che cosa significa:

Che si comincia a creare divisione tra paraplegici e tetraplegici, fra anziani che a fatica cercano di conservare un minimo di autonomia negli spostamenti e anziani che sono permanentemente a letto. Significa che si daranno questi 480 euro al mese solo a persone in stato di assoluta gravità. Gli altri, ossia tutti quei disabili che si muovono in carrozzina, che mantengono almeno in parte una certa autonomia personale, ma che ovviamente non sono totalmente autosufficienti, tanto che hanno comunque diritto alla certificazione di invalidità al cento per cento, si vedranno sottratta questa indennità, l’unica vera misura di sostegno alla vita indipendente e all’autonomia nel nostro Paese.

Per il 7 settembre le associazioni dei disabili hanno convocato una manifestazione di protesta a Roma. Forse non sperano neanche più che Azzollini cambi nuovamente idea.


Falsi invalidi, la cantonata di Tremonti. Ecco perché la crociata del superministro è sbagliata

(da Vita.it)

È partita la caccia ai falsi invalidi. Per il ministro Tremonti «la spesa per l’invalidità è oggi di 16 miliardi di euro all’anno, pari a un punto di pil, mentre nel 2001 era di sei miliardi». Un esempio di quella che il ministro dell’Economia chiama «spesa pubblica ingiustificata o improduttiva». Quindi più controlli per stanare gli imbroglioni. Le cifre del ministro sono confermate dai dati Inps. Ma il problema sono davvero i falsi invalidi?

Se si segue l’analisi di Cristiano Gori per Il Sole 24 Ore questa impostazione è fuorviante. Gran parte della spesa non è destinata alle pensioni di invalidità ma all’accompagnamento. I numeri dell’istituto di previdenza mostrano come l’incremento complessivo del periodo 2002-2009 si divida tra 484 milioni per le invalidità e 4.605 milioni per l’indennità di accompagnamento.

Come si spiega? Innanzitutto con l’invecchiamento della popolazione: nei sette anni in questione gli over 75 sono aumentati del 23%. Ma ci sono anche altri fattori, come il fatto che l’accertamento dei requisiti per ricevere l’indennità è basato su criteri generici e non standardizzati. È un istituto nato nel 1980 e da allora mai più rivisto, fa notare Gori.

I controlli quindi possono essere la risposta giusta per ridurre la spesa? No, anche perché, fa notare Gori, «La popolazione anziana è esclusa dai controlli dell’Inps, così non si colpisce neanche quello che dovrebbe essere il target». Inoltre i controlli sono efficaci solo nel 15% dei casi, e la cifra cala ancora tenendo conto dei ricorsi.

Il vero problema è un altro: «La mancanza di servizi sociali per i non autosufficienti E in Italia a queste politiche sono dedicati assai meno stanziamenti pubblici rispetto al resto d’Europa», afferma Gori. Con la caccia ai falsi invalidi si combattono quindi i sintomi ma non le cause. «La gente non vuole più soldi ma più servizi», è la conclusione di Gori. Per questo i dati sulla crescita della spesa per le prestazioni d’invalidità civile indicano la necessità di una riforma dell’indennità di accompagnamento finalizzata non a ridurre gli stanziamenti bensì a utilizzarli meglio.