La tuta del Pd

Tornano le ‘Frattocchie’: dal prossimo 8 aprile a Roma, in un casale sulla via Laurentina, Casa San Bernardo, apre ”Officina politica’, la scuola di formazione del Pd.
Il primo modulo e’ in programma dall’8 al 12 aprile e poi si andra’ avanti per un anno con un appuntamento al mese, salvo agosto e settembre. Il corso e’ riservato a giovani (under 35), con il 50% di uomini e donne, provenienti dalle regioni (due per ciascuna, segnalati dal segretario) che abbiano gia’ esperienza come amministratori o membri del partito. Nel corso dell’incontro vestiranno una tuta del Pd.

Dal sito del Partito Democratico


Acqua pubblica: gli anti referendum del Pd

Smettiamola di dividerci su cose che non interessano gli italiani, il Pd deve occuparsi dei problemi della gente.

Così ieri Pierluigi Bersani. Il suo partito lo tiene subito contento e si divide su una cosa che interessa tutti. L’acqua. Nasce un comitato di piddini a favore del Decreto Ronchi. (Tra i simpatizzanti ci sono anche alcuni di quelli che non amano essere definiti «compagni», ad esempio Stefano Ceccanti e il giovane Luca Candiano. Una coincidenza?)

(per Vita.it)

Democratici contro l’acqua pubblica. Sono i promotori del comitato «Acqua libera tutti», schierati contro i referendum per abrogare le norme del decreto Ronchi che prevedono l’ingresso dei privati nella gestione. Un gruppo di esponenti del Pd, tra di loro molti amministratori locali, a cui vanno le simpatie di voci autorevoli del partito, come il veltroniano Stefano Ceccanti e il giuslavorista Pietro Ichino.

La raccolta firme per la consultazione, promossa dal Forum movimenti per l’acqua, è arrivata ad un milione sottoscrizioni. Ma per gli antireferendari si tratta della «più grande bufala mediatica del dopoguerra». Il comitato per costituirsi ufficialmente aspetta gli ultimi passaggi giuridici (l’approvazione dei quesiti da parte della Consulta). Nel frattempo polemizza: non si può «riportare la gestione del servizio idrico in mano ad enti e carrozzoni statali». È necessaria «una sana concorrenza». Nell’appello si legge: «L’ideologia deve restare fuori e lasciare spazio ad un sano pragmatismo: oggi le società che gestiscono l’acqua con assetto privatistico e quotate in borsa chiudono tutte in utile, resituendo ai comuni che ne sono soci importanti dividendi che vengono utilizzati per finanziare la cultura, i servizi sociali, le opere pubbliche». Il rischio è «una nuova Alitalia», ovvero «una nuova esperienza di perdita senza fondo».

Il segretario del Partito Democratico la pensa in modo diverso. «Guardiamo con simpatia ai movimenti che si mettono contro l’impostazione distruttiva del governo», aveva detto Pierluigi Bersani, che pure non ha firmato per i referendum. Ma in giro per l’Italia molti esponenti Pd hanno sottoscritto le richieste del Forum. Il ministro Ronchi invece si è difeso lanciando dal suo sito una “Operazione Verità”, vuole «rompere il monopolio pubblico, non privatizzare l’acqua», spiega.


Tra i militanti Pd per Vendola: “Dov’è finita la partecipazione?”

“Abbiamo passato mesi a discutere di partecipazione, del congresso, di democrazia che viene dal basso, di candidati che devono partire dal basso, di partito che deve nascere dal basso… e mò dove cazzo è finito il basso?”. Se lo chiede Mirko, 22 anni, iscritto al Pd. Siamo alla fine di una giornata lunga e difficile per il suo partito nella sua regione: la Puglia. I democratici avrebbero dovuto decidere il candidato per le regionali, ma l’assemblea è stata sospesa. Mirko cerca di capire perché. E arrivato a Bari partendo da Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi. In questi giorni è a casa per la feste, ma viene da più lontano: studia a Parma, Giurisprudenza. “Ma non ho mai cambiato la residenza, voglio ancora votare qui, ho il diritto di credere che il mio futuro sia nella mia regione”. Con lui ci sono altri ragazzi dei Giovani Democratici, davanti alla sede del Pd Puglia in via Re David. Attendono una spiegazione, il segretario sta tenendo una conferenza stampa. Vorrebbero entrare ma non possono. Mostrano le tessere del Pd, ma il servizio d’ordine li tiene fuori.

L'assemblea all'Excelsior

Ma che cosa è successo? “In Puglia è stata ferita l’idea di democrazia normale” dice durante l’incontro con i giornalisti il responsabile nazionale dell’area organizzazione del partito Maurizio Migliavacca, venuto da Roma per vigilare sulle operazioni baresi. “Si è toccato un punto di caduta, sicuramente era qualcosa di organizzato, non spontaneo”, continua Blasi. Secondo Michele Emiliano, sindaco di Bari e mancato candidato (per ora) alla regione, erano dei “facinorosi” mandati da Vendola che hanno “invaso” l’assemblea. Tutti esprimono “ferma condanna”. Però né Migliavacca, né Blasi, né Emiliano erano presenti nel pomeriggio nel luogo in cui era stata convocata l’assemblea. All’hotel Excelsior, solo qualche isolato più in là del “loft” dei democratici pugliesi.

L’Assemblea avrebbe dovuto riunirsi alle 16. Riservata ai soli delegati. A porte chiuse. Accesso vietato anche alla stampa. Mentre gli eletti delle primarie ritiravano il loro badge, all’ingresso incominciano a fare pressione iscritti e dirigenti del partito. Qualcuno si scalda: “Io sono segretario di circolo”, “E io consigliere circoscrizionale”, “Ho fatto tutta la campagna congressuale”, “Lo statuto prevede che le assemblee siano pubbliche”. Le porte rimangono sbarrate. 

Fuori c’è il sit-in pro Vendola. Duecento persone circa sul marciapiede di via Giulio Petroni. Ma chi sono i “facinorosi”? C’è Dino da Andria, medico di 48 anni. Cattolico, ex democristiano: “Non è un fatto ideologico, di Vendola ammiro la trasparenza, il mio campo è la sanità e dopo gli scandali lui ha avuto il coraggio di ammettere gli errori”. Oppure la signora Angela 64 anni, italoaustraliana (“sono emigrata a 12 anni”) di Giovinazzo, cappello viola e cartello “O Nichi o niente”. È venuta col compagno, Eugenio, sei anni in più di lei, dal 1954 nel PCI come quadro dirigente fino ai Ds. Il Riformista li ha definiti squatter. Contestazione “organizzata”, si è detto. Ma da chi? “Ci siamo mobilitati sul web, è partito tutto da un gruppo di Facebook”, spiega Riccardo, 22 anni. Ci sono anche dei militanti di Sinistra ecologia e libertà, come Lelio, 27enne di Capurso: “sono un precario come Nichi, a lui però devono rinnovare il contratto”. Il volantino più gettonato riporta una dichiarazione di Emiliano del 15 settembre: “Sputatemi in un occhio se farò il presidente”. Michè apre l’uecch, è il commento dei supporter del governatore. Tradotto letteralmente suona “Michele, apri gli occhi”; in senso lato può essere inteso come un affettuoso invito alla cautela.

Entrando nell’hotel si incontra la signora Fiorella, consigliere circoscrizionale del quartiere Japigia di Bari. Si aggira per la hall con un blocchetto in mano: “Vuole comprare un biglietto? Facciamo una lotteria, primo premio una Vespa”. Ma la signora è per Vendola o Emiliano? “Un biglietto costa due euro e cinquanta”. Questo pomeriggio però il Pd non troverà il tempo di considerare anche la mozione dell’estrazione a sorte.

Migliavacca, Blasi, Maniglio

Poco dopo le 17 le porte si aprono. Le truppe vendoliane hanno sfondato gli sbarramenti? No. La decisione è stata presa dal vicesegretario Michele Mazzarano. “Ho proposto io l’ordine del giorno per far entrare chi era rimasto fuori”, dice Rosina Lobello Basso, una vita da preside, un passato di impegno nella Democrazia cristiana. Quindici anni fa fu il candidato sindaco (sconfitto) del centrosinistra a Bari. Alle primarie era capolista della mozione Bersani. “Mi raccomando, lo scriva ‘Basso’, è il contrario dell’alto” e accenna alle prime file. “Chiudere le porte è una grave mancanza di rispetto delle procedure democratiche – continua la Basso –  La democrazia non può avere paura di estendere la partecipazione, questi giovani poi non hanno proprio l’aria di essere pericolosi. Ora c’è confusione? Ma la confusione è vita”.

La sala attende l’inizio dell’assemblea. Verrà delusa. Prende la parola l’onorevole Cinzia Capano e sospende tutto: “Non ci sono le condizioni”. La decisione le è stata comunicata telefonicamente dal segretario Blasi. A quel punto scatta la rabbia dei presenti. Ma è troppo tardi, tutto rinviato a data da destinarsi. Qualche delegato delle prime file non ha dubbi: “Tutto organizzato dagli amici di Vendola. Non è venuto lui ma ha mandato i suoi”. Ma a protestare sono soprattutto i democratici: “è una buffonata”, “Blasi dovrebbe dimettersi”, dicono.

La sede di Via Re David (foto Repubblica.it)

Il segretario darà la sua versione nelle conferenza stampa. Gli si fa notare che non c’è stata nessuna occupazione ma che ai manifestanti è stato concesso l’ingresso. “Non è importante”, dice. Qualcuno chiede chiarimenti. “Non è obbligatorio rispondere alle domande”, lo blocca il capogruppo alla Regione Antonio Maniglio. Fuori i ragazzi continuano ad aspettare. C’è Alessandra, 20 anni, l’adesivo “Difendi la puglia migliore – Vendola presidente 2010” e la tessera Pd tra le mani. Con lei Emanuele, Annalia, Giuseppe e gli altri che aspettano e cercano di capire alle porte della sede del loro partito. Si ferma a parlare con loro Francesco Boccia, il deputato lettiano che fu lo sfidante di Vendola alle primarie del 2005, cerca di spiegare le ragioni del partito. Le sue argomentazioni non convincono i ragazzi, ma la discussione è serena. Poco più tardi passa l’assessore alle pari opportunità della Regione, Elena Gentile. Con tono materno, chiede ai ragazzi chi sono, da dove vengono. C’è chi studia a Parma, a Torino o a Milano. “Se non c’è Vendola non vengo a votare”, dice Emanuele. L’assessore scuote la testa: “Lo so, se continuiamo così quelli come voi li perdiamo tutti”.

Aggiornamenti. Per Casini quello dei manifestanti era “squadrismo politico”, “una violenza morale senza precedenti”. Emiliano, nel frattempo, si è deciso per le primarie.