Come si lavora in un Apple Store italiano

A Natale siamo tutti più buoni – o almeno, passiamo tutti più tempo in un centro commerciale. Sono anche i giorni in cui dovremmo riflettere su come se la passano quelli meno fortunati di noi. Quelli dall’altro lato del registratore di cassa, per esempio.

Lo scriveva Paul Krugman qualche giorno fa sul New York Times a proposito della condizione dei lavoratori del settore commerciale negli Usa. Ecco, in questi giorni mi sono chiesto come se la passano i dipendenti di un Apple Store italiano, per esempio. Le risposte in un articolo (in due parti) per La nuvola del lavoro di Corriere.it.

  1.  I ritmi da catena di montaggio di un Apple Store
  2. Le 67 competenze che Apple pretende dai suoi dipendenti

 


Come svuotare le carceri? Mandateli a lavorare

Salvo casi di impossibilità, al condannato e all’internato è assicurata un’occupazione lavorativa.
L’articolo 15 dell’ordinamento penitenziario (l. 354/1975) recita così. Principio smentito dalla realtà: secondo le statistiche aggiornate al primo semestre del 2010, su circa 70mila detenuti quelli che hanno un lavoro sono solo 14.116, il 20% circa del totale, ma di questi 12.058 lavorano alle dipendenze della stessa amministrazione penitenziaria, spesso con paghe irrisorie. «Chi si occupa delle pulizie o della cucina può prendere circa 3 euro all’ora», rivela Francesco Morelli, della redazione di Ristretti orizzonti. Ad avere un lavoro vero sono solo in 2mila, assunti da cooperative sociali o imprese. Appena il 3% del totale dei detenuti.
Questo mentre gli istituti di pena non sono mai stati pieni come nel 2010. A fronte di una capienza regolamentare di 45mila detenuti, si è arrivati a quota 69mila, con una media di circa mille nuovi ingressi ogni mese. Sei mesi fa, il Consiglio dei ministri varava il “Piano carceri” in cui si annunciava la costruzione di 20 nuovi padiglioni e 11 nuovi istituti. «Ma nessuno ha visto i risultati», osserva l’ex sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi, presidente dell’associazione “A buon diritto”. Così a dicembre si è arrivati al provvedimento “svuota carceri”: all’inizio si diceva ne avrebbero usufruito in 9.600, poi il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ha ridimensionato il dato a 6mila, ora i più scettici dicono che in realtà i beneficiari saranno appena 2mila. Una goccia nel mare per un’emergenza – ormai lo ammettono tutti – non più sopportabile.

(Continua a leggere l’articolo (pdf), da Vita del 21 gennaio 2011)

infografica: Crockhaus