Quel che resta della Lega

Storia di copertina di Vita del 20 aprile. C’è una Lega migliore di quella di Belsito, Trota e Rosy Mauro?

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Viaggio nel pianeta Varese

«Lega, un bossiano segretario a Varese ma la base protesta: non è stato votato», «Spintoni e tessere strappate. Critiche al leader: basta capetti», «Varese, i delegati della Lega insorgono contro Bossi e lui li definisce “fascisti”», e ovviamente «Il malumore dei leghisti si diffonde in rete, ma Radio Padania “taglia”». In questi giorni tutti si sono occupati della culla della Lega Nord. Qualcuno cade in tentazione, come nota Matteo Bordone:

Qualche tempo fa un amico che lavora in un giornale mi raccontava che da loro in redazione a Milano ogni tanto arriva una telefonata dall’ufficio centrale di Roma: vogliono “il Pezzo del Becero Leghista”. Il Pezzo del Becero Leghista è il pezzo che abbiamo letto tutti decine di volte sui giornali di questi anni, quello che descrive il Varesotto (o altri posti del Nord) come una terra di abietto egoismo gutturale.

I malumori però covavano da tempo. Qualche settimana fa mi ero occupato anch’io dei turbamenti dei leghisti varesini (il 23 settembre, per Vita), ne era venuto fuori questo:

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(grafico: crockhaus)


Dicastero

Assessore nella giunta della Moratti? No, ho già preso un impegno coi lombardi. Pero’ eventualmente mi interesserebbe seguire il dicastero delle politiche giovanili: di queste cose non se ne può occupare un cinquantenne.

Renzo Bossi, dal suo blog


A Bologna ha vinto la Lega (sul Pdl)

 

Notti verdi?

Il candidato sindaco del centrodestra a Bologna sarà il leghista Manes Bernardini. Sfiderà il favorito Virginio Merola, il candidato del centrosinistra così favorito che sembra stia facendo di tutto per dissipare il vantaggio dato dai sondaggi (come raccontava ieri il Corriere): dalle gaffe calcistiche a una campagna elettorale di dubbia efficacia (qui le critiche della semiologa Giovanna Cosenza). Ora la partita potrebbe farsi meno scontata. Anche per l’appeal che Bernardini può esercitare su quello che una volta era lo zoccolo duro comunista. A cominciare da mamma e papà:

Nella sua famiglia cosa votavano?
«Votavano a sinistra. Mia madre fu scottata dalla chiusura della sua fabbrica con il sindacato che fece poco o nulla e cominciò a cambiare idea politica. Anche mio padre era di sinistra, ma l’ho convertito al leghismo, come ho fatto con mia madre».

(intervista al Corriere di Bologna)

Della forza del Carroccio nel capoluogo emiliano qui avevamo già scritto in tempi non sospetti (vedi «A Bologna i leghisti hanno già vinto», Il Post, 23 maggio 2010).


Primarie a Milano. Rom: Che cosa hanno detto Boeri e Onida

In tribunale si incontra un sacco di gente. si incontrano persino i due candidati Stefano Boeri e Valerio Onida. Erano lì per motivi diversi. L’architetto incontrava la presidente Livia Pomodoro (di cui si era parlato anche come possibile candidata sindaca). Il costituzionalista, in qualità di difensore dei rom per la Open Society di George Soros, prendeva parte  alla causa con cui diverse associazioni assieme agli avvocati di 11 nomadi hanno chiesto ai giudici di fare esprimere la Corte europea di giustizia del Lussemburgo su una presunta violazione della normativa sulla discriminazione etnica per il censimento dei nomadi voluto dal ministro dell’Interno Maroni nel 2008. «Una stretta di mano e due veloci e cordiali chiacchiere», dicono le agenzie, nonostante le divisioni sull’appoggio del Pd.

Ma come la pensano i due sui nomadi? Non proprio nello stesso modo. Onida è stato netto:

Gli sgomberi sono cose impensabili in una società civile, basta un pò di comprendonio per capirlo e il minimo standard di civiltà.

E ha risposto alle accuse di «fare un regalo alla Moratti»:

Non è un regalo. Io sto seguendo una tesi di cui sono assolutamente convinto. Non si può infatti sgomberare delle persone senza dargli alternative.
In certi casi qua a Milano hanno buttato fuori anche dei bambini

Il giurista si è guadagnato così l’immancabile replica di De Corato: «Imbarazzante, strilla», dice.
Per Boeri invece la priorità è «smussare i toni» e parla anche di «rimpatri volontari»:

Quello dei rom è un tema importante, che va affrontato guardando in faccia alle situazioni: si tratta di famiglie con cui va impostato un discorso che può essere quello dell’affidamento delle case, del rimpatrio volontario, dell’insegnamento ai bambini.

Non sono rinunciabili né l’assoluta non discriminazione, né l’assoluto rispetto della legalità. Quindi nessun privilegio per nessuno: le graduatorie dell’Aler devono rimanere come sono.

Questa maggioranza non sa affrontare concretamente i problemi di Milano. Bisogna invece agire caso per caso, evitando sia la discriminazione etnica, sia ogni forma di illegalità o privilegio.


Primarie a Milano. Per i Rom l’assistenza legale di Onida

Undici nomadi milanesi chiederanno al Tribunale di sollevare davanti alla Corte di giustizia Ue la questione del censimento nei campi rom. E, in particolare, la questione del «carattere discriminatorio» dei decreti sull’emergenza rom emanati dal Governo nel 2008. Per domani è fissata un’udienza davanti alla I sezione civile del Tribunale.  Ad assistere gli 11 nomadi saranno alcune associazioni e anche l’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida, candidato alle primarie per il Pd. (Ansa)

A Milano la Lega non vuole i rom nelle case dell’Aler (l’azienda per l’edilizia residenziale). Anche su questo Onida ha difeso i loro diritti, ieri ha detto:

Chiedere, come fa la mozione del centro destra, che le 25 abitazioni messe a disposizione da parte dell’Aler alle associazioni e cooperative del privato sociale, non vengano assegnate ai nuclei familiari rom, è un inaccettabile atteggiamento di discriminazione etnica, contraria alla Costituzione, alla legge e al diritto europeo.

La famiglie interessate sono quelle del campo di Triboniano (Per avere un’idea della situazione, consiglio la la lettura di un articolo di Daniele Biella su Vita, scritto un mese fa). Continua il costituzionalista:

È previsto per la metà di ottobre lo sgombero del campo di Via Triboniano,  102 famiglie devono trovare una sistemazione, anche provvisoria, adeguata. Sgomberare senza offrire alternative è indegno di Milano e di chiunque abbia un minimo senso di civiltà e di umanità. Il piano concordato col Governo prevede l’assegnazione di venti alloggi Aler oggi inagibili, da sistemare subito e da destinare a emergenze sociali. L’emergenza del campo Triboniano è una di queste, evidentemente.

Chiedere l’utilizzo, certo auspicabile, degli alloggi sequestrati alla mafia, la cui effettiva immediata disponibilità è tutta da dimostrare, significherebbe chiudere gli occhi di fronte ai fatti. Qui c’è un’emergenza immediata e le case messe a disposizione degli organismi di privato sociale, devono essere utilizzate anche per far fronte ad essa

Ha immediatamente replicato il segretario provinciale milanese della Lega Nord Igor Iezzi:

Regalare quelle abitazioni ai nomadi è un privilegio inaccettabile nei confronti di chi non ha nessun titolo e un vero e proprio atto di razzismo al contrario, verso tutti i milanesi che da tempo aspettano una casa popolare. Onida ha preso un enorme abbaglio

(Affari Italiani commenta così la scelta di Onida di difendere i Rom: «E con queste iniziative pro-rom si può star certi che la sinistra a Milano non aggancerà mai i ceti moderati e non batterà mai la Lega e il centrodestra. Letizia Moratti (o chi per lei) può dormire sonni tranquilli». Continua quindi l’aggressiva campagna del quotidiano on-line contro Onida, di cui scriveva ieri anche Nando dalla Chiesa. Dunque, seguendo il ragionamento del sito, il centrosinistra per «non fare un favore» alla Moratti e alla Lega, dovrebbe comportarsi esattamente come la Moratti e la Lega)


Adro: la protesta contro la scuola leghista. «Potrà essere un seggio?»

(per Vita.it)

A qualcuno la scuola di Adro piace. «Il sole delle Alpi in fondo è solo un simbolo storico», ha detto una mamma a Il Giornale. In fondo l’istituto «Gianfranco Miglio» è  «tecnologicamente innovativo», e c’è chi dice «l’importante è che sia una bella scuola». Non tutti gli adrensi la pensano così.

A partire da docenti e personale Ata. Dopo un’assemblea, infatti, hanno scritto al sindaco Oscar Lancini per chiedere la rimozione dell’onnipresente simbolo leghista. «Per tutelare il pluralismo della scuola pubblica», dicono. E nei giorni scorsi era stato proprio il dirigente  scolastico Gianluigi Cadei a spedire una nota nella quale esprimeva il proprio dissenso. Era una lettera riservata, inviata agli insegnanti, alla responsabile dell’Ufficio scolastico provinciale di Brescia, Maria Rosa Raimondi, al primo cittadino di Adro e al direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Giuseppe Colosio.

Ma ora la protesta diventa pubblica. E sabato mattina i cittadini che non ci stanno si ritroveranno per un «Presidio protesta contro la politicizzazione della scuola pubblica di Adro», in piazza Costantino Ruggeri. Organizzano l’iniziativa il Pd di Adro, la lista Linfa, il Popolo Viola, l’Idv, l’Anpi e «altre realtà e semplici persone di buona volontà» che saranno «pacificamente al fianco ed al sostegno di tutti gli Adrensi che si vogliono opporre alla prepotenza leghista del sindaco Lancini e della sua giunta», scrivono gli organizzatori. Per partecipare c’è anche la pagina Facebook dell’evento. Il segretario del Pd locale Silvio Ferretti scrive sul social network: «mi raccomando, portate più bandiere tricolore possibili. Quelle sì identificano chi siamo».

Nel frattempo il consigliere regionale dei democratici Gianantonio Girelli ha scritto una lettera al presidente della Repubblica. Si chiede Girelli «se un domani questa stessa scuola, con le sue aule griffate con il simbolo politico di un movimento ovunque, dall’ingresso alle lavagne, possa essere utilizzata, come  spesso succede, anche come sede elettorale per  votazioni, politiche o amministrative». Si potrà votare in una struttura tappezzata di simbolo di partito? Ci sarebbe «un’ evidente inopportunità» e così, scrive Girelli, la scuola sarebbe «dimezzata per quanto concerne le sue articolate funzioni di luogo pubblico».