L’idea di internet di Renzi: tra selfie, hashtag e Second life

2 giugno: Renzi 'sfila' a Fori Imperiali, applausi e selfie

Vi dipingono come una generazione triste, mediocre, banale. Lasciateli perdere: sono indagini fatte da gente che vive di rimpianti e nostalgie. I ragazzi hanno tutte le carte in regola non solo per essere protagonisti della società domani ma soprattutto protagonisti della propria vita oggi. Ma per farlo c’è bisogno da parte vostra di consapevolezza. Di grinta. Di passione. Di voglia di vivere e non di vivacchiare. La scuola è il vostro campo di gioco più immediato e più vicino

Sono parole di Matteo Renzi. Lo stile è inconfondibile. Non si tratta però di un videomessaggio del presidente del Consiglio lanciato l’altro ieri su Youtube dopo il varo de #labuonascuola. Sono parole di quasi otto anni fa. Le pronunciava l’allora presidente della provincia di Firenze davanti a una platea di alunni delle scuole medie, all’inaugurazione dell’anno scolastico.

(continua a leggere l’articolo su Wired.it)

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La Cosa 25 anni dopo

Tra il 22 novembre e il 19 dicembre del 1989 Nanni Moretti girò tra le sezioni del Pci per documentare le reazioni degli iscritti in seguito alla decisione dell’allora segretario Achille Occhetto di cambiare nome al partito. Sono passati 25 anni. Che cosa rimane di quelle discussioni? Ci sono ancora le sezioni? E i militanti?
Un mio articolo per Pagina 99


Matteo, ma che stai a di’?

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, intervistato oggi da Repubblica:

Per i referendum c´è stata la mobilitazione del popolo arancione, quella delle parrocchie, quella del mondo di Facebook. Senza Facebook non avremmo raggiunto il quorum. Nel Pd non trovo traccia di dibattito politico su queste esperienze».
E´ anche vero che la Cgil ha portato mezzo milione di firme.
«Per quanto riguarda il Pd però non raccontiamoci barzellette. All´inizio questi referendum non sono stati visti di buon occhio. 12 assenze, 10 Pd e 2 Idv, hanno pesato sulla bocciatura dell´Election day. E´ facile riscrivere la storia col senno di poi».

Renzi osserva che il Pd non vedeva «di buon occhio» i referendum, quindi non deve «raccontarsi barzellette» sul successo ma piuttosto fare attenzione alla mobilitazione di «popolo arancione», «parrocchie» e «facebook». E’ singolare che a farlo notare sia proprio il sindaco di Firenze, che sui referundum aveva una posizione ben precisa (vedi il numero di Vita della scorsa settimana):

Personalmente andrò a votare. Voterò tre sì e un no. (…) Dico no al quesito sulla remunerazione dell’investimento. Il ragionamento è complesso e sarebbe bello approfondirlo. Non ne ho qui il tempo e lo spazio. In sintesi: se salta questa norma – discutibile quanto si vuole – saltano gli investimenti contro gli sprechi e per la depurazione. E le casse pubbliche italiane non paiono in condizioni di assicurare gli interventi necessari senza ricorrere al privato.

Sarebbe logico che dopo il voto Renzi riconoscesse di aver sbagliato, almeno per un quarto.  Il secondo quesito sull’acqua è stato quello col risultato più schiacciante: il 96,3% si è espresso a favore dell’abrogazione. Il Pd sarà pure arrivato tardi, ma almeno, la posizione ufficiale era per i quattro sì. A Firenze glielo hanno fatto notare piuttosto bruscamente i comitati dell’Idv per l’acqua pubblica: «Hai perso», hanno scritto sui volantini.
Comunque si potrebbe essere d’accordo con quanto scrive Panebianco oggi:

Il Pd di Bersani, sposando il doppio «sì» sulla questione dell’acqua, ha fatto il suo bravo salto della quaglia. Ma in politica contano i risultati: l’opportunismo di chi vince è oscurato dalla vittoria, quello di chi perde è messo in risalto dalla sconfitta.

Oppure no, e chi perde – per un quarto – può far finta di niente, essere soddisfatto del risultato, dare consigli a Casini e Bersani e dire che «è facile riscrivere la storia col senno di poi».


Il No all’acqua pubblica: dal rottamatore al Pdl

A gennaio la Corte costituzionale ha dato il via libera al referendum sull’acqua, contro la privatizzazione, per l’abrogazione del cosiddetto decreto Ronchi (tra le altre cose, molti di noi in quei giorni erano distratti dal parere sul legittimo impedimento e da altre amenità). Se tutto procede regolarmente si potrebbe andare a votare nella prossima primavera, in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Se ci saranno le elezioni anticipate il voto potrebbe slittare invece di un anno.

Si è parlato molto del movimento che ha sostenuto i referendum, raccogliendo 1 milione e 400mila firme; un forum di associazioni e semplici cittadini riuniti nel comitato «acqua bene comune». Si sa meno del comitato per il no (qui ne ho parlato qualche mese fa), presieduto dal giornalista Oscar Giannino. In vista della più o meno imminente consultazione ho intervistato il coordinatore di degli antireferendum, il «rottamatore» abruzzese Antonio Iannamorelli, 33 anni, vicepresidente del consiglio comunale di Sulmona, provincia dell’Aquila.

Siete pronti ad andare al voto?
Ci sentiamo come Davide contro Golia. I comitati per il sì sono una vera e propria macchina da guerra con alle spalle la Cgil. Noi dietro non abbiamo nessuno, fino ad ora sa quanto abbiamo raccolto di finanziamenti? Millecinquecento euro. Comunque non abbiamo paura, noi abbiamo già vinto.
In che senso?
Li abbiamo già sconfitti, anche se vincesse il «Sì» non cambierebbe niente. I quesiti che sono stati ammessi dalla Consulta non muterebbero la sostanza della legge. La realtà è che questa campagna è la più grossa bufala mediatica dai tempi dell’unità d’Italia ad oggi.
Perché?
Ma l’ha vista la pubblicità sul loro sito? C’è un attore che urla «Ti stanno rubando l’acqua!». Ma è una falsità, questa è pubblicità ingannevole, serve solo a seminare il panico. La verità è che il loro unico obiettivo è ottenere il rimborso elettorale.
I comitati hanno dichiarato che i rimborsi saranno ridistribuiti tra i sostenitori.
Non ci credo, se non vedo un atto ufficiale firmato sono solo parole.
Sono sostenuti da un grosso numero di associazioni.
La cosa che più mi sorprende è la presenza delle associazioni cattoliche. Lo dico da cattolico: va bene ripetere «l’acqua è di Dio», ma non mi sembra che con la statalizzazione si rispetti il principio di sussidiarietà, che per noi dovrebbe essere fondamentale.
Di recente avete organizzato un convegno in cui c’erano esponenti di diversi partiti, soprattutto del terzo polo.
Ci aspettavamo di avere un sostegno maggiore dal Governo. Ma dal Pdl si è fatto vedere solo un parlamentare. Forse perché il decreto Ronchi porta il nome di un esponente finiano, e poi perché c’è la contrarietà a livello locale della Lega.
Il suo partito approva la sua campagna? Bersani ha mostrato «un atteggiamento amichevole» verso i sostenitori dell’acqua pubblica.
Guardi che la mia è la posizione del Partito demorcratico, tutti i fondatori del comitato sono esponenti del Pd.
Lei è vicino ai cosiddetti «rottamatori», è tra gli organizzatori di «Prossima Fermata Sulmona». Le posizioni di Giuseppe Civati sono però molto lontane dalle sue.
Io sono vicino a Renzi.
Quindi il sindaco di Firenze la appoggia?
È un po’ che non lo sento, ma immagino che la pensi come noi. Nella sua città ha adottato per la gestione del servizio idrico il modello di un’azienda a capitale misto che è tra le più efficienti.
Adesso come sarà organizzata la vostra campagna?
Sarà durissima per noi, dobbiamo lottare contro un’informazione di regime.
Quale regime?
Il 95% dell’informazione Rai e Mediaset è schierata contro di noi, finora hanno parlato solo dei comitati a favore del referendum.
Perché si sarebbero schierati in questo modo?
Perché è più comodo, così si alimenta il solito ritornello dell’antipolitica.

Infografica: Crockhaus, tratta dall’ultimo numero di Vita.


Il Pd di Renzi e Civati in quattro minuti

Il valoroso Flavio Bini era alla Stazione Leopolda. Ecco quello che ha visto a Firenze: