BAT provincia: Che ci faccio col blackberry?

La Bat, la provincia di Barletta-Andria-Trani, ha da poco festeggiato il primo compleanno. Nel frattempo è anche arrivato lo stemma da aggiungere al gonfalone della regione Puglia. Qualche settimana fa Report raccontava i turbamenti della giovane provincia, divisa anche sulla città sede della presidenza.
Ma la Bat deve affrontare anche altri problemi di crescita, come questo:

ANDRIA – Blackberry sì, ma le convocazioni del Consiglio provinciale continuano ad arrivare con la raccomandata a casa. E nemmeno a parlarne di atti di giunta o Consiglio da poter consultare utilizzando questo strumento. E’ il paradosso che si sta registrando alla Provincia di Barletta-Andria-Trani dove da qualche settimana a tutti gli assessori e consiglieri è stato fornito un blackberry. Molti pero hanno scelto di non utilizzarlo o di non ritirarlo affatto.

Motivo: manca un regolamento per l’utilizzo di questo strumento, nel quale si stabilisca quale debba essere considerata telefonata istituzionale e quale no, quale sia il limite della connessione a internet o nell’uso della posta elettronica e soprattutto quali siano le tariffe per poter effettuare chiamate o connessioni per uso privato. Per questo il consigliere di opposizione Andrea Patruno (Pd) ieri ha presentato un’interrogazione e chiesto perché non si fornisca ai consiglieri e agli assessori, in attesa della redazione del regolamento, una nota con gli indirizzi operativi minimi di utilizzo. «Oltretutto – ha spiegato Patruno – il blackberry serve a poco se non mi consente di accedere agli atti di giunta o Consiglio, dal momento che il sito internet non funziona e non c’è una rete intranet». L’assessore al Bilancio, Dario Damiani, ha risposto che le telefonate a consiglieri, assessori e dirigenti sono tutte consentite.

Carmen Carbonara

Da Il corriere del mezzogiorno


Perdere tempo con le province

Il panorama delle Alpi biellesi fra Lessona e Cossato

Ora il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli è soddisfatto, per lui il taglio delle province è

Un segnale importante che dimostra come la Lega abbia agito e agisca con buonsenso. Sono gli altri che devono chiarirsi le idee: avevano disegnato la Lega come lo strenuo difensore delle province, e invece abbiamo tenuto fermo il nostro atteggiamento confermando quelli che erano i nostri obiettivi.

Ma quali erano gli obiettivi del partito di Calderoli?
Nella precedente versione dei tagli rischiava la soppressione anche una provincia amministrata dalla Lega: Biella. La domanda sorgeva spontanea: arriverà un cavillo per salvarla? Tempo due settimane e si è trovato il modo. Nell’ultima versione è arrivato il subemendamento Lorenzin: per le aree con un territorio montano per almeno il 50% il limite è di 150mila. Chi si salva grazie alla Lorenzin? Rieti, per la gioia del presidente di centrosinistra; Verbano-Cusio-Ossola e Crotone, amministrate dal Pdl; Sondrio e Biella, entrambe a guida leghista.

Che cos’altro è cambiato rispetto alla versione precedente del taglio? La soglia si abbassa, da 220 mila a 2oo mila. Si salvano così Matera e Massa Carrara (Pd) e Ascoli (Pdl).
Una beffa per Vercelli. Nelle precedente versione evitava la soppressione, grazie al vincolo che teneva in vita chi confina con l’estero. Quella norma preservava anche Belluno (Lega), che con i suoi 217mila abitanti ora non ne ha più bisogno, e Sondrio, terra di Tremonti. Evidentemente ora non serve più neanche a loro, vista l’abbondante montagna valtellinese.

Le vittime dovrebbero essere: Vercelli (commissariata, dopo l’arresto del presidente ex An), Fermo (presidente di Sel), Vibo Valentia (Pd) e Isernia (Pdl).

Quella molisana rimane l’unica amministrazione vicina al governo a cadere. Come fare per non soccombere? A suo tempo una proposta l’aveva avanzata il presidente del Consiglio regionale Michele Picciano:

In Molise occorrono assolutamente due Province altrimenti i Collegi elettorali andrebbero a coincidere con quelli regionali.

E comunque l’uomo ovunque della Lega, Gianluca Buonanno, rassicura anche i vercellesi, di cui è stato vicepresidente:

Innanzitutto prima che questo iter parlamentare si concluda arriveremo a fine anno; poi, per l’applicazione, dovremo attendere i due anni previsti dal codice delle autonomie. Dunque un fatto è certo: nel 2011 si andrà a votare per il rinnovo dell’amministrazione provinciale che dovrà arrivare fino al termine della legislatura: 5 anni. Quindi Vercelli potrebbe rischiare di scomparire nel 2016. C’è tutto il tempo affinché le cose cambino, e anche radicalmente.

Fine legislatura. Se ha ragione Buonanno, per Isernia e Fermo c’è tempo fino al 2014, per Vibo fino al 2013.

Ma allora, se non si alza neanche una lira, perchè mettere la norma nella manovra?

Aggiornamento: QED


Province mondiali

Mpumalanga, Limpopo, Gauteng, North west, Free state, Kwa-Zulu-Natal, Provincia del capo occidentale, Provincia del capo settentrionale, Provincia del capo orientale. Totale nove. In Sudafrica.
A contarle qui stavolta non ci provo neanche.
Però Vercelli non se lo meritava.


Gli immigrati salvano Lodi

(per Vita.it)

La provincia leghista dovrà ringraziare gli immigrati. Lodi evita di un soffio la scure di Tremonti. La manovra prevede la soppressione sotto i 220mila abitanti, i lodigiani sono 225mila. Decisivi i più di 20mila residenti provenienti da altri paesi. Il presidente Pietro Foroni, 34enne della Lega Nord eletto neanche un anno fa, la sua giunta e il consiglio possono rimanere al loro posto.

Ieri c’era stata la retromarcia sul provvedimento: il presidente del consiglio Silvio Berlusconi aveva spiegato che per l’abolizione occorrerebbe una norma costituzionale. In mattinata invece è arrivata la conferma: «Sono soppresse le province la cui popolazione residente risulti, sulla base delle rilevazioni dell’Istat al 1 gennaio 2009, inferiore a 220 mila abitanti», dice l’articolo 5 del decreto legge della manovra.

Lodi è salva, quindi. Le cose per loro sarebbero andate peggio se i dati considerati fossero stati quelli dell’ultimo censimento del 2001. Allora infatti i lodigiani erano 197.672. Ma che cosa è accaduto in questi dieci anni? Sono arrivati 21.728 nuovi cittadini, tutti immigrati.

È cambiato così il volto della provincia nata nel 1992 con decreto del presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Allora 61 comuni avevano “divorziato” da Milano. L’8 giugno del 2009 il centrodestra strappa l’amministrazione al centrosinistra, viene eletto il candidato leghista col 54,2%. dei voti. Senza gli stranieri ora avrebbe dovuto già rinunciare al suo incarico, anche se, fa notare «oltre agli immigrati, ci sono molti milanesi che decidono di venire a vivere nella nostra provincia». Pensare che  solo 4 giorni fa un sondaggio del quotidiano Il Giorno (nessun valore scientifico della rilevazione) dava un esito preoccupante per gli amministratori: L’81% dei lettori considerava la provincia «uno spreco». Ora avranno la possibilita di fargli cambiare idea.


Il comma sottosegretaria, il piano Keller, il Molisannio e il Marcuzzo

Aggiornamento: No vabbè, stavamo a scherzà.

Ancora sui tagli alle province

Asti è salva. Per un pelo sopra i 220mila. Un caloroso ringraziamento ai 712 abitanti che ne permettono la sopravvivenza. La presidente della provincia (Pdl) Maria Teresa Armosino, già sottosegretaria di Tremonti nel 2001-2006, ora ha pure mire espansionistiche: «per quanto ci riguarda ci sono aree nell’albese, acquese e chierese caratterizzate, come la provincia di Asti, da una forte presenza di viticultura. Ridefinirne gli ambiti potrebbe portare vantaggi per tutti». Albesi, acquesi e chiaresi sono avvisati.

Altri presidenti di provincia si incazzano. Corriere.it ne ha sentiti un po’.

Fermo trema. Il presidente Fabrizio Cesetti, eletto a giugno 2009 protesta, Amedeo Ciccanti (Udc), ricorda che per istituire le ultime Province lo Stato ha speso mezzo miliardo di euro: «Lega, Forza Italia e An, che all’epoca le hanno volute a tutti i costi, meritano una pernacchia».  I fermani sarebbero accorpati ad Ascoli. Ma anche lì non sono sicuri della sopravvivenza.  «Che, per caso Ascoli dovrebbe essere accorpata a Macerata? È una cosa kafkiana, forse stiamo su “Scherzi a parte”, ma se così non fosse, chiederemo l’istituzione di una nuova Regione, quella del “Marcuzzo”, perchè abbiamo molta affinità con la Val Vibrata e Teramo». Così il presidente della Provincia di Ascoli Piceno Piero Celani, di centrodestra, eletto nel giugno 2009, paventa la fusione tra la sua regione e le Marche.

Isernia non se ne fa una ragione. la provincia è li da 40 anni, con i suoi  90 mila abitanti, quasi tutti residenti in minuscoli paesi. Cancellarla? «Rivedere piuttosto i confini delle province», ha detto il presidente della Regione Michele Iorio (Pdl).  Eppure solo poche settimane fa era nata l’ipotesi bipartisan di promuovere un referendum per unire al Molise molti comuni del beneventano, in Campania, dell’alto Sangro, in Abruzzo, e della provincia di Foggia, in Puglia. Questo per dare vita ad una nuova regione, il Molisannio appunto, da circa un milione di abitanti. Infine Il presidente del Consiglio regionale Michele Picciano ricorda che «In Molise occorrono assolutamente due Province altrimenti i Collegi elettorali andrebbero a coincidere con quelli regionali». Forse Isernia può ancora sperare.

La Calabria si divide. A Vibo Valentia, dicono le agenzie, non è univoca la preferenza di accorpamento ad altra provincia in caso di soppressione. I residenti nella zona nord del vibonese preferirebbero essere accorpati con Catanzaro mentre coloro che sono nell’area a sud optano per Reggio Calabria. E così pure a Crotone: i residenti nella zona nord del crotonese preferirebbero Cosenza, mentre a sud optano per Catanzaro.

Rieti promette battaglia. Pur di salvarsi il sindaco rivuole indietro (da Roma) «l’area della cosiddetta Sabina romana, che per tradizione storico-culturale appartiene a Rieti e al suo territorio provinciale» e chiama i cittadini alla mobilitazione. Mentre Massa-Carrara, la più anziana delle vittime della scure, potrebbe unirsi a Lucca.

Nei post precedenti avevamo già rassicurato i vercellesi. Ora l’Ansa conferma il salvataggio grazie ad un kilometro di confine con la Svizzera. Una linea,  corrispondente alla cresta di una montagna, che va dal colle delle Piode, la “Punta Parrot” a 4340 metri, alla “Punta Gnifetti” su cui sorge la Capanna Margherita, a quota 4554 sul livello del mare. Si ricorda anche che durante la prima guerra mondiale un progetto classificato «segretissimo» redatto dal colonnello Arnold Keller, capo di Stato maggiore dell’Esercito svizzero, prevedeva l’invasione di buona parte della provincia di Vercelli e, in particolare, della Valsesia e di Varallo passando dal Colle Baranca. L’amministrazione provinciale di Vercelli è stata sciolta due mesi fa in seguito agli arresti del presidente e di un assessore, ed attualmente è retta da un commissario straordinario, il prefetto in pensione Leonardo Cerenzia. In Piemonte non ce la dovrebbe proprio fare, invece, Biella. Era stata eretta a provincia una ventina d’anni fa con decreto dell’allora presidente della repubblica Francesco Cossiga: si era così separata da Vercelli. Ora arriverà il ricongiungimento? L’ex vice presidente della Provincia di Vercelli Paolo Tiramani, leghista, che per una decina di giorni tra l’arresto del presidente e la nomina del commissario aveva ricoperto l’incarico di reggente ipotizza altre strade: l’unione con la vicina Casale Monferrato (attualmente in provincia di Alessandria), mentre la Valsesia potrebbe aggregarsi con Novara (366.479 abitanti), alla Curia della quale il territorio valsesiano da sempre appartiene. Biella è l’unica al nord a essere tagliata, amministrata per di più da un leghista. Che cos’avrà fatto di male per non meritarsi neanche un comma?


Quiz: Quante sono le province soppresse?

Il Post riporta le diverse versioni. Repubblica dice nove (box a p. 7 e commento di Boeri a p.28). C’è solo la strada dice dieci. Repubblica esclude dalla lista Biella. Chissà perchè. I biellesi sono circa 187mila, non confinano con l’estero e non sono a statuto speciale. (Confinano con una regione a statuto speciale, ma non è proprio la stessa cosa). La Stampa dice quindici ma si riferisce ai dati del censimento 2001. Il Messaggero dice dieci. Però esclude sempre Biella e ci mette Vercelli, che a nord confina, per un lembo di terra con lo svizzero Canton Vallese. Quindi salvi anche loro per il «comma Sondrio», quello che garantisce lunga vita anche alla provincia che ha dato i natali a Tremonti, come avevamo già fatto notare ieri. Il Tempo dice nove (escludendo Asti). Che diventano cinque, causa accorpamenti, secondo l’opinione del presidente della provincia di Rieti. Cioè: Ascoli e Fermo di norma scomparirebbero entrambe, ma essendo limitrofe di due se ne farà una. Altri accorpamenti forse riguardano le regioni che diventerebbero “monoprovincia”, Come il Molise, se sparisse Isernia; la Basilicata, se diciamo addio a Matera, e la Calabria (che perdendone due potrebbe avere una grazia e passare così da cinque a quattro anzichè a tre).

Ricapitolando:

di norma srebbero tagliate in dieci: Asti, Matera, Ascoli, Massa-Carrara, Biella, Crotone, Vibo Valentia, Fermo, Rieti e Isernia

se consideriamo i generosi  accorpamenti i più sfortunati sarebbero quelli di Asti, Massa Carrara, Biella, Vibo Valentia, Fermo e Rieti. Totale sei.

Qui il seguito


La beffa dell’abolizione delle province. Soppresse solo 10 su 110

Tagli, sacrifici per tutti. Anche per la casta. Così si dice. E finalmente aboliamo le province. Tutte? Proprio tutte tutte no, non esageriamo. Solo quelle sotto i 220mila abitanti. Quante sono? Su un totale di 110 province, comprese quelle di nuovo conio, sotto la fatidica soglia ce ne sono 24. Più di un quinto del totale. Sarebbe comunque una svolta epocale. Un superamento delle coriacee resistenze della Lega su questo tema. Si andrebbe dai più di 217mila abitanti della provincia di Asti ai neanche 60mila della neonata Ogliastra.

Però. Leggendo meglio l’annuncio del governo si apprende che dal computo vanno escluse “le province delle regioni a statuto speciale”. E vengono così risparmiate dalla scure Aosta, Gorizia, Enna e le neofite province sarde: Oristano, Nuoro, Olbia-Tempio, Carbonia Iglesias, Medio Campidano e Ogliastra.

Ma non solo. Si salvano anche quelle che “confinano con stati esteri”. E allora avranno lunga vita anche a Belluno, Imperia, Sondrio, Vercelli e pure Verbano-Cusio-Ossola. Così possono tirare un sospiro di sollievo anche i concittadini del Ministro Tremonti (qualcuno già era in ansia). Sondrio a nord e a ovest confina con la Svizzera. Sia lodato il Cantone dei Grigioni.

Chi rimane? Le sfortunate sono Asti, Matera, Ascoli, Massa-Carrara, Biella, Crotone, Vibo Valentia, Fermo, Rieti e Isernia. Dieci su centodieci. E comunque la sparizione avverrebbe “a partire dalla prossima legislatura provinciale”. C’è ancora un po’ di tempo per sperare anche per loro. Le rimanenti cento province possono dormire sonni tranquilli.

Che poi, chissà perchè l’asticella è stata fissata a quota 220mila. Perché non arrotondare per difetto, ad esempio? Un po’ più in giù, a quota 200mila, si sarebbero salvate anche Asti, Matera, Ascoli e Massa-Carrara. Oppure, per eccesso, a 250mila abitanti, così si sarebbe data una sforbiciata anche a Terni, Rovigo, Grosseto, Campobasso e Lodi.

Lodi, appunto. Il primo a gioire della bizzarra soglia sarà proprio il 35enne Pietro Foroni, leghista presidente della provincia, che neanche un anno fa aveva strappato il lodigiano al centrosinistra. Amministra 225.253 cittadini, secondo i dati del Bilancio demografico mensile elaborato dall’Istituto nazionale di statistica sulla popolazione residente al 30 settembre 2009. Appena un filino sopra la fatidica quota 22o.

(A Lodi, facendo i conti con i dati dell’ultimo censimento 2001, già si preoccupavano. Anche se, a dire il vero, non è ancora chiaro quali numeri il governo vorrà prendere in considerazione. Anche a Terni, sono in agitazione: stando ai dati 2001 gli mancherebbero solo 124 abitanti. Una vera beffa. Nel 2009 però sarebbero sui 233mila, quindi tutti tranquilli. Certo, per ora sara il caso di mettere da parte il sogno della provincia Foligno-Spoleto-Valnerina che gli umbri covano da tempo).

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