Regionali: Liguria, I 500 elettori della Valbrevenna

Pubblico qui un intervento del valente collega Matteo Muzio apparso sul sito de Il Foglio nella sezione “Cronachette locali”. L’autore segue le vicende liguri sul suo blog.

Valbrevenna (provincia di Genova) Chiesa di Sant'Anna

Pochi elettori, ma la campagna elettorale non manca. La Valbrevenna ha poco più di cinquecento elettori. Ma potrebbero essere determinanti in una tornata elettorale così incerta. Burlando e Biasotti sono appaiati. E così si fa politica come nella Prima Repubblica, con le conoscenze, i suggerimenti, il “questo lo conosco io”. Lungo la strada ci sono i cartelloni, ma sono in pochi quelli che li guardano. Già i risultati delle europee sono eloquenti: il Pdl primo partito con centoventun voti, secondo il Pd con centocinque. In linea con il trend nazionale. Ma non è sempre stato così. L’attuale sindaco Mario Palomba è un cattolico di centrosinistra, eletto una prima volta nel 2001 e una seconda nel 2006. Ma con alleati diversi rispetto alla prima volta: semplicemente accordandosi con il suo vecchio avversario Michele Brassesco, coordinatore comunale del Pdl. Uno dei primi esempi di Grosse Koalition all’italiana. Tornando a oggi, alle riunioni della Pro Loco si consiglia di votare per Raffaella Della Bianca, PdL per il suo impegno a favore delle associazioni locali. Don Pastorino, il parroco della vallata, vota centrosinistra e legge “La Repubblica”. Anche se “Scalfari non ha fede e disprezza chi ce l’ha perché è invidioso”. L’iniziativa più curiosa però è quella dell’ex vicesindaco Franco Firpo. Ha inviato una lettera che sponsorizza non un candidato preciso, ma due. Da due schieramenti diversi. Oltre alla Della Bianca, anche Pippo Rossetti, del Pd. Perché in politica “contano le persone”. Vero, come dargli torto. Ma i due candidati presidente sono gli stessi di cinque anni fa. Con la differenza che l’Udc ha cambiato schieramento. Ma in Valbrevenna le beghe della città interessano poco. Interessa più chi si conosce e chi s’impegnerà in concreto per la Valle. Per il momento, in cinque anni Burlando non c’è mai stato. Nei cinque precedenti, neanche Biasotti. L’unica autorità che ha fatto visita alla valle fin qua è il cardinal Bagnasco. Forse perché non aveva promesse elettorali da mantenere, ma solo delle anime da visitare.

Matteo Muzio


Il decreto “ad paninum” salva La Destra lombarda. “Da noi lievi irregolarità. Gli altri invece…”

Roberto Perticone, segretario La Destra Lombardia

(pubblicato su La Sestina)

Salvati dalla norma “ad paninum”. La Destra lombarda festeggia. Il decreto interpretativo varato venerdì dal Governo per ora non ha portato alla riammissione del Pdl romano, escluso per via dell’ormai celebre “panino” del delegato Alfredo Milioni. Il provvedimento ha avuto però un’altra conseguenza, non si sa quanto prevista dagli estensori. Il primo comma dell’articolo 1 rimette in gara la lista lombarda del partito di Francesco Storace. Il responsabile regionale, Roberto Perticone, non nasconde la soddisfazione: “Finalmente possiamo partire con la campagna elettorale”.

La Destra era stata subito esclusa dal voto del 28 e 29 marzo. Mancavano quattrocento certificati elettorali. “Quattro comuni si erano rifiutati di darci i documenti necessari”, si difende Perticone. Si trattava degli Uffici di Milano, Lainate, Motta Visconti, Robecco sul Naviglio. Ma ora hanno avuto il tempo di presentare tutta la documentazione necessaria. Anche grazie al decreto. “La nostra era un’irregolarità lieve rispetto alle altre, non per fare polemiche”, dice Perticone. Si riferisce al listino Formigoni? “Ora siamo alleati”.

Così La Destra farà il suo debutto sulla scheda elettorale delle Regionali. “La prima volta con Formigoni”, ricorda il segretario. La settimana scorsa le cose sembravano mettersi al peggio. La corte d’appello aveva escluso il centrodestra.  “Abbiamo provato l’ebbrezza di due ricusazioni in una volta sola. Sono stati momenti di disperazione”, ricorda Perticone. Poi è arrivato il decreto.

Il testo parla chiaro: il rispetto dei termini della presentazione delle liste “si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste muniti della documentazione hanno fatto ingresso nei locali del Tribunale o della Corte d’appello”. A Roma il Pdl si era difeso dicendo proprio che i loro rappresentanti erano presenti prima del termine ultimo fissato a mezzogiorno. Il comma in questione poteva aiutare la candidata Governatore Renata Polverini. Per ora non è andata così. Gioisce invece Perticone a Milano, nei suoi uffici di via Oglio 3: “E’ giusto che ci sia un’interpretazione elastica in funzione di una logica. E qui la logica c’è. Adesso siamo felici di poter partecipare”.

Ora non c’è più tempo da perdere. “Siamo indietro, stasera lavoriamo all’agenda”. La corsa è tutta su Milano, nelle altre province “la fiamma” non sarà presente. Ma nei prossimi venti giorni tutto è possibile. Perticone ci crede: “C’è delusione negli elettori di centrodestra, potrebbero esserci degli spostamenti di voto” Obiettivi? “Il 2% sarebbe un risultato enorme”.


Un altro giro di valzer per Formigoni

Cronaca di una settimana elettorale. Tra forma e sostanza.

Servizio realizzato da me, Alessandra Corica e Matteo Muzio.


Regionali: Giovani leghisti crescono

Qui avevo parlato dei candidati più giovani a Milano e Provincia di Pd e Pdl. Jari Colla, invece, è uno degli emergenti della Lega Nord a Milano. Ora che la burrasca per Formigoni è passata anche lui può riprendere a fare campagna elettorale. Sul suo sito si presenta così.

Nel giorno della festa della donna, Colla ci dice qual è la sua idea dell’altro sesso:

Si può pensare che le due ragazze bionde sulla destra siano di rigorosa provenienza lombarda. Magari di Cinisello, dove Colla è molto radicato. Qui Jari mostra come il comune dell’hinterland milanese sia messo in pericolo da “Vu cumprà”, “Vu lavà” e “Vu sballà”.


Regionali Lombardia: Un weekend con i candidati. Tra strette di mano, santini e youtube

(dall’ultimo numero di MM)

Chi sono i due candidati più giovani di Pd e Pdl in città e hinterland per le elezioni regionali? Il modo migliore per rispondere alla domanda è passare tre giorni con loro. Sabato, domenica e lune­dì. I primi giorni della lunga corsa ver­so Palazzo Lombardia. Ufficialmente la campagna elettorale non è ancora par­tita. Manca più di un mese al voto, ma loro non possono aspettare la chiusura delle liste. Chi deve andare a caccia di preferenze deve muoversi prima. Alessandro Colucci, 35 anni, Pdl, cerca la riconferma. Pietro Bussolati, 27 anni, Pd, è al suo esordio in politica. Per en­trambi l’obiettivo è lo stesso: essere tra i 21 consiglieri eletti dal collegio di Mila­no e provincia.

il gadget ideato da 02Pd

il gadget realizzato da 02Pd

Un mattoncino per volta. La campagna elettorale si costruisce così. Massimo e Ilaria, 26 e 23 anni, pennarello alla mano, hanno sul tavolo una montagna di lego colorati, su ciascuno scrivono il nome del candidato: «Bussolati». È ilgadget della serata, rigorosamente fat­to a mano. Chi partecipa si porta a casa un tassello. Il luogo è insolito per un incontro politico. Una delle discoteche più modaiole e trasgressive di Milano: il Plastic, in viale Umbria.

Si parte. Se la Lega presenta alle Regio­nali Renzo Bossi, il figlio del leader, un circolo dei democratici milanesi risponde presentando un competitor. Un giovane, ma con caratteristiche del tutto diverse. Nasce così Caro Renzo ti sfido. «Un hap­pening», lo definiscono gli organizzatori per presentare lo sfidante della «Trota», come il leader lumbard chiama l’erede. A lanciare il guanto è Bussolati, qualche capello grigio nonostante l’età, un im­piego all’Eni nel settore delle relazioni con le istituzioni. Lo sostiene 02Pd, la seconda sezione milanese per numero di appartenenti, con sede in via Eustachi 48. In assoluto la più giovane della città per età media degli iscritti.

Pietro Bussolati (Pd) al Plastic

L’appuntamento è alle cinque del pome­riggio, Pietro arriva in anticipo. I sup­porter ancora non ci sono, ma i giovani democrats sono fiduciosi. Alla fine i pre­senti saranno più di un centinaio, la sala della discoteca sarà piena. Non ci sono le primarie ma si può votare lo stesso. Si distribuiscono simil-schede elettorali per scegliere lo slogan e la canzone della campagna. Presenta la kermesse Emma Squilla­ci, 25 anni: è stata candidato sindaco alle ultime amministrative a Cassina de’Pecchi, un comune dell’hinterland. Emma chiede al deejay uno stacchetto per passare da un intervento all’altro. A sostegno di Bussolati parla Francesca. Ha 25 anni, viene dalla Sardegna, si esprime a nome di tutti quelli che hanno fatto il percorso «triennale-specialistica-master-stage». Alessandro Rimassa è invece uno degli autori del fortunato li­bro Generazione mille euro. «Ma adesso ci va alla grande se riusciamo ad essere Generazione 7-800 euro, quando non dobbiamo chiedere i soldi a mamma e papà», dice. Poi tocca a Rulin, 25 anni, origini indiane. Vorrebbe che Pietro rappresentasse anche quelli come lei: la cosiddetta G2, la seconda generazione di immigrati. Arriva pure il sostegno del capogruppo del Pd in consiglio comuna­le, Davide Corritore, che assicura: «Darò una mano». Pierfrancesco Maran, il più giovane della delegazione democratica a Palazzo Marino, ringrazia i gestori della discoteca: «Vengo spesso al Plastic». Tra l’altro il locale quest’anno ha vinto l’Am­brogino d’oro proprio su proposta Pd.

Oltre agli under 30 nella discoteca si ag­girano i militanti, un po’ spaesati. Da­rio Forti, 57 anni, psicologo aziendale, confessa che prima di questo pomeriggio non sapeva neanche dell’esistenza del Plastic. Però per Pietro ne vale la pena: «Non è un bamboccione, lui ha i titoli e il coraggio per raccogliere una sfida del ge­nere. Non è una trota, ma neanche il del­fino di qualcuno, è un militante attivo». La signora Stella, 72 anni, è perplessa, se ne sta da sola seduta in un angolo, valuta con attenzione le schede e prende appunti. Si guarda intorno. «Mi sembra un po’ folle», dice. Ha votato? «Gli slogan son tutti brutti, le canzoni poi non le co­nosco». Alla fine vince Insieme a te non ci sto più, il testo di Paolo Conte raccon­ta un amore finito. Come quello tra la Lombardia e Formigoni, sperano i tifosi di Bussolati.

Militanti Pdl all'inaugurazione del circolo PdL di Seggiano di Pioltello, in via Brasile 25

Domenica mattina a Seggiano

Nebbia, strade deserte. A Pioltello, quar­tiere Seggiano, si inaugura un circolo del Popolo della Libertà. Il consigliere Colucci è atteso per le dieci. Mezz’ora prima i militanti preparano la sala. Pasquale Picone e Pietro Ilardo tirano fuori i manifesti con lo slogan «Alè Ale» e le bandiere. Tutti e due siedono in con­siglio comunale, all’opposizione. Sono arrivati a Pioltello negli anni Sessanta, uno da Cefalù e l’altro da Caserta. «Ora a Pioltello su 35mila abitanti un quarto sono stranieri», spiega Pasquale. «Alba­nesi, rumeni, pachistani. Sono finiti nei ghetti dove vivevamo noi “terroni”», dice indicando i palazzoni del Centro Satelli­te e di piazza Garibaldi. «L’amministra­zione è stata troppo lassista con loro, ora qui c’è molto degrado, non si può anda­re in giro tranquilli». Pietro e Pasquale contano su Alessandro Colucci. Quando arriva tutte le attenzioni sono per lui.

Nel circolo le sette file di quattro sedie sono tutte occupate, gli altri stanno in piedi sul fondo. In totale una cinquan­tina di persone. Sul lato destro un ta­volo con il «rinfresco». Una signora ha preparato le frittelle, i vassoi con i sa­latini sono ancora incartati. Il primo applauso Colucci lo prende nominan­do Visco e Prodi che «trattavano tutti come evasori». L’ultimo e più fragoroso arriva quando ricorda che «soprattutto dobbiamo avere l’obiettivo di vincere a Pioltello, portare freschezza e aria nuo­va». Finito l’incontro tutti vogliono par­lare con lui. «Alessandro lo conosco da quarant’anni», dice Pietro. Ma come fa se ne ha appena 35? «Lo conosco da sem­pre, prima di lui conoscevo il padre». Il patriarca dei Colucci è Francesco, detto Ciccio. Attualmente deputato del Pdl, alla nona legislatura alla Camera, ai tempi di Craxi era un signore delle pre­ferenze del Psi. Originario di Brindisi, dov’è nato 78 anni fa, contava sull’ap­poggio della nutrita comunità pugliese a Milano. «Sono sempre stato socialista», rivendica Pietro. «Qui il partito prende­va settemila voti», ricorda.

Colucci ascolta tutti, ha una parola per ciascuno, non lesina le strette di mano. «È instancabile», dicono i collaboratori. «Spesso si rammarica di non aver ab­bastanza tempo da dedicare a ogni per­sona che vuole parlargli. Ma lui non si ferma mai». Lo testimoniano le occhiaie di Carmelo, il suo autista: «Ieri sera era­vamo a Trezzano sul Naviglio, l’incontro è finito presto, ma lui ha continuato fino alle undici e mezzo».

Alessandro Colucci (Pdl)

Lunedì: nel quartiere generale

Le elezioni sono vicine ma l’attività isti­tuzionale non si ferma. Ultima settima­na di sedute per il consiglio regionale. Per i membri del parlamento lombardo l’agenda è piena fino alle 24, sono an­nunciati 1.300 emendamenti dell’op­posizione. Si votano provvedimenti sui trasporti e sulla semplificazione buro­cratica. L’ufficio di Colucci è al quarto piano del palazzo di mattoni rossi di via Filzi 29, al piano del gruppo Forza Italia (i cartelli riportano ancora il vec­chio logo). Nella stanza di Alessandro ci sono i suoi collaboratori, Sonia e Guido. Stampano i provini dei manifesti e dei santini. Colucci entra, li guarda, discute i dettagli: «La croce sul simbolo è troppo grossa, copre la B di Berlusconi e la F di Formigoni, e poi il simbolo è troppo busy». Nel frattempo Sonia organizza i prossimi appuntamenti. Colucci rispon­de al telefono, riattacca subito, detta a Sonia una lettera per un circolo di un pa­ese della provincia che a breve sceglierà il sindaco. Lui appoggia un candidato, a titolo di merito segnala che «è noto in quattro oratori su cinque della città». Rimprovera al telefono l’addetto stampa che aveva scritto la precedente versio­ne della lettera. Incita lo staff: «Veloci, giovani. Grintosi». Esce, torna a riceve­re le persone che erano in sala d’attesa. Guido segue la diretta del consiglio dal sito della Regione in streaming, avverte Colucci quando è ora di votare.

Colucci nel suo ufficio in via Filzi 25

Si finisce prima del previsto. L’agenda rimane fitta: in serata c’è un incontro con trenta amici, giovedì una cena con gli imprenditori a Cusano Milanino. A proposito di cene, Gianni Barbacetto (Il Fatto quotidiano) scrive che nel 2005 ad offrirgli la serata al ristorante Gianat siano stati i Morabito, boss della ‘ndran­gheta. Colucci smentisce: «So che da parte di due personaggi di cui non ricor­do neanche il nome è stata millantata la mia conoscenza, non ho fatto né cene né incontri, tant’è che la millanteria è stata sottolineata dalla stessa magistratura». Dopo una legislatura sarebbe lecito aspettarsi un salto di qualità. Punta ad un assessorato? «Credo che ci possano essere le condizioni per lavorare a più stretto contatto con il presidente», è la risposta da politico navigato.

Anche Bussolati ha passato la giorna­ta in ufficio. A San Donato, nella sede dell’Eni. «Ma dal primo marzo dovrò staccare dal lavoro», osserva Pietro in serata, accendendo le luci di 02Pd. In programma al circolo c’era una «riunio­ne di posizionamento». Appuntamento saltato: alcuni degli organizzatori ave­vano altri impegni. Bussolati e Maran sono comunque in via Eustachi, han­no appena incontrato una delegazione dell’Anpi (Associazione nazionale par­tigiani italiani). Lo spazio del circolo è piuttosto angusto: una stanzetta sop­palcata. Per gli incontri utilizzeranno anche altri luoghi, come la Cooperativa di via Lomellina, un ex dopolavoro. Le cronache riferiscono di un partito spac­cato tra ex-Ds e cattolici. «Spero di oc­cuparmi il meno possibile di questioni del genere», dice Bussolati. «La nostra mission impossibile è far capire che il Pd è sexy e la politica è utile». La lot­ta per un posto al Pirellone sarà dura però. I democratici otterranno a Milano sei, sette posti, secondo le previsioni più ottimiste. Pietro dovrà vedersela con candidati più esperti e noti di lui. Non sembra preoccuparsene molto. Punterà sul web per farsi conoscere. «Metteremo on line un video al giorno, mobiliteremo i nostri contatti Facebook». Di manifesti per ora non se ne parla: «Sarà difficile vedere la mia faccia con la scritta “Bus­solati 2010”, forse li faremo solo in zone specifiche».

Bussolati nella sede di O2Pd

L’obiettivo è ambizioso: ottomila prefe­renze per avere la sicurezza del posto. Basteranno i post e YouTube? Nel frattempo si programma un altro «happening»: «Il gioco dell’oca del lavo­ratore». Verrà messo in scena in una strada trafficata della città: forse piazza Lima o via Dante. A fare da pedine ci sa­ranno persone in carne ed ossa: il co.co. co, lo stagista, il precario. Si muoveran­no lungo il percorso, potranno andare avanti o indietro per le caselle. Ci si potrà imbattere in una «penalità», così il lavoratore arretra dalle posizioni rag­giunte. Oppure si può pescare un «bo­nus» e fare un bel balzo in avanti. Non è chiaro come. Bussolati deve ancora pen­sarci, «l’evento» è allo stato embrionale. Comunque sarà un percorso difficile, imprevedibile, a ostacoli. Un po’ come la campagna elettorale. Ma il gioco dell’oca del candidato è appena cominciato.


L’aspirante miss Italia candidata per il Pdl? “Ho solo 19 anni, per ora penso allo studio”

Di lei si era parlato nei giorni scorsi come di una possibile candidata alle regionali (in Lombardia) per il Pdl. Si chiama Francesca Provetti, finalista di Miss Italia nel 2008 e conduttrice di Village festival (“play tv” sul canale 869 di Sky), qualcuno la ricorda come concorrente a “Una ragazza per il cinema”. Sono vere le voci di una sua discesa in campo?  “Nè smentite nè conferme”, dice oggi la Provetti. Ma arriverà l’annuncio? “Se e quando sarà necessario lo farò io. La mia scelta oggi è il silenzio”.

La Provetti si descrive così: “Ho solo 19 anni. Diplomata l’anno scorso al Liceo Classico con il massimo dei voti (100/100), frequento il primo anno di Economia e Commercio presso l’università Bicocca di Milano. Ho già dato i primi esami con ottimi risultati. Per il resto… sono ancora molto giovane e quindi…tempo al tempo!”. Almeno fino al 28 marzo.


Il Pd cerca l’anti-Trota al Plastic

Sfida alla Trota: la locandina

Renzo Bossi scende in campo. Il Partito democratico non resta con le mani in mano e risponde con “Caro Renzo ti sfido“.  Un “happening per scegliere il nostro candidato”, spiega Pierfrancesco Maran, 29 anni, consigliere comunale a Palazzo Marino. Nasce così l’idea di un  “incontro/confronto per una generazione che si candida al Governo della Lombardia”. Con aperitivo e dj set a seguire.  L’appuntamento è per sabato 6 febbraio alle ore 17 al Killer Plastic (V.le Umbria 120, Milano), il locale premiato quest’anno dall’Ambrogino d’oro (proprio su proposta dei democratici).

L’iniziativa parte da 02Pd, il vivace circolo milanese di Zona 3 che due anni fa aveva lanciato l’inno a Veltroni “I’m Pd” (sulle note di YMCA). Per i democratici  i tempi sono maturi: “Nel XV anno del Regno di Roberto Formigoni, della Sig.ra Letizia e del Podestà della Provincia di Milano, proprio ora che anche il capo dei Padani lancia in politica il suo rampollo e lo candida come consigliere regionale” è ora di sfidare “la trota”, per usare la tenera definizione paterna del rampollo lumbard.

Ecco il video che presenta l’iniziativa: