Il conto, per favore



Panini. Cena del Ministro dell’Economia di giovedì 8 luglio 2010. Lavorava alla manovra mentre altri gozzovigliavano. Da via Solferino si preoccupano della sua digestione.

Greco di Tufo. Forse. Di sicuro vino bianco. Ad accompagnare pasta col pesce, filetto di spigola, caprese, gelato. Sullo sfondo Trinità dei monti. Ricorrenza celebrata: Il 7 luglio 1960 un sedicenne abruzzese scriveva il suo primo «articolo, come dire?, professionale». Come dire.

Sardine (patto delle). Oggi  Calderoli ricorda a D’alema che non è più tempo. Roba da 1994. Cena a tre nella casa romana di Bossi. Presenti: il leader leghista, D’Alema, Buttiglione. Menu: pane in cassetta, sardine, birra e coca cola in lattina. Risultato: il ribaltone. Cade il governo Berlusconi I, nasce il governo Dini.

Fiori di zucca e pecorino. Serviti «nello splendido castello della tenuta presidenziale di Castelporziano». Il Corriere racconta che proprio ieri si è tenuta la cena annuale in cui si riuniscono i componenti di quell’esecutivo tecnico durato dal 17 gennaio 1995 al 17 maggio 1996. Una specie di riunione di «reduci e ex combattenti», secondo i partecipanti.

Mozzarella. Fino a qualche tempo fa diventava azzurra. Ora Celeste.

Caffè. Da consumarsi al bar dell’Hotel Eden, Via Lodovisi 49, Roma. In compagnia di quattro amici non più in giovane età. Attendendo le decisioni di «quindici rincoglioniti». Conclusioni amare: «Noi nun comandamm’ manco o cazz’».

Toscano (sigaro), patto del. Chiacchierata sui divani di palazzo Madama. Si fuma in maniche di camicia. Tremonti rassicura Bossi: «Il federalismo si farà». Poco distante un cartello: «Vietato fumare».

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Brancher, Calderoli, Tremonti, Bossi. La sera andavamo all’aeroclub

(www.aeroclubroma.it - fotogallery)

Bossi era a conoscenza delle deleghe?
«Certo che lo sapeva. La sera prima del giuramento abbiamo cenato insieme, presenti anche Tremonti e Brancher, all’Aeroclub di Roma. In quell’occasione abbiamo festeggiato anche il nuovo ministro».
Roberto Calderoli, intervista al Corriere della Sera

L’aeroclub di Roma è ubicato «presso l’aeroporto dell’Urbe, lungo la via Salaria e all’interno del GRA, contribuisce a rendere estremamente fruibili dai Soci tutte le strutture del Club», si legge sul sito.
Si specifica inoltre:

La nostra stuttura insiste su un aeroporto internazionale, e quello che per alcuni potrebbe sembrare un impedimento al libero godimento di una attività ludica, per noi è un vanto che immerge il pilota socio o allievo, in un mondo che nulla lascia all’improvvisazione ed al pressapochismo

E così Bossi, Tremonti, Brancher e Calderoli, privi di qualsivoglia «impedimento al libero godimento di una attività ludica» la sera di giovedì 17 giugno festeggiavano.  «In un mondo che nulla lascia all’improvvisazione ed al pressapochismo». Salvo chiamare il ministero prima in un modo poi in  un altro; togliere le deleghe prima ad uno (Bossi) poi all’altro (Fitto). Dalla navigazione nel sito però non si capisce bene dove si facciano le cene e le feste.
Ma comunque, è bene ricordare che l’aeroclub

Fonda le sue radici dal lontano 1904, addirittura prima dell’invenzione dell’aeroplano

«Addirittura». Dei pionieri. Fare un aeroclub ancor prima che fossero inventati gli aerei. Quasi come nominare un ministro senza aver fatto prima l’apposito ministero.


Perdere tempo con le province

Il panorama delle Alpi biellesi fra Lessona e Cossato

Ora il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli è soddisfatto, per lui il taglio delle province è

Un segnale importante che dimostra come la Lega abbia agito e agisca con buonsenso. Sono gli altri che devono chiarirsi le idee: avevano disegnato la Lega come lo strenuo difensore delle province, e invece abbiamo tenuto fermo il nostro atteggiamento confermando quelli che erano i nostri obiettivi.

Ma quali erano gli obiettivi del partito di Calderoli?
Nella precedente versione dei tagli rischiava la soppressione anche una provincia amministrata dalla Lega: Biella. La domanda sorgeva spontanea: arriverà un cavillo per salvarla? Tempo due settimane e si è trovato il modo. Nell’ultima versione è arrivato il subemendamento Lorenzin: per le aree con un territorio montano per almeno il 50% il limite è di 150mila. Chi si salva grazie alla Lorenzin? Rieti, per la gioia del presidente di centrosinistra; Verbano-Cusio-Ossola e Crotone, amministrate dal Pdl; Sondrio e Biella, entrambe a guida leghista.

Che cos’altro è cambiato rispetto alla versione precedente del taglio? La soglia si abbassa, da 220 mila a 2oo mila. Si salvano così Matera e Massa Carrara (Pd) e Ascoli (Pdl).
Una beffa per Vercelli. Nelle precedente versione evitava la soppressione, grazie al vincolo che teneva in vita chi confina con l’estero. Quella norma preservava anche Belluno (Lega), che con i suoi 217mila abitanti ora non ne ha più bisogno, e Sondrio, terra di Tremonti. Evidentemente ora non serve più neanche a loro, vista l’abbondante montagna valtellinese.

Le vittime dovrebbero essere: Vercelli (commissariata, dopo l’arresto del presidente ex An), Fermo (presidente di Sel), Vibo Valentia (Pd) e Isernia (Pdl).

Quella molisana rimane l’unica amministrazione vicina al governo a cadere. Come fare per non soccombere? A suo tempo una proposta l’aveva avanzata il presidente del Consiglio regionale Michele Picciano:

In Molise occorrono assolutamente due Province altrimenti i Collegi elettorali andrebbero a coincidere con quelli regionali.

E comunque l’uomo ovunque della Lega, Gianluca Buonanno, rassicura anche i vercellesi, di cui è stato vicepresidente:

Innanzitutto prima che questo iter parlamentare si concluda arriveremo a fine anno; poi, per l’applicazione, dovremo attendere i due anni previsti dal codice delle autonomie. Dunque un fatto è certo: nel 2011 si andrà a votare per il rinnovo dell’amministrazione provinciale che dovrà arrivare fino al termine della legislatura: 5 anni. Quindi Vercelli potrebbe rischiare di scomparire nel 2016. C’è tutto il tempo affinché le cose cambino, e anche radicalmente.

Fine legislatura. Se ha ragione Buonanno, per Isernia e Fermo c’è tempo fino al 2014, per Vibo fino al 2013.

Ma allora, se non si alza neanche una lira, perchè mettere la norma nella manovra?

Aggiornamento: QED