«Perché le brave persone sono divise dalla politica?»

Una delle domande al centro di The Righteous Mind, saggio di Jonathan Haidt, sulla psicologia morale e le nostre idee di destra e sinistra. Me ne sono occupato in un articolo uscito nell’ultimo numero di IL, nella sezione culturale, Rane*:

«Ideologici nella testa»

*Sezione nata a ottobre 2011, in sette mesi ha ricevuto due premi: White Pencil al D&AD Professional Awards di Londra come miglior sezione di magazine per il 2012 e medaglia d’argento SPD (Society of Publication Designers) assegnata a New York, sempre nella categoria migliore sezione. Riconoscimenti al lavoro di Francesco Muzzi (qui una sua intervista a proposito di Rane), Micaela Bonetti e dell’art director Francesco Franchi

Illustrazione in alto: Elsa Jenna

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Notizie dagli scavi: Sedici anni buttati

Un mucchio di giornali abbandonati all’angolo di una strada. Qualche passante, nessuno si ferma. In via Cassano d’Adda, all’altezza di via Riva di Trento. Periferia sudest di Milano, poco distante da Corvetto. Non sono semplicemente i quotidiani di ieri di cui ci si libera nelle pulizie del mattino.

Quei giornali dicono molto di chi li ha lasciati lì. Decine di vecchi numeri de Il Manifesto, le copie che celebravano il ventennale del quotidiano comunista. Qualche esemplare de Il Gambero rosso, all’epoca solo l’inserto gastronomico del quotidiano fondato da Pintor e Rossanda. Mesi e mesi di Cuore, l’inserto satirico de L’Unità. Tutto porta date che vanno dal 1993 al 1994.

Tranne un catalogo Ikea del 1995. L’unica pubblicazione del mucchio a non avere un’esplicita connotazione politica. I mobili svedesi immutati negli anni. E il resto?

Tutto da buttare. Perché farlo proprio oggi?

Procedendo a caso, si può estrarre uno speciale de Il Manifesto. Titolo: «Capitale e lavoro». In copertina si leggono parole come «Dai duecentomila della Fiat riparte la lotta», «controffensiva padronale», «quattro ore di sciopero in tutto il complesso nel corso della trattativa tra sindacati e azienda».

Le parole di Marchionne dell’altro ieri: «Non è possibile gettare le basi del domani continuando a pensare che ci sia una lotta tra ‘capitale’ e ‘lavoro, tra ‘padroni’ e ‘operai’”». Cosa avra pensato l’anonimo lettore? Sarà parsa una stanca ripetizione del titolo di Cuore del 5 marzo 1994: «SIETE POVERI? CAZZI VOSTRI!», sull’asfalto poco più in là.

Emerge un Cuore del 2 luglio 1994: «DOPING! VELTRONI POSITIVO. Stroncato sul nascere il volo del pibe de oro della sinistra». Nel catenaccio: «Avrebbe leccato figurine all’extasy – D’Alema: “Ecco cosa succede a voler essere moderni ad ogni costo”». Si può immaginare commento più stringente alla lettera al paese dell’ex segretario Pds-Pd?

Nella gloriosa rubrica «e chi se ne frega» svetta un Giorgio Napolitano del 30 dicembre 1993: «è stato un anno tormentato ma fecondo».

Rovistando si trova anche un coupon da ritagliare: «Cuore – Primarie – Scheda per il voto – Primo turno: Il mio leader ideale è». Segue linea tratteggiata. Le primarie. Chieste dalla cosiddetta base e malviste dal partito. La nazionale di Roberto Baggio sconfitta negli Usa nella pagina accanto. Oggi la consultazione degli elettori la fa provocatoriamente Il Fatto dal suo sito. «D’Alema trema: le primarie di Cuore mettono fuori gioco botteghe oscure». Stesso esito, tre partiti dopo.

Forse è il caso di sedersi un attimo a leggere l’editoriale di Michele Serra del 18 giugno 1994, titolo: «La fortezza della solitudine»

I dirigenti del Pds (…) sono, volenti o nolenti, proprio una nomenklatura. (..) Sanno che appellarsi al partito in carne e ossa, smettere di contarlo e farlo finalmente contare ben al di là di quel ruolo di gigantesca “quinta” da comizio, farlo votare per eleggere il nuovo capo (…) sarebbe il solo modo per liberare se stessi dai giochi di corridoio, dai “colloqui” riservati a quattr’occhi, dalle dichiarazioni fasulle ai giornalisti (…) Dovremmo demolire Botteghe Oscure mattone dopo mattone per liberare i prigionieri. Bisognerebbe tirarli fuori, questi vecchi ragazzi perennemente chiusi in riunioni che ricordano ormai da vicino l’Azione Parallela dell’Uomo senza qualità di Musil, e ricordare loro che ci somigliano, o almeno ci somigliavano. Non so: portarli al mare, ai monti, al cinema, dovunque possano dimenticare il loro funebre ruolo di custodi del Nulla. Nessuno al mondo, se vive male lui, può far vivere meglio gli altri.

Chi ha deciso di liberarsi di tutte queste parole? Perché? Cosa avrà pensato in questi giorni? Come avrà reagito alla lettera di Bersani a Repubblica?  – scritta in politichese stretto, per sua stessa ammissione.

I lavoratori della Fiat, Veltroni e D’Alema, Berlusconi sempre lì. Un giorno d’agosto fai ordine in soffitta e ritrovi questi vecchi giornali. Che fai? Butti via tutto. Pensi: a che cosa sono serviti 16 anni? Quanto è cambiato nella tua vita? Quanto è cambiato nel paese? Allora metti insieme tutta quella carta impolverata e la lasci per strada. Come se non fosse buona neanche per la raccolta differenziata.

(foto: Giulialaura)


“A Bologna i leghisti hanno già vinto”. Parola di geografo californiano

Prof. M. E. Shin

Da Los Angeles l’Italia si vede meglio. Michael E. Shin, 40 anni, insegna nel dipartimento di geografia della UCLA, da vent’anni studia la politica italiana. È un esperto di Lega Nord e «zona rossa» in particolare. Parla e scrive in un buon italiano e nel tempo libero gioca a golf. Di recente ha partecipato a Bologna al convegno organizzato dall’Itanes 1990 – 2010 La Lega. 20 anni dopo. Nel 2008 aveva curato il volume Berlusconi’s Italy. Qui si possono leggere i suoi papers.
Perché il professor Shin si interessa alla politica italiana? « È una storia di molti viaggi, tante persone importanti e un po’ di fortuna», dice. Intanto in questi giorni la Lega ha incassato il federalismo demaniale e di recente si è parlato di un candidato sindaco leghista a Bologna. Il geografo californiano ci spiega come la vede.

Quali sono i motivi del successo della Lega?
Alle ultime regionali sono stati tre i fattori più importanti  Innanzitutto, la Lega è l’unico partito che ha un programma e un messaggio chiaro e rilevante per gli italiani, per esempio sulla sicurezza e l’immigrazione. La Lega ha anche una leadership stabile e molto conosciuta da alcuni anni, si pensi al ruolo di Maroni.  Qual è invece il messaggio della sinistra? Boh…  Anzi, chi sono i leader della sinistra?  Boh…  Questo è il secondo punto, per cui la sinistra italiana ha perso, senza messaggi rilevanti e senza una vera leadership. Infine, i guai di Berlusconi. Personali e politici, per esempio la tensione nel Pdl con i finiani. Si è creata così una situazione per cui la Lega è un’opzione veramente legittima a destra.  In questo senso, il successo della Lega in realtà viene da due storie: la storia della Lega, e un la storia della competizione, anzi, della mancanza di competizione.

ROSSA? Le percentuali della lega in Emilia Romagna alle ultime Regionali (dal sito elezioni2010.regione.emilia-romagna.it)

Come si spiega il buon risultato nell’Italia centrale?
Nella zona rossa, soprattutto in Emilia Romagna, mi sembra che la sinistra sia stata battuta dalla Lega al gioco locale che storicamente la sinistra ha dominato.  Le attività e le reti dei leghisti sono abbastanza giovani in confronto a quelle della sinistra. Infatti, le differenze fra la Lega e la sinistra corrispondono alle differenze tra generazioni.

La sinistra è in crisi nella zona rossa?
Sì, la sinistra italiana è ancora in crisi.  Senza messaggio, senza leadership, senza un occhio al futuro. Non è un partito e non è un movimento. Che cosa è la sinistra italiana in questi giorni?  Esiste più la zona rossa?  No, non è più rossa. Forse adesso bisognerebbe chiamarla zona «un po’ meno rossa»

La Lega annuncia candidati sindaci a Bologna e Rimini. Possono vincere?
Non credo che i candidati della Lega possano vincere a Bologna o Rimini. Però io pensavo anche che la Lega fosse quasi finita dopo le elezioni di 2006!  Quindi, mai dire mai…  Quello che è importante è il fatto che la Lega sia riuscita a mettere un candidato in questi luoghi storicamente rossi.  Questa è già una vittoria per il Carroccio.

Bologna senza sindaco. È la fine di un modello?
Forse è l’inizio della fine dell’egemonia della sinistra a Bologna. È il cambiamento da un modello ad un altro modello. Diverso, ma non troppo.