La Cosa 25 anni dopo

Tra il 22 novembre e il 19 dicembre del 1989 Nanni Moretti girò tra le sezioni del Pci per documentare le reazioni degli iscritti in seguito alla decisione dell’allora segretario Achille Occhetto di cambiare nome al partito. Sono passati 25 anni. Che cosa rimane di quelle discussioni? Ci sono ancora le sezioni? E i militanti?
Un mio articolo per Pagina 99

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Elezioni amministrative 2012: Sesto San Giovanni, da Stalingrado alle liste civiche

Una piazza così interessata alla politica non la vedevano da tempo a Sesto San Giovanni. Circa un migliaio di persone ad ascoltare un comizio. Incuranti del temporale in corso, per di più. Se si cercasse un’altra prova della crescita del Movimento 5 stelle, la si potrebbe trovare qui, in quella che fu la Stalingrado d’Italia. Lo show di Beppe Grillo sotto il diluvio finora è stato l’evento più seguito di una campagna elettorale sonnacchiosa. Nello stesso momento a pochi metri di distanza da Piazza Petazzi dove imperversava il comico genovese, era in corso un incontro con il segretario del Pdl, Angelino Alfano. Incontro al chiuso, al riparo dal “diluvio” dei grillini. Nonostante la presenza di un leader nazionale di un partito di governo, il pubblico in sala era scarsino.

La cosiddetta antipolitica è arrivata anche a Sesto? Non ci sarebbe da stupirsi, dato che qui di recente i motivi per essere delusi dai partiti non sono mancati. Le inchieste della procura di Monza hanno battezzato il “Sistema Sesto”, una rete di relazioni ambigue tra imprenditori e pubblici amministratore che ha portato a indagare l’ex sindaco Filippo Penati e il primo cittadino uscente, il dimissionario Giorgio Oldrini, più altri esponenti delle giunte che hanno guidato la città negli ultimi vent’anni. «Qui al malumore generale nei confronti dei partiti si è aggiunto il problema locale. Lo scontento si sente», dice Sabina Ballione, sestese dalla nascita, attiva nel volontariato in città e responsabile di Legacoop sociale per la Lombardia. La crisi del centrosinistra che ha governato la città per praticamente settant’anni ha avuto una prima conseguenza visibile in questa campagna elettorale: i candidati sindaco sono otto, di cui cinque sono sostenuti da liste civiche e si dichiarano lontani dai partiti. Insomma, non ci sono solo i grillini, che presentano Serena Franciosi, 31enne dipendente di un’azienda farmaceutica. Sulla scheda elettorale i sestesi troveranno anche la Lista Civica “X Sesto”, nata da alcuni esponenti scissionisti del movimento 5 stelle, il loro candidato è il musicista Gianpaolo Nuccini. Accreditato attorno all’un per cento. Ci sono poi le candidature più legate al territorio come quella dei “Giovani Sestesi”, sigla inizialmente vicina al centrosinistra, staccatasi dopo le vicende giudiziarie. La loro aspirante sindaco è Alessandra Aiosa, imprenditrice. Altri invece sono più radicati nel tessuto associazionistico. Come Orazio La Corte, fondatore del circolo locale di Legambiente, sostenuto da due liste ecologiste. Il suo però non è un nome nuovo per la politica, ha già esperienza di consigliere comunale nei Verdi, fino al 2009 sosteneva il centosinistra. «Sono uscito quando le mie proposte sul piano di governo del territorio non sono state ascoltate. Ho fatto bene, le inchieste hanno confermato quello che in molti sapevano. Il recupero delle aree industriali è stato gestito attraverso una rete di corruzione», dice oggi La Corte. Il candidato però che potrebbe impensierire i partiti più grandi è un altro: Gian Paolo Caponi, avvocato, presidente dei Lions, impegnato nel volontariato nelle associazioni cattoliche. Caponi non è un nome nuovo della politica, si era già parlato di lui come possibile candidato per il centrodestra nel 2002 e nel 2007, ora si presenta con la lista Sesto nel Cuore, con l’appoggio anche di partiti come Fli e Udc senza simbolo ma con la generica sigla “Terzo polo”. «La città si è impoverita, manca il lavoro. La gente non guarda più ai partiti, si fida delle persone», dice Caponi.

E come pensa invece di uscirne il Pd, da sempre al governo del centro più popoloso della provincia di Milano? Con una candidatura vicinissima al sindaco Oldrini: il suo assessore alla Cultura, Monica Chittò. Il suo nome è stato ufficializzato da primarie con una partecipazione record. In negativo. A votare sono andati solo in 2400, mai così pochi.

Il suo punto di forza sta nella debolezza del centrodestra: la candidata del Pdl. Franca Landucci, è data tra il 15 e il 20%. La Lega corre da sola, con l’anziano ex senatore Celestino Pedrazzini, e sembra non destare preoccupazioni. Un sondaggio Swg dà la Chittò vincente al primo turno, con il 52,4%. Eppure ci credono in pochi. Finora qui non s’è fatto vedere nessun leader nazionale, è venuto solo il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. «Difficile definirla un segno di discontinuità. Ma dall’altra parte i candidati civici sono troppo inesperti perchè gli si possa affidare la macchina amministrativa», dice la responsabile di legacoop. «Non sarà facile raggiungere il 50% dei voti già il 7 maggio», osserva chi segue la politica della città. Se si andasse al secondo turno, sarebbe la prima volta nella storia di Sesto. A sfidare i partiti del centrosinistra potrebbe essere proprio Caponi, da molto dato in vantaggio sulla candidata del centrodestra. Il Pd fa gli scongiuri, a quel punto contro i civici potrebbe accadere di tutto.



I nuovi signori delle preferenze

Chi ha vinto le ultime elezioni? I candidati tra i 20 e i 35 anni. I dati mostrano che se possono, gli elettori scelgono i più giovani. Accade soprattutto nelle grandi città in cui il centrosinistra ha ottenuto buoni risultati.

A Torino il più votato del Pd è stato Stefano Gallo, 34 anni, con 2415 voti. Ingegnere informatico, ha giù una legislatura alle spalle. Il primo arrivato di Sel, invece è Michele Curto, 31 anni, 2225 voti, a lungo responsabile di Libera per l’Europa. A Bologna, dietro i big Cevenini e Frascaroli, i primi sono Andrea Colombo, 26 anni, 1306 voti, già consigliere di zona, e Cathy La Torre, 30 anni, 810 voti,  avvocato impegnato soprattutto nella difesa dei diritti degli omosessuali. A Milano nel Pd il primo dei non-archistar è Pierfrancesco Maran, 30 anni, già consigliere comunale, 3530 voti che lo hanno portato più in alto di molti altri esponenti dalla più lunga carriera politica. Nella civica per Pisapia prima è arrivata Anna Scavuzzo, 34 anni, 1044 voti, insegnante nella scuola primaria e scout. Nel mezzo flop del terzo polo l’unica che sorride è la 25enne Sara Giudice, meglio nota come l’anti Minetti, è lei la prima nella lista del Nuovo polo con 1058 preferenze. (Per non parlare poi delle percentuali dei candidati sindaci grillini: Mattia Calise, 20 anni, 3,23 % a Milano e Massimo Bugani, 33 anni, 9,5 a Bologna).

Come si cambia classe dirigente? Votandone una nuova. Usando le preferenze, uno strumento che in Italia si è spesso associato alla politica peggiore. Oggi, invece, quando la legge elettorale non lo impedisce i cittadini se ne servono in modo significativo: votano soprattutto giovani. Tra i consiglieri eletti ci sono gli esordienti e gli esperti; alcuni hanno già una carriera politica avviata, altri vengono dal mondo del volontariato, ad esempio.

Come possono farsi spazio i giovani in politica? Facendosi votare. Prendere molte preferenze in una grande città è una delle cose più difficili del mestiere di politico – a meno di non usare il voto di scambio o di essere omonimi di leader politici nazionali. Richiede un lavoro capillare, bisogna convincere centinaia di persone a scrivere il proprio nome sulla scheda. Servono, ma non bastano, i social network e la bella faccia sui manifesti; è necessario riuscire a ottenere la fiducia di chi vota. Contano poco le rese dei conti interne ai partiti.

(Qualcuno potrebbe avanzare l’obiezione qualunquista: sono giovani ma sono stati cooptati dai vecchi gruppi dirigenti, sono copie in piccolo dei leader attuali. Ammettiamo anche sia così. Rimarrebbe il fatto – credo senza precedenti recenti – che nella peggiore delle ipotesi un elettore preferisce la copia giovane all’originale anziano. Non vuol dire proprio nulla?)


La tuta del Pd

Tornano le ‘Frattocchie’: dal prossimo 8 aprile a Roma, in un casale sulla via Laurentina, Casa San Bernardo, apre ”Officina politica’, la scuola di formazione del Pd.
Il primo modulo e’ in programma dall’8 al 12 aprile e poi si andra’ avanti per un anno con un appuntamento al mese, salvo agosto e settembre. Il corso e’ riservato a giovani (under 35), con il 50% di uomini e donne, provenienti dalle regioni (due per ciascuna, segnalati dal segretario) che abbiano gia’ esperienza come amministratori o membri del partito. Nel corso dell’incontro vestiranno una tuta del Pd.

Dal sito del Partito Democratico


La proposta D’Alema

Ovvero, come regalare voti a Berlusconi. Se si votasse oggi secondo lo schema delineato dal presidente del Copasir a Repubblica, il centrodestra sarebbe al 45,2%. In uno scenario con tre coalizioni, invece, dove il Pd si allea solo con Sel e Idv (No terzo polo), il Pdl è fermo al 38,5%. Insomma, l’union sacrè regala 7 punti in più a Pdl e Lega e una maggioranza di governo ingestibile con tutti dentro. A meno che qualcuno non creda davvero che una cosa che va da Fini a Vendola possa reggere. Come nota anche Pietro Raffa, il centrosinistra, senza Udc, Fli & co, sarebbe la coalizione vincente.

La capziosità del’argomentazione a favore della proposta D’Alema sta poi nel fatto che ci si serve di questa premessa (come fa lo stesso D’Alema):

Oggi Pdl e Lega, insieme, sono al 40%. Le forze dell’opposizione rappresentano il restante 60%, cioè la maggioranza degli italiani

I numeri sono corretti, ma si riferiscono ad uno scenario con tre poli, non a quello auspicato dall’ex presidente del Consiglio. Altrimenti, se si andasse al voto con gli schieramenti delineati da D’Alema, il peso dellle opposizioni diminuirebbe di circa dieci punti e il centrodestra ne guadagnerebbe cinque. Poi qualcuno mi spiega anche perchè i centristi dovrebbero accettare una proposta che li indebolisce.

I sostenitori dell’autolesionista grande coalizione però possono avanzare la seguente giustificazione (sono sempre parole di D’Alema):

Un progetto di tipo costituente, che fa coincidere la conclusione del ciclo berlusconiano con la fine di una certa fase del bipolarismo e raduna il vasto schieramento di forze che si oppongono a Berlusconi: presentiamoci agli elettori e chiediamogli di sostenere un governo costituente che abbia tre obiettivi di fondo.

Non regge comunque. Perchè,  se proprio ci teniamo così tanto al governo costituente, per farlo non è necessario che centro e centrosinistra si presentino insieme alle elezioni. Anche con l’attuale legge elettorale, il centrosinistra potrebbe ottenere il premio di maggioranza e chiedere il sostegno in parlamento ai centristi – al Senato, ad esempio, dove potrebbe essere in difficoltà, ma il terzo polo sarebbe comunque presente, con questi numeri.


«Ci mandi curriculum e book fotografico»

È tornato Presadiretta, il programma di Riccardo Iacona, con una puntata dedicata alla Bella politica. Si è partiti dalla storia del sindaco di Pollica e Acciaroli, Angelo Vassallo, ucciso mentre tornava a casa la sera del 6 settembre 2010.

Iacona ha ricostruito l’impegno di Vassallo e le indagini sull’omicidio. L’inchiesta merita di essere vista tutta, qui riporto solo un passaggio. Secondario, forse.

La sezione di Pollica del Pd aveva scritto una mail alla segreteria di Veltroni per proporre la candidatura del sindaco alle elezioni del 2008. Secondo i suoi sostenitori, Angelo Vassallo avrebbe meritato un posto da parlamentare. Dal partito nessuna risposta. Potremmo aver avuto dei problemi al server, dicevano da Roma. Abbiamo mandato pure una lettera col corriere espresso, ricordano quelli del Pd di Pollica. Vassallo ci rimase male. Che partit’ e’mmerd, disse, manco na risposta.

Anche il fratello di Vassallo racconta che Angelo pensava alla politica nazionale. Claudio Vassallo riferisce dei tentativi, infruttuosi, di contattare come si chiamava il responsabile della segreteria di Veltroni… Bettini? Sì, Goffredo Bettini. Come si comporta il Pd? Per un po’ non si fanno trovare. Alla fine una risposta arriva. Ad Angelo Vassallo, che amministrava il suo comune da 15 anni,  che aveva fatto di Pollica un gioiello,  che lottava ogni giorno contro la speculazione edilizia e andava di persona a cacciare gli spacciatori, il suo partito aveva detto ci mandi un curriculum e un book fotografico.


Il No all’acqua pubblica: dal rottamatore al Pdl

A gennaio la Corte costituzionale ha dato il via libera al referendum sull’acqua, contro la privatizzazione, per l’abrogazione del cosiddetto decreto Ronchi (tra le altre cose, molti di noi in quei giorni erano distratti dal parere sul legittimo impedimento e da altre amenità). Se tutto procede regolarmente si potrebbe andare a votare nella prossima primavera, in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Se ci saranno le elezioni anticipate il voto potrebbe slittare invece di un anno.

Si è parlato molto del movimento che ha sostenuto i referendum, raccogliendo 1 milione e 400mila firme; un forum di associazioni e semplici cittadini riuniti nel comitato «acqua bene comune». Si sa meno del comitato per il no (qui ne ho parlato qualche mese fa), presieduto dal giornalista Oscar Giannino. In vista della più o meno imminente consultazione ho intervistato il coordinatore di degli antireferendum, il «rottamatore» abruzzese Antonio Iannamorelli, 33 anni, vicepresidente del consiglio comunale di Sulmona, provincia dell’Aquila.

Siete pronti ad andare al voto?
Ci sentiamo come Davide contro Golia. I comitati per il sì sono una vera e propria macchina da guerra con alle spalle la Cgil. Noi dietro non abbiamo nessuno, fino ad ora sa quanto abbiamo raccolto di finanziamenti? Millecinquecento euro. Comunque non abbiamo paura, noi abbiamo già vinto.
In che senso?
Li abbiamo già sconfitti, anche se vincesse il «Sì» non cambierebbe niente. I quesiti che sono stati ammessi dalla Consulta non muterebbero la sostanza della legge. La realtà è che questa campagna è la più grossa bufala mediatica dai tempi dell’unità d’Italia ad oggi.
Perché?
Ma l’ha vista la pubblicità sul loro sito? C’è un attore che urla «Ti stanno rubando l’acqua!». Ma è una falsità, questa è pubblicità ingannevole, serve solo a seminare il panico. La verità è che il loro unico obiettivo è ottenere il rimborso elettorale.
I comitati hanno dichiarato che i rimborsi saranno ridistribuiti tra i sostenitori.
Non ci credo, se non vedo un atto ufficiale firmato sono solo parole.
Sono sostenuti da un grosso numero di associazioni.
La cosa che più mi sorprende è la presenza delle associazioni cattoliche. Lo dico da cattolico: va bene ripetere «l’acqua è di Dio», ma non mi sembra che con la statalizzazione si rispetti il principio di sussidiarietà, che per noi dovrebbe essere fondamentale.
Di recente avete organizzato un convegno in cui c’erano esponenti di diversi partiti, soprattutto del terzo polo.
Ci aspettavamo di avere un sostegno maggiore dal Governo. Ma dal Pdl si è fatto vedere solo un parlamentare. Forse perché il decreto Ronchi porta il nome di un esponente finiano, e poi perché c’è la contrarietà a livello locale della Lega.
Il suo partito approva la sua campagna? Bersani ha mostrato «un atteggiamento amichevole» verso i sostenitori dell’acqua pubblica.
Guardi che la mia è la posizione del Partito demorcratico, tutti i fondatori del comitato sono esponenti del Pd.
Lei è vicino ai cosiddetti «rottamatori», è tra gli organizzatori di «Prossima Fermata Sulmona». Le posizioni di Giuseppe Civati sono però molto lontane dalle sue.
Io sono vicino a Renzi.
Quindi il sindaco di Firenze la appoggia?
È un po’ che non lo sento, ma immagino che la pensi come noi. Nella sua città ha adottato per la gestione del servizio idrico il modello di un’azienda a capitale misto che è tra le più efficienti.
Adesso come sarà organizzata la vostra campagna?
Sarà durissima per noi, dobbiamo lottare contro un’informazione di regime.
Quale regime?
Il 95% dell’informazione Rai e Mediaset è schierata contro di noi, finora hanno parlato solo dei comitati a favore del referendum.
Perché si sarebbero schierati in questo modo?
Perché è più comodo, così si alimenta il solito ritornello dell’antipolitica.

Infografica: Crockhaus, tratta dall’ultimo numero di Vita.