Elezioni amministrative 2012: Taranto

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Il 6 e 7 maggio si vota anche nella città dell’Ilva. Un mio articolo dal settimanale Vita

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I nuovi signori delle preferenze

Chi ha vinto le ultime elezioni? I candidati tra i 20 e i 35 anni. I dati mostrano che se possono, gli elettori scelgono i più giovani. Accade soprattutto nelle grandi città in cui il centrosinistra ha ottenuto buoni risultati.

A Torino il più votato del Pd è stato Stefano Gallo, 34 anni, con 2415 voti. Ingegnere informatico, ha giù una legislatura alle spalle. Il primo arrivato di Sel, invece è Michele Curto, 31 anni, 2225 voti, a lungo responsabile di Libera per l’Europa. A Bologna, dietro i big Cevenini e Frascaroli, i primi sono Andrea Colombo, 26 anni, 1306 voti, già consigliere di zona, e Cathy La Torre, 30 anni, 810 voti,  avvocato impegnato soprattutto nella difesa dei diritti degli omosessuali. A Milano nel Pd il primo dei non-archistar è Pierfrancesco Maran, 30 anni, già consigliere comunale, 3530 voti che lo hanno portato più in alto di molti altri esponenti dalla più lunga carriera politica. Nella civica per Pisapia prima è arrivata Anna Scavuzzo, 34 anni, 1044 voti, insegnante nella scuola primaria e scout. Nel mezzo flop del terzo polo l’unica che sorride è la 25enne Sara Giudice, meglio nota come l’anti Minetti, è lei la prima nella lista del Nuovo polo con 1058 preferenze. (Per non parlare poi delle percentuali dei candidati sindaci grillini: Mattia Calise, 20 anni, 3,23 % a Milano e Massimo Bugani, 33 anni, 9,5 a Bologna).

Come si cambia classe dirigente? Votandone una nuova. Usando le preferenze, uno strumento che in Italia si è spesso associato alla politica peggiore. Oggi, invece, quando la legge elettorale non lo impedisce i cittadini se ne servono in modo significativo: votano soprattutto giovani. Tra i consiglieri eletti ci sono gli esordienti e gli esperti; alcuni hanno già una carriera politica avviata, altri vengono dal mondo del volontariato, ad esempio.

Come possono farsi spazio i giovani in politica? Facendosi votare. Prendere molte preferenze in una grande città è una delle cose più difficili del mestiere di politico – a meno di non usare il voto di scambio o di essere omonimi di leader politici nazionali. Richiede un lavoro capillare, bisogna convincere centinaia di persone a scrivere il proprio nome sulla scheda. Servono, ma non bastano, i social network e la bella faccia sui manifesti; è necessario riuscire a ottenere la fiducia di chi vota. Contano poco le rese dei conti interne ai partiti.

(Qualcuno potrebbe avanzare l’obiezione qualunquista: sono giovani ma sono stati cooptati dai vecchi gruppi dirigenti, sono copie in piccolo dei leader attuali. Ammettiamo anche sia così. Rimarrebbe il fatto – credo senza precedenti recenti – che nella peggiore delle ipotesi un elettore preferisce la copia giovane all’originale anziano. Non vuol dire proprio nulla?)


Elezioni: la mappa dei candidati «sociali»

A Milano se ne contano 28, 38 a Torino, 17 a Bologna e 32 a Napoli. Le liste a sostegno dei candidati sindaco per le prossime amministrative riempiranno schede elettorali larghe quanto lenzuola. Una lunga fila di simboli, elenchi di centinaia e centinaia di aspiranti consiglieri comunali. Quanti di questi vengono dal mondo del sociale?

Milano La sfida Moratti – Pisapia si gioca anche tra le liste civiche. Per il sindaco uscente, c’è il simbolo di Milano al centro, dove si trovano i nomi di Ana Paula Giolli, presidente del movimento  interculturale «Donne in Cammino», Claudio Marcellino, insegnante e presidente del Forum Milanese delle associazioni per la famiglia e Franco Lisi, non vedente responsabile del Centro Informatico dell’Istituto dei Ciechi. Nel centrosinistra tra i civici di Milano per Pisapia ci sono Franco Bomprezzi, collaboratore di Vita e portavoce di Ledha – Lega dei diritti dellepersone con disabilità, l’educatrice Agesci Anna Scavuzzo e Fernanda Werner, avvocato e mediatrice di conflitti.  Ma anche i partiti hanno lasciato qualche posto agli esterni, il Pd infatti candida Rosaria Iardino, fondatrice di Nps, il network italiano delle persone sieropositive, e Giovanna Menicatti, presidente di Apm Parkinson Lombardia. E il candidato democratico più giovane è il 24enne Emanuele Lazzarini, volontario Acli.

Napoli Tra gli oltre mille candidati al consiglio comunale molti nomi controllati dai locali boss delle preferenze. Le eccezioni si trovano nella lista Le competenze per Napoli, a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra Mario Morcone, già responsabile dell’agenzia per i beni confiscati alla criminalità organizzata. Per lui si spenderanno l ’ex preside Alessandro Filia, oggi figura di spicco nelle associazioni  del capoluogo campano, e Domenico Di Pietro, vicino a Tano Grasso per le battaglie antiracket. I movimenti di protesta contro le discariche hanno trovato casa al fianco di Luigi De Magistris: nella sua lista Napoli è tua c’è Pietro Rinaldi, uno dei leader dei contestatori di Chiaiano.

Torino Tra gli aspiranti consiglieri che sostengono il favorito Piero Fassino con il simbolo del Pd si trova Fosca Nomis, vicepresidente della sezione italiana di Amnesty International. Per Sel corrono Michele Curto di Flare, associazione vicina a Libera, e Alessandro Mostaccio, del Movimento Consumatori. Tra i sostenitori del terzo polo, invecem si colloca Raffaele Donato, impegnato da 15 anni al Sermig. Molti esponenti del movimento No Tav invece si trovano sotto le insegne della Federazione della Sinistra, a partire dal candidato sindaco Juri Bossuto.

Bologna Qui L’associazionismo cattolico si divide tra destra, centro e sinistra. Per il Pdl c’è Valentina Castaldini, già consigliere per una legislatura, lavora per l’Asp, l’associazione dei poveri bisognosi. Il terzo polo invece ospita alcuni delusi del Pd di area popolare, come Lina Delli Quadri, una lunga esperienza come operatrice sociale nelle parrocchie della città. È rimasta tra i democratici Marina Accorsi, impegnata nella Caritas e nella Croce Rossa Italiana. Ma l’esperimento più coraggioso è quello della lista Amelia per Bologna. In teoria ci sono i simboli di Sel e dei Verdi, in pratica la quasi totalità dei candidati si è fatto le ossa nel sociale, fuori dai partiti. A partire dalla capolista Amelia Frascaroli, ex direttrice della Caritas, venti nomi di personalità impegnate nel sociale da anni: dalla cantautrice impegnata sui temi della disabilità Antonietta Laterza ad Aziz Fattah, imprenditore e mediatore culturale.

(dall’ultimo numero di Vita)


Simulazione

Sondaggio Ipsos Ballarò 16 novembre

Riforma della legge elettorale? Quale riforma?


Le primarie a Milano: il terzo gode

Ieri sera il costituzionalista Valerio Onida, 74 anni, ha presentato la sua candidatura alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Milano, mettendo in qualche difficoltà il candidato sostenuto dal Pd, l’architetto Stefano Boeri, 44 anni. Nel frattempo, per il terzo uomo – il primo a farsi avanti – l’avvocato Giuliano Pisapia, 61 anni, era «una serata ideale da trascorrere in casa», come scrive sul suo diario online, nel post «Serata di autunno precoce, quella di ieri…». Mentre la sinistra moderata e riformista si divideva, Pisapia si godeva la pace domestica. Ecco un brano dal blog dell’avvocato:

Il caso ha voluto che proprio ieri, serata anche di partita dell’Italia, saltasse l’incontro che avevo programmato e alle nove e mezza della sera mi ritrovassi libero. Libero di fare quattro passi, di togliere la giacca e di sprofondarmi, finalmente!, sul divano.

Confesso che questa è una delle mie perversioni: invece che a tavola, mi piace da morire pranzare seduto sul divano. Sarà che arrivo alla sera stremato,  ma mangiare senza dover essere costretto a stare composto – come ci insegnavano da bambini: «stai composto, a tavola!»  – è una delle cose che mi rilassa di più.  Non sempre mi è concesso: ma in questi mesi anche la mia vita familiare si piega al mio impegno politico e, ammetto, sono molto tolleranti. Dunque la serata è andata proprio come piace a me: un bicchiere di prosecco per aperitivo, un piatto di pasta, del formaggio di un alpeggio della Val Formazza e una créme caramel. Sarà che non facevo un pasto casalingo da settimane, ma la puttanesca di ieri sera superava tutte quelle che ricordo. La nostra ricetta è semplice: acciughe e un profumo di aglio, quindi i pelati e le olive nere (ma, attenzione, devono essere quelle al forno) insieme ai capperi. Una bontà.


Compagni, spaghetti e candidati: Una notte democratica a Milano

Dopo un po’ la base sbotta. Lo scrittore spiega che dobbiamo emozionare, dobbiamo andare nei quartieri, a parlare con la sciura maria e il sciur oreste. Che non lo facciamo più e lo fa solo la Lega. A quel punto la coordinatrice del Pd della Zona 9 di Milano non si tiene più. Noi ci andiamo nei quartieri, stiamo ai banchetti, parliamo con le sciure. Tutti i giorni, dice. Gianni Biondillo sembra voler rispondere: Guardi che non ce l’avevo con lei. Ma lei rincara la dose: e basta con questa favola che la base è una cosa e i dirigenti sono un’altra, noi i nostri dirigenti ce li siamo scelti con le primarie, continua. Il pubblico applaude convinto la militante, freddo verso lo scrittore.

E’ successo ieri sera alla Notte Democratica, incontro convocata in vista delle elezioni comunali del 2011 da Pippo Civati e Carlo Monguzzi al circolo Pd di Affori “Gino Giugni”, vecchia sede Pci, sedie in ferro blu, zanzare assassine e cucina da festa dell’Unità. (Un centinaio i presenti secondo Repubblica, quando sono arrivato ce n’erano un po’ meno). Monguzzi chiama tutti «Compagne e compagni», qui nessuno si offende. I fioroniani non si spingono ad Affori. La discussione è andata avanti fino a mezzanotte circa. E’ passato per un saluto anche Giuliano Pisapia, il candidato alle primarie della sinistra radicale. I democratici presenti lo hanno accolto bene. Tutti a fargli i complimenti. «Pisapia è un ottimo candidato», «una persona per bene», «bravo», «capace». L’avvocato poi ricambia lodando la pasta preparata dai compagni e dicendo che lui vuole parlare con tutti, unire e non dividere. Davide Corritore sta seduto in un angolo alle sue spalle, si sventaglia con un piatto di plastica.

Tra i più applauditi del dopocena c’è il segretario provinciale Roberto Cornelli, il sindaco di Cormano, non molto distante da Affori. Risveglia l’orgoglio democratico. Promette che le primarie si faranno. Soddisfazione generale. Chi sarà il candidato Pd? Su questo Cornelli non dà lumi.

Poi tocca al consigliere comunale Corritore. Illustra le iniziative del laboratorio coordinato da lui: Change Milano. Tutte proposte fighissime: banda larga, nuova finanza civica, rete civica alimentare, un agenzia di microcredito per i giovani. La domanda è: ma questo splendido programma di chi è? Un regalo del Pd a Pisapia? Sarà Corritore stesso a candidarsi? Non si capisce. Il consigliere comunale dice che quest’occasione per il centrosinistra milanese è «come il rigore per il Ghana all’ultimo minuto. Il riscatto per un intero continente». Qualcuno fa gli scongiuri: il turno poi lo hanno passato gli uruguayani.

A proposito di penalties, intervengono pure i ragazzi di 11 metri (qui la descrizione dell’associazione). Una ragazza dice che «Ieri da Pisapia si respirava l’aria che c’era nella mozione Marino». Ora è Civati, memore del 13% raccolto dalla mozione di  cui faceva parte, a fare gli scongiuri. Ad inizio sera Biondillo gli dice «Tu sei un cazzo di milanese, altro che cityuser». Lui nicchia, l’obiettivo stasera era chiedere le Primarie, ha proposto anche una data: «10-10-10». A ottobre mancano meno di tre mesi, la calda notte democratica del 13 luglio si chiude con le conclusioni di Monguzzi e l’evocazione di una spaghettata.


Il decreto “ad paninum” salva La Destra lombarda. “Da noi lievi irregolarità. Gli altri invece…”

Roberto Perticone, segretario La Destra Lombardia

(pubblicato su La Sestina)

Salvati dalla norma “ad paninum”. La Destra lombarda festeggia. Il decreto interpretativo varato venerdì dal Governo per ora non ha portato alla riammissione del Pdl romano, escluso per via dell’ormai celebre “panino” del delegato Alfredo Milioni. Il provvedimento ha avuto però un’altra conseguenza, non si sa quanto prevista dagli estensori. Il primo comma dell’articolo 1 rimette in gara la lista lombarda del partito di Francesco Storace. Il responsabile regionale, Roberto Perticone, non nasconde la soddisfazione: “Finalmente possiamo partire con la campagna elettorale”.

La Destra era stata subito esclusa dal voto del 28 e 29 marzo. Mancavano quattrocento certificati elettorali. “Quattro comuni si erano rifiutati di darci i documenti necessari”, si difende Perticone. Si trattava degli Uffici di Milano, Lainate, Motta Visconti, Robecco sul Naviglio. Ma ora hanno avuto il tempo di presentare tutta la documentazione necessaria. Anche grazie al decreto. “La nostra era un’irregolarità lieve rispetto alle altre, non per fare polemiche”, dice Perticone. Si riferisce al listino Formigoni? “Ora siamo alleati”.

Così La Destra farà il suo debutto sulla scheda elettorale delle Regionali. “La prima volta con Formigoni”, ricorda il segretario. La settimana scorsa le cose sembravano mettersi al peggio. La corte d’appello aveva escluso il centrodestra.  “Abbiamo provato l’ebbrezza di due ricusazioni in una volta sola. Sono stati momenti di disperazione”, ricorda Perticone. Poi è arrivato il decreto.

Il testo parla chiaro: il rispetto dei termini della presentazione delle liste “si considera assolto quando, entro gli stessi, i delegati incaricati della presentazione delle liste muniti della documentazione hanno fatto ingresso nei locali del Tribunale o della Corte d’appello”. A Roma il Pdl si era difeso dicendo proprio che i loro rappresentanti erano presenti prima del termine ultimo fissato a mezzogiorno. Il comma in questione poteva aiutare la candidata Governatore Renata Polverini. Per ora non è andata così. Gioisce invece Perticone a Milano, nei suoi uffici di via Oglio 3: “E’ giusto che ci sia un’interpretazione elastica in funzione di una logica. E qui la logica c’è. Adesso siamo felici di poter partecipare”.

Ora non c’è più tempo da perdere. “Siamo indietro, stasera lavoriamo all’agenda”. La corsa è tutta su Milano, nelle altre province “la fiamma” non sarà presente. Ma nei prossimi venti giorni tutto è possibile. Perticone ci crede: “C’è delusione negli elettori di centrodestra, potrebbero esserci degli spostamenti di voto” Obiettivi? “Il 2% sarebbe un risultato enorme”.